SETTIMANA DI CONDIVISIONE CON DANIELE NINARELLO, MARCO D’AGOSTIN E FRANCA FERRARI

PRATICHE DI DANIELE NINARELLO
1. Pratica sulle Libere associazioni: partire da un gesto e stare in quella condizione. Cambio gesto quando sento che si produce un’associazione istintiva con il gesto precedente. Non posso produrre un gesto pensato, ma solo quello che mi suggerisce il corpo in quell’istante. Passaggio da un gesto all’altro graduale nel tempo sino a raggiungere la massima velocità.

Parole chiave: istinto, associazione, stare.

Osservazioni:
– Nella velocità rispetto che nell’attesa, il pensiero agisce meno, il corpo è più intuitivo e le associazioni sono più vere, spontanee, pure, istintive, libere dal pensiero e non premeditate.
– Il corpo senza una mente che premedita è più saggio, limpido, chiaro, vero.

2. Pratica Dagli oggetti al corpo per costruire paesaggi: c’è un “magazzino” in cui vi sono oggetti di diverse forme, colori e consistenze; e poi c’è uno spazio completamente libero. Porre gli oggetti nello spazio creando molteplici paesaggi che cambiano e si modificano costantemente: tolgo, metto, sposto, giro, riposiziono, sovrappongo, incastro, scompongo e ricompongo, etc. Agisco in qualsiasi modo per creare continuamente nuovi paesaggi. Pian piano sostituisco gli oggetti con i corpi.

Parole chiave: paesaggi, attenzione, visione esterna, gioco, spontaneità, pensiero divergente, creatività, disegno, architettura, dettagli, istinto e intuito, armonia vs. disarmonia.

Osservazioni:
– Darsi la possibilità di ritornare bambini, giocare, fantasticare, godere, guardare lo spazio, gli altri e gli oggetti con lenti diverse.
– L’esercizio mette in quella condizione di accendere e “solleticare” sia il pensiero divergente sia la creatività: ciò permette di sentirsi liberi e di uscire dagli schemi.
– Difficoltà a mantenere alta l’attenzione non solo verso ciò che vedo lì nell’immediato, ma anche verso ciò che accade intorno.
– In che modo veniamo investiti dalle cose che ci appaiono? Tutti i sensi vengono attivati e cooperano per attivare l’istinto e creare associazioni tra le persone.
– Possibilità e necessità di vedere dall’esterno la situazione per produrre associazioni, per fare scelte e per affermare, ma non in modo fascista, bensì funzionale alla situazione in quel preciso momento.
– Come guardo? Come oggettivo? Come scelgo?

3. Pratica Della mappa: selezionare massimo 10 parole relative al proprio lavoro e scrivere ciascuna su un foglietto. Poi disporre i foglietti costruendo una mappa seguendo un pensiero logico. Questa costituirà la traccia della propria pratica o del proprio progetto coreografico. Poi consegnarla ad un possibile interprete e vedere come la legge, se riesce a cogliere i passaggi logici, se ha dei gap, delle difficoltà, se la ribalta o modifica i passaggi.

Parole chiave: logica, intuito, sconvolgimento, mappa, connessioni, alternative, costruzione.
PRATICHE DI MARCO D’AGOSTIN
1. Pratica In quattro step: pratica organizzata in quattro step: 1) vibrazione del corpo per 10 min.; 2) saltellare per 10 min. con le braccia piegate verso l’alto e i con i pugni ed emettendo un suono lungo e continuo con la vocale “O” cercando di sintonizzarsi con il gruppo. Guardare i componenti del gruppo; 3) mantenere le braccia alzate e piegate con i pugni ma cercare la stasi per 10 min. ritornando su se stessi; 4) ritrovare lo sguardo degli altri e per 10 min. portare il corpo come se fosse in un dirupo ripercorrendo le tappe precedenti.

Parole chiave: io, l’altro, fatica, sudore, suono, corpo, stasi, movimento, vibrazione, saltello, dirupo.

Osservazioni:
– Lo sguardo degli altri diventa necessario e fondamentale quando non ce la fai più perché di da quella carica e quella energia per cercare di non formarti e di andare avanti.
– Il terzo step è stato quello più faticoso: le gocce di sudore che uscivano da qualsiasi poro e scorrevano lungo il corpo, il dolore delle braccia alzate, cercare di mantenere il corpo totalmente fermo dopo averlo mosso e agitato per tato tempo.
– Nel terzo step, nonostante fosse richiesto di ritornare a sé, si cercava lo sguardo e il sostegno dell’altro per trovare energia e forza.
– È sempre interessante portare il corpo all’estremo e vedere come nella fatica si gestisce, quali soluzioni trova e da dove prendere le energie per andare avanti cercando di superare i limiti, le fatiche, le difficoltà e le frustrazioni.

2. Pratica Dello sparo: tutti i partecipanti sono seduti disposti su una linea. Due entrano in scena, fissano lo sguardo di uno degli spettatori seduto sulla linea, caricano la miccia e poi sparano con il corpo quando sentono che è il momento reale dello sparo .

Parole chiave: tensione, attenzione, sguardo, sparo, miccia

Osservazioni:
– Andamento altalenante di carica e scarica. Difficoltà a trovare il momento giusto per sparare.
– Cosa significa caricare attraverso lo sguardo dell’altro?
– Come mantenere costante la carica?
– Come ricaricare quando si sente uno spegnimento?
– Com’è il mio corpo quando è davvero pronto per sparare?

