che sistema è un sistema che pensa l’arte in maniera proprietaria?
la creazione è incessantemente sulla soglia di:
stiamo pensando queste cose insieme, le sto scrivendo io ma le sto dicendo a te, che ne facciamo? cos’è mio e cos’è tuo? cosa significa dire che è nostro?
pensi davvero che qualcosa possa appartenermi o appartenerti o anche appartenerci?
quando esprimo qualcosa, sento che sta uscendo da me e poi, anche volendo urlando sbraitando, non posso riprendermelo: è fuori.
fondamentale il momento in cui perdo i pezzi, scivolo da una cosa all’altra e non so fare la sintesi di ciò che è avvenuto.
(da te sto imparando che devo stare proprio lì, nel mezzo delle cose di cui non si può fare la sintesi. è difficile e bellissimo, tutto nuovo)
restano tracce, sensazioni, odori, temperature che cambiano, tocco che varia continuamente, tocco con lo sguardo con le mani con tutto il corpo.
e poi, cosa si intende quando si dice: tutto il corpo?
e se il sistema che pensa l’arte in maniera proprietaria è lo stesso sistema che ci chiede di essere tutte d’un pezzo, allora questa è un’ode a perdere pezzi.
