Durante questa settimana è stata data l’opportunità a ciascun partecipante di giungere all’elaborazione di un proprio iniziale lavoro coreografico partendo dagli spunti delle lezioni sulla MUSICA (tenute la mattina) e da altri concetti chiave come ORGANICITÀ e GRADI DI SEPARAZIONE che hanno permesso di ampliare, complessificare, stratificare, e dare nuove prospettive ai propri progetti.
Innanzitutto, per iniziare a creare una struttura coreografica ci siamo rifatti alla lezione sulla musica classica. Nello specifico, essa è composta dalla seguente struttura:
A. Esposizione: Tema I —> Ponte —> Tema II —> Coda/Codette
B. Sviluppo: Sviluppo temi I-II —> Ponte
A. Ripresa: Tema I —>Ponte —> Tema II —> Coda
Da questa struttura, ci è stato chiesto prima di scegliere due temi e di metterli nel corpo, successivamente di unirli attraverso un ponte e poi di creare uno sviluppo. In seguito, sono stati visti i lavori singolarmente ed è emerso che la parte del ponte risulta essere la più complessa: spesso manga organicità sia nelle singole parti sia nel passaggio tra un tema e l’altro. Inoltre, in alcuni casi prevaleva di più il ponte che i temi facendo così risultare il ponte un terza tema piuttosto che un passaggio. Quindi Franca ha proposto due pratiche sul costrutto dell’organicità, che poi sono state applicate ai nostri lavori per vedere se e come cambiavano:

  1. Pratica con la fitball: Prendere una fitball e appoggiarsi prima con la schiena e poi con la pancia e, per ciascuna posizione, sperimentare un movimento oscillatorio. Successivamente, provare a passare dalla schiena alla pancia (e viceversa) ponendo l’attenzione sull’organicità del passaggio. Infine, alternare l’organicità al virtuosismo.

Osservazioni: Cosa significa organicità? E Virtuosismo? Come portare queste scoperte e possibilità del corpo all’interno di una struttura coreografica? L’organicità consente di non fare fatica, di essere fluidi nei passaggi, delicati e scomposti, senza cesure, tagli netti e senza caos, o meglio, l’organicità consente di evitare le “catastrofi” (cata= tagliare) e, invece, permette di creare quel caos che poi da una struttura, un ordine ed un significato al nuovo sistema costruito.

     2. Pratica del Bastone: Prendere un bastone in bambù e sperimentare il passaggio da una mano all’altro (è la mano che va a prendere il bastone o viceversa?); poi mettersi a coppie e, attraversando la stanza, passare il bastone dalla propria mano a quella del proprio compagno; in seguito, passarlo dalla mano destra a quella sinistra e porlo al compagno; praticare il passaggio precedente, ma a tre.

Osservazioni:
– Perché quando facciamo una cosa semplice ci blocchiamo e facciamo poco, mentre quando complessifichiamo l’esercizio sembra tutto più semplice e il corpo è più danzante e organico? Il gesto semplice è un gesto che racchiude tutto, è chiaro, con poco ci dice tanto e pertanto permette di arricchire e complessificare il dialogo. Non bisogna farsi spaventare da esso, dobbiamo entrare subito nell’esercizio mettendo in campo tutto il proprio bagaglio.
– L’organicità ha a che fare con il TIMING: sono inseparabili e l’uno dipende dall’altro.
– Il passaggio è ciò che permette anche la dinamica.

Scoperte: Il timing lo voglio definire come il “trovarsi al momento giusto nel posto giusto”, ossia è quel momento e quella posizione specifica di ogni singola parte del corpo che consente di rendere sia il corpo sia il passaggio, organico, fluido e privo di sforzo o cesure. Ma se solo si arriva un micro millesimo di secondo prima o dopo o sia ha una parte del corpo spostata di pochi millimetri, il “gioco” non funziona più, rendendo così meno semplice e meno efficace quella trasmigrazione del corpo e della composizione.

Franca ha anche proposto una pratica particolare che permette di arricchire, ampliare, stratificare la propria struttura e la propria idea coreografica.

        3. Pratica dei gradi di separazione: Esiste una teoria secondi cui tra noi e gli altri esistono sei gradi di separazione. Riprendere un proprio lavoro su cui si stanno spendendo le energie; scegliere una musica (noi avevamo deciso di utilizzare “Questi Vaghi Concenti” di Monteverdi) e analizzarla. Successivamente applicare la teoria dei gradi di separazione e individuare i gradi, i livelli che separano il nostro lavoro dalla musica. Infine, provare ad applicare fisicamente questi livelli nel corpo.

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