3. Pratica Dello scarto degli oggetti: 1) prendere tutti gli oggetti che abbiamo portato con noi quel giorno. Posizionarli in un punto della stanza in modo che siano ben visibili e distinguibili. Tutto il gruppo va a vedere le opere di ciascuno come se fossero dei visitatori in un museo; 2) dalla propria “opera” scartare gli oggetti e mantenerne solo 10. Scrivere un breve estratto di ciò che si vede; 3) posizionare gli oggetti secondo un ordine lungo una linea che parte da un centro. Nel nostro caso c’era un punto centrale e otto raggi che partivano e su ogni raggio erano disposti gli oggetti di ciascuno. Scrivere un altro estratto. Poi, ogni partecipante guarda i raggi degli altri sempre come un visitatore; 4) togliere da un minimo di tre ad un massimo di sette oggetti, modificando così il formato. Rifare la visita, ma questa volta, per ogni raggio instaurare una conversazione su ciò che si vede e, infine, far parlare l’autore sul proprio processo logico.

Parole chiave: oggetti, processo logico, formato, scarto.

Osservazioni:
– Ogni volta che dovevo togliere gli oggetti, ho percepito tanta frustrazione.
– Non ho seguito un percorso logico, non saprei dire come sceglievo, come toglievo, come componevo: tutto è avvenuto “casualmente”, attraverso l’inconscio e le immagini che mi apparivano guardando gli spazi vuoti, le forme e i colori.

4. Pratica di un Semplice movimento in spirale a gruppo: dividersi in due gruppi posti gli uni difronte agli altri. Avere tre punti di riferimento: io, l’altro, il paesaggio. Fare un movimento a spirale molto semplice muovendo il tronco da destra a sinistra e viceversa. Sentire come questo movimento cambia nel corso della durata dell’esercizio.

Parole chiave: durata, negoziazione, io, l’altro, il gruppo, sintonia, sincronia, ricerca.

Osservazioni:
– Interessante è provare a porre attenzione agli occhi e ai frame che essi creano nel passaggio da destra a sinistra e viceversa e a come questo dipende dal corpo e se, a sua volta, lo può interessare.
– Nel mio gruppo, fin da subito, ho percepito che non c’era nessuno che guidava o decideva il movimento, ma c’era una logica sottostante nell’inconscio collettivo per cui tutti contemporaneamente proponevamo e accoglievamo le proposte.
– C’era la libertà di entrare in stati corporei e in pensieri senza giudizio.

5. Pratica del Bendato e del custode: metà gruppo sparso nella stanza. Ciascuno bendato. L’altra metà ha il compito di custodire ciascun bendato cercando di fare in modo che non si scontrino tra di loro o non vadano a sbattere contro gli oggetti della sala. Mettere tante musiche diverse una dopo l’altra e chi è bendato deve danzare liberamente come se fosse un adolescente in camera propria, quindi senza giudizio e senza maschere.

Parole chiave: assenza di giudizio, libertà, assenza di freni, maschera, verità.

6. Pratica sul Formato: ognuno di noi ha pescato un bigliettino con scritti diverse scena della vita quotidiana (conversazione al bar, conferenza prima dello spettacolo, inizio dello spettacolo, fine dello spettacolo, personaggio di una storia, pratica collettiva, caccia al tesoro, ripetizione). In 90 minuti progettare una performance cercando di legare quello scritto sul proprio foglietto al proprio tema di interesse.

Parole chiave: formato, alternativa, associazioni.

Osservazioni:
– Interessante è stato vedere come il proprio lavoro originario potesse totalmente cambiare forma e soprattutto essere visto da un punto di vista diverso, inaspettato e sconvolgente.
Scoperte: darsi l’opportunità di guardare il proprio tema di interesse da prospettive inusuali, che non si considererebbero mai e che magari sembrano apparentemente lontane e incoerenti .

PRATICHE DI FRANCA FERRARI

1. Pratica della Fitball: provare a mantenere il pube attaccato alla palla mentre ci si muove nello spazio prima concentrandosi sugli arti inferiori, poi sugli arti superiori e, infine, sul concetto di densità. Riportare queste sensazioni nello spazio muovendosi senza palla.

Parole chiave: equilibrio, densità, trasmissione, fluidità, organicità, percorso, timing, gioco, spirale, universo, mappamondo.

Osservazioni:
– Lavorare con la rotondità della palla, la sua elasticità, il suo appoggio permette di sentire il corpo come tondo, pieno, modellabile e malleabile.
– Quando non si lavora con la palla, ma si mantiene il concetto di densità , il corpo sposta lo spazio come se stesse spostando qualcosa e i muscoli sono in costante tensione. Non c’è rilascio, no “flacidità”, ma c’è tensione e forza costante che rendono il corpo vivo e pulsante.
– Il concetto di densità mi ha portato la maggior parte del tempo in una dinamica lenta: come riuscire, invece, a produrre e mantenere la stessa forza, tensione e densità muscolare anche nella velocità o in altre dinamiche?
– Nella tensione e nella forza, vi sono delle parti del corpo che sono rilassate e/o rilasciate (intendendo “ril-assare” come lasciare sul proprio asse; mentre “ri-lasciare” come lasciare andare)? Forse nelle dinamiche più veloci, le tensioni devono essere alternate a parti più rilassate o rilasciate?

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