Giorni di condivisione della propria ricerca e messa in pratica di quest’ultima per avere un feedback e una possibile evoluzione.
PRATICHE:
1) Pratica dell’idillio (Lorenzo M.)
La proposta di Lorenzo Morandini, per la sua ricerca, è stata quella di mettere in atto un gesto ( con un inizio e una fine ben precisi) che si ripete sempre uguale nel tempo fino alla conclusione della pratica, susseguito da un’aggiunta di un secondo movimento che nasce dalla modifica del primo o da un senso di quiete che rimandasse a una creazione di ambiente naturale. Il lavoro va fatto ad occhi chiusi per permetterci di entrare in un certo tipo di immaginario.
OSSERVAZIONI :
La ripetizione del movimento non è mai uguale, le immagini che nascono modificano il ritmo e l’intensità del gesto.
Il primo movimento mi ha portato alla visualizzazione di diversi materiali(roccia, legno, ferro)
il secondo movimento, evoluzione del primo, mi ha portato ad un luogo preciso ( spiaggia con falò)
SCOPERTE:
Mi sono domandata e ho giocato su quale fosse l’origine di questi gesti e se fossero questi a farmi immergere in uno specifico ambiente idilliaco o se fosse l’immersione nel “paesaggio” a farmi creare il gesto.
PAROLE CHIAVE:
Paesaggio ,immagine, gesto, ripetizione, origine
2)Pratica dell’acquario (Giovanni Careccia)
A partire dall’aspetto reale della stanza cerco di entrare nell’aspetto immaginativo dell’acquario .
L’H2O entra dall’alto con una certa gradualità e sommerge il corpo.
Come si comporta il corpo in contatto con l’acqua?
OSSERVAZIONI:
-Come si comporta il corpo in contatto con l’acqua?
-definizione chiara dello spazio vs indefinitezza del corpo dei partecipanti
-L’immagine chiarisce o porta alla vaghezza?
SCOPERTE:
In alcuni momenti sono riuscita a percepire la sensazione di bagnato dell’acqua grazie alla gradualità con cui Giovanni conduceva il corpo ad entrare in contatto con essa.
PAROLE CHIAVE:
H2O, densità, sommersione, gradualità, pressione.
3)Pratica di spazio – tempo “PERMAFROST” ( Elena Sgarbarossa)
La pratica si inizia in prossimità di una parete e si deve finire in un punto opposto della stanza rispetto a quello di partenza.
Durante questo percorso spaziale, che avviene ad occhi chiusi, se ne percorre uno temporale ( anni 1990-1998-2001-2004-2010-2018).
Ogni data che Elena ci propone risveglia nel nostro corpo un ricordo, rispolvera la nostra memoria. Rivivo quel ricordo, ritorno ad esso.
OSSERVAZIONI: Funzionale la partenza vicino ad una parete in quanto punto certo e stabile che va a contrapporsi con l’incertezza del percorso.
PAROLE CHIAVE:
Tempo, ricordo, memoria, percorso.
4 )Pratica sull’inorganicità di Matteo De Blasio:
A coppie proviamo a considerare il corpo del proprio compagno come INORGANICO, come un oggetto che posso:
-grattare, mordere, lanciare, picchiare, accarezzare, sollevare, pizzicare, stringere, annusare, strizzare, agitare, suonare, strofinare…
OSSERVAZIONI:
Nel tentativo di manipolare il corpo del compagno come oggetto siamo arrivati alla conclusione che ci sono grandi e diversi LIMITI. Ci sono punti del corpo che ci fossilizzano in quanto punti fragili e intimi che rimando all’umanità. Come superare queste ZONE “sensibili” ?
è possibile trovare il piacere NELL’inorganico? È possibile trovare il piacere DELL’inorganico?
SCOPERTE:
come e quanto un corpo inorganico/ oggetto può influenzare un corpo organico?
PAROLE CHIAVE:
Inorganico, organico, plasticità, limiti
5)Pratica del deserto di Giacomo:
Creazione di un immagine collettiva che inizia con un gruppo che si muove in unisono con movimenti predeterminati (prologo), prosegue con un disfacimento di quest’ultimo (svolgimento) per concludersi con un concetto di singolo(fine). Distruggere un corpo per ricostruirlo.
OSSERVAZIONI:costruzione drammaturgica della pratica: sorta di tentativo di creare con i corpi una scenografia .
Come l’immaginazione può informare un corpo?
SCOPERTE:
L’elemento immaginativo per essere funzionale deve essere specifico.
PAROLE CHIAVE:
deserto, narrazione, drammaturgia, narrazione, gruppo, singolo, immagini.
