Pratica dell’idillio (in gruppo)

Il lavoro prosegue sulla precedente linea di ricerca, un movimento viene generato senza una spinta razionale e dalla costante ripetizione di tale movimento osservo gli avvenimenti introspettivamente. Questi si susseguono nella mia mente con immagini di richiamo naturale, mi figuro in diversi luoghi (boschi, spiagge, cumuli di terra…) e li esploro. Il movimento dà origine all’immaginario.

Ogni membro del gruppo, ad occhi chiusi, trova una posizione comoda in cui poter sostare per lungo tempo.
Si effettua un movimento a scelta fatto di un’andata e un ritorno o in senso circolare che ritorni sempre al punto di partenza.
Successivamente si aggiunge un nuovo movimento in coda al primo o si sviluppa il primo in un nuovo movimento.

Osservazioni: spesso è stata data attenzione alle meccaniche del corpo, alle parti interne del corpo. La creazione di un ritmo fra primo e secondo movimento ha reso lo sviluppo di un luogo immaginario più semplice. Alle volte nell’introspezione non si creavano immagini di ispirazione naturale perché la persona non ha l’abitudine concreta di trovarsi in luoghi non influenzati dalla presenza artificiale/urbana.

 

Pratica con Matteo De Blasio – Il corpo come materia inorganica

Considerare il corpo umano come oggetto, come mi relaziono ad esso? Cosa posso fare ad un oggetto, come posso agire su di esso?
Creare una relazione considerando l’altro come oggetto inorganico genera inevitabilmente dei controsensi e definisce nel corpo dell’oggetto delle zone sensibili. Abbiamo definito le successive zone: pancia, piedi, genitali, sedere, viso.

Divisi a coppie, uno si approccia all’altro usandolo come oggetto, si può stringere, accarezzare, picchiettare, leccare, girare, torcere, soppesare…

 

Pratica dell’acquario di Giovanni:

pratica di gruppo distinta dal tratto immaginativo. Lo spazio è come un acquario, si immagina l’acqua entrare dall’alto, lentamente e progressivamente si alza di livello e copre i piedi, per poi passare alle caviglie, alle gambe fino a coprire interamente il corpo che rimane sommerso. Il corpo ricrea la percezione del contatto e dell’immersione in acqua stimolando così le qualità di movimento della situazione.

Una volta abituato alla sensazione dell’immersione in acqua posso anche spostare quest’ultima con i miei movimenti e influenzare le azioni degli altri.

OSSERVAZIONI:

  • non sempre le indicazioni erano chiare a specifiche, questo ha portato ad una maggiore vaghezza nelle azioni del gruppo
  • le reazioni all’immersione sono state molto differenti nel gruppo, l’immaginario del contatto con l’acqua è stato efficace solo con alcuni di noi
  • la vaghezza delle indicazioni ha dato libera interpretazione a moltissime possibilità d’immaginazione

Parole chiave: densità, acquario, azzurro, vetro, immersione

 

Pratica del permafrost di Elena:

vengono fornite cinque date: 1990, 1998, 2001, 2010, 2018. Per ciascuna di esse si associano cinque parole inerenti a fatti personali o elementi esterni ma inerenti a quello specifico anno ——> Ad occhi chiusi si attraversa la stanza da un punto A ad uno B mentre Elena elenca le date dette prima. Durante la pratica Elena introduce una sesta data a sorpresa.

OSSERVAZIONI:

  • l’elemento a sorpresa ha destabilizzato la prosecuzione della pratica, la data specifica e la musica utilizzata in quel momento mi hanno fatto cambiare totalmente la visione della pratica facendo riaffiorare brutti ricordi, ho vissuto le date successive in modo diverso da come le avevo prefigurate
  • con l’elemento a sorpresa le ultime date hanno preso un’inaspettata vitalità e una presenza attiva che ha influenzato le mie azioni, mentre quelle precedenti erano più distaccate, lontane e finite. Con la data a sorpresa il corpo si è immobilizzato senza sapere come proseguire, ho dovuto creare strategie nuove per culminare il percorso fino all’arrivo
  • l’impossibilità di raggiungere il punto B prestabilito è stato un altro fattore che ha contribuito, insieme alla data a sorpresa, a rendere la pratica più profonda e carica di significati

Parole chiave: memoria, percorso, spaesamento, viaggio.

 

Pratica del deserto di Giacomo:

Giacomo fa da narratore e ci guida in una pratica immaginativa che rievoca un ambiente desertico. Dapprima ci muoviamo in sincrono con dei movimenti suggeriti da Giacomo, questi ci portano a terra dove inizia la narrazione vera e propria, utilizzando immagini quali la sabbia e il vento. Ci si sposta nello spazio arricchiti da queste immagini fino a raggruppare i corpi in un tutt’uno che porta alla conclusione della pratica.

OSSERVAZIONI:

  • per quanto l’immaginazione del narratore sia chiara è improbabile che presentandola in forma narrativa questa appaia chiara ai movers, il risultato fra aspettative e realtà è sfasato

Parole chiave: deserto, unità, immaginazione, narrazione

 

Pratiche del corpo inorganico di Matteo de Blasio:

nel corso delle pratiche di Matteo abbiamo sperimentato l’utilizzo di una prospettiva inusuale riguardante il corpo, decontestualizzandolo in diverse situazioni e maniere con l’obiettivo di trattarlo come materia inorganica. Le pratiche si sono composte in maniera differente:

  1. quali azioni possono essere effettuate su di un corpo? Fra le altre abbiamo trovato le seguenti: accarezzare, stringere, mordere, strofinare, pizzicare, lanciare, leccare, annusare, graffiare, soppesare, rompere ecc. abbiamo provato ad abbicare dunque queste azioni sui nostri corpi lavorando a coppie e in trii
  2. uso della voce: abbiamo sperimentato l’uso della voce per creare suoni che non avessero un senso compiuto riconoscibile, in seguito abbiamo applicato tale processo alle relazioni fra i nostri corpi dove a gruppi di quattro utilizzavamo sugli altri le azioni descritte al punto 1, ultima caratteristica era l’esasperazione di tali azioni aumentando la velocità.
  3. la stanza e gli oggetti: abbiamo sperimentato le azioni del punto 1 sugli elementi della stanza (muri, sedie, pianoforte, impianto stereo, ringhiere…) e ad occhi chiusi ad usare oggetti e corpi umani in modo non convenzionale

OSSERVAZIONI:

  • ci sono delle zone più delicate del corpo da vedere come inorganiche, il più delle volte sono le zone erogene
  • nella pratica del punto 2 le possibilità di utilizzo del corpo sono passate ad un livello superiore, concedersi la libertà di agire in modo non convenzionale ha permesso di allargare il margine d’azione all’interno del concetto di limite
  • utilizzare i corpi e gli oggetti come inorganici o al di fuori della loro utilità mi ha indotto a rivalutare questi come materia nuova, come se fossi un bambino. Senza pormi domande o ragionamenti agivo sulla materia per sperimentare in tutti i modi il suo utilizzo, finché non trovavo quello che mi aggradava di più

Parole chiave: inorganico, azione, non convenzionale, limite

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