Come si tocca la musica?
Come si abbatte quella distanza tra un corpo danzante e un corpo sonoro, senza che uno sia sommerso completamente dall’ altro (che tanto la musica vince sempre)?
Conoscere e farsi delle domande per trovare lo spazio giusto in cui muoversi, ma prima ancora stare fermi e aprire le orecchie facendo viaggiare il suono per tutti i cunicoli della nostra percezione.
Durante questa settimana con Dan Kinzelman ho scoperto che ho una voce, che sento gli armonici, che la musica scrive il mondo geograficamente, che il ritmo è ovunque, che il mondo delle forme musicali è vastissimo e a volte incomprensibile.
Fuer Elise di Beethoven è un Rondò che fa ABACA esattamente come every breath you take dei Police che fa AABACABA e così, ancora una volta, Wittgenstein rientra dalla finestra dei miei pensieri e mi suggerisce che la forma logica di raffigurazione resta invariata sempre, in tutte le forme d’arte, anche se poi anche lui stesso si è scollato da questa idea ISOMORFICA (ISOMETRICA?) del mondo.
Poi con Francesca Foscarini abbiamo trasformato il rondò in una composizione coreografica collettiva. Ognuna di noi ha coreografato un pezzettino. Io mi sono lanciata in un esperimento che, come sempre, cerca di mettere insieme canali diversi: la parola, la spiegazione logico razionale di un vissuto e il movimento, l’esperienza corporea di un mondo. Ho scoperto anche che prendere decisioni chiare molto velocemente è possibile. Soprattutto se sono implicate altre persone.
In mezzo ci passa la vita.
Sento una necessità di cucitura profonda di qualcosa che è stato spaccato all’origine. Così ho deciso di portare l’elemento sonoro anche dentro la mia ricerca: che sia qualcosa che possa fare da tramite alla memoria come il contemporaneo sta all’intempestivo. Forse un registratore a nastro con audiocassette e microfono? Come quando ero piccola e andavo a intervistare persone, giocattoli, animali e piante.
Ho bisogno di imparare a parlare di più con la voce e di uscire da una schematizzazione del mio corpo che al momento è fatto troppo così:
due gambe
due braccia
una testa
un bacino
e troppo poco così:
pori d’ aria, catena vertebrale del giurassico, colonna verbale*, corde vocaboli* , bacino ad acqua, trapassare nell’architettura, espansione della nuca, presente del passato, presente del futuro, presente del presente, arterie materie…
il difetto diventa un dato di-fatto da cui partire per creare un vocabolario sempre più ricco e leggibile e scavare una via di uscita fuori da sé, è un processo di costante avanzamento in rewind.
forma di SWYAWYA: ABACDA : ISOMETRIA/SPARIZIONE – VERITà DEL PESO – ISOMETRIA/SPARIZIONE- CODIFICAZIONE- OSMOSI – SPARIZIONE
*parole inventate da Matteo e condivise con me la notte prima del suo esame di diploma.


