VAV
idea e danza Paola Ponti
musiche Giulio Escalona
immagini Paola Ponti
produzione DanceMe (PeryPezye Urbane) con il sostegno del Mibac
VAV nasce come idea di progetto condiviso, che necessita di una rete di collaborazione, di fruitori esterni che interagiscono con la piattaforma DanceMe, per alimentarsi e strutturasi.
Questo scambio non è mai stato attivato, e quindi VAV nasce in realtà da un progetto fallito, e dal dover ritrovare una sua nuova dimensione, sola.
VAV diviene così un esercizio sulla caduta, la caduta di un evento in quello successivo.
VAV è lo spazio che sta tra le cose, che congiunge un evento al successivo, e al precedente da cui ha origine. Forse per la mia recente esperienza, trovo questo movimento molto vicino a quello della maternità, al movimento in avanti della vita. Ogni madre è anello di una catena di madri e di padri che ha mosso in avanti la vita.
«La lettera VAV, che in ebraico significa “gancio”, è l’archetipo della congiunzione: essa unisce concetti molteplici ed anche opposti, ed ha la forma di un gancio. Unisce le parole per formare frasi, unisce le frasi per formare paragrafi, unisce i paragrafi per formare capitoli ed unisce i capitoli per formare libri. La VAV implica relazione tra eventi e continuità tra generazioni».
Paola Ponti è danzatrice, coreografa, insegnante, Danzeducatrice (diplomata nel 2011 presso Mousikè), panificatrice, e in alcuni casi utilizza anche il video come strumento coreografico.
Collabora con cuochi, osteopati, esperti di linguaggio e suono, di somatica e medicina cinese, sempre cercando nuove intersezioni e punti di vista per la ricerca artistica nell’ambito dei linguaggi della performing art e della danza contemporanea.
Membro della Compagnia IRIS dal 2004, e Studio28 Dance Factory (MI) dal 2010. Da dicembre 2016 a gennaio 2018: formazione IDME Infant Development Movement Educator , programma BMC® (educatore del movimento in età evolutiva), presso Bordeaux e Grenoble (Francia). Nel 2015 realizza il video “What Space Does Not Remeber”, proiettato al Festival Espressioni 2016 e Tipperary Dance Platform (Ireland). Nel 2014 Paola partecipa in qualità di Guest Mentor al progetto di residenza artistica internazionale Dance OMI (New York), danza al “2014 Fall Festival al Clarice Smith Performing Arts Center (Maryland, USA)” in “Groove” diretto da Stephanie Miracle, e conduce come guest artist un laboratorio coreografico presso The Clarice Smith Performing Arts Center, University of Maryland. Nel 2013 partecipa al Festival Monoplay (Zadar, Croazia) con il solo “UMANO (legami riusciti)”, e crea con Valentina Caggio “Misaccordi”, produzione Accademia Perduta.
Dal 2011 le compagnie Iris, In_Ocula e Menoventi organizzano a Faenza WAM!, festival dedicato alle arti performative contemporanee (wamfestival.org), E’ finalista GD’A 2011 con il solo Zolfo. Dal 2010 collabora con Perypezye Urbane di Milano al progetto DanceMe.org, per quale crea il solo I Pong in collaborazione con Isobel Blank e Giulio Escalona, e diversi contributi video. Si diploma nel 2008 presso SEAD (Salzburg Experimental Academy of Dance), preparando con Keren Levi il solo The bottom line (…I sleep a little dream).

a seguire
per “Appunti coreografici di INCUBATORE C.I.M.D” nei chiostri del Teatro Fontana
Tra 2000 e 6000
di e con Giovanni Careccia
Chiara, fresca e dolce…
…oscura, cupa e devastante.
Positiva o Negativa?
Simbolo mitologico
Sessualità
Religione
Femminilità
Perdita
Tempo, distanza, profondità.
Israele
Giappone
Metallo
Bronzo
Zona Batipelagica
Fossa Oceanica
Buio
Luce
Acqua
Da sempre l’acqua ha avuto un rapporto fondamentale con la sacralità; è un tema comune a tutte le mitologie, da quella sumera a quella orientale, ed è particolarmente presente nella Bibbia.
L’Acqua, insieme all’Aria, alla Terra e al Fuoco, è uno degli elementi fondamentali della Natura, del mondo in cui viviamo. È qualcosa che abbiamo sempre a disposizione: da quando ci laviamo al mattino, a quando la beviamo a tavola, a quando la usiamo per lavarci i denti la sera; è sempre dunque a portata di mano e, assieme agli altri tre, un elemento della cui presenza quasi non ci accorgiamo a meno che improvvisamente venga a mancare per qualsiasi motivo. Siamo composti per lo più di acqua, senza acqua non sopraviveremmo, né noi né nient’altro.
Un tempo non era così: l’Acqua era Sacra, l’Acqua era Divina, aveva un suo senso ulteriore e spesso rituale, la sua intima essenza era qualcosa di profondamente sentito e quindi religioso. Con il passare del tempo l’intera Natura si è desacralizzata, gli isterismi degli ambientalisti o gli allarmismi degli scienziati potranno mutare la percezione che l’umanità ha oggi di ciò che ci circonda.
In un’epoca in cui il mondo riscopre la rarità e l’importanza vitale della Natura, il giovane danz’autore, Giovanni Careccia, si è posto l’obiettivo d’indagare la virtù “divina” di quest’ elemento primario studiando simbolisimi e riti, analizzanzoli attraverso un approccio a tratti scientifico, per giungere ad un primo studio Pop (popolare) di un elemento essenziale per la Vita di ogni Essere.
a seguire
Everything is okay
di e con Marco D’Agostin
suono LSKA
disegno luci Rocco Giansante
movement coach Marta Ciappina
consulenza drammaturgica Kristin De Groot
direzione tecnica Paolo Tizianel – foto e video Alice Brazzit
una coproduzione VAN, CSC/Operaestate Festival Veneto & Dansateliers
con il supporto di inTeatro, Kilowatt Festival, D.ID Dance Identity, C.L.A.P.Spettacolo dal vivo, Teatro Fondamenta Nuove
Aerowaves Priority Company 2016 | Selezione Dancenet Sweden 2016
Vincitore del Teatro Libero di Palermo Prize al BEFestival 2017
«Come creare la stanchezza di uno sguardo? Uno sguardo collettivo, arrendevole, che lasci che le cose si narrino da sole? La risposta che mi sono dato è: creando un corpo iperattivo. Un corpo prismatico, che si faccia carico di tutti gli stimoli del mondo. Un corpo che incarni, in un ritmo forsennato e senza respiro, le iconografie di quello che oggi si manifesta per divertirci, eccitarci, interessarci. Un corpo baraccone, uno spettacolo impazzito, un cabaret implosivo.
Può lo sguardo che accoglie in sé questo corpo cedere il passo a un’amabile stanchezza, e accorgersi finalmente del paesaggio? E quale paesaggio, per questo popolo stanco, finalmente e giustamente stanco». (Marco D’Agostin)
Everything is ok si pone come un esperimento sulla stanchezza del guardare.
Da una parte il performer, che incarna una catena ininterrotta di movimenti, depositando segni, posture e dinamiche che richiamano a loro il vasto territorio dell’intrattenimento, attraversato anarchicamente dalle sue origini ad oggi. È una danza che si vuole efficiente nella propria articolazione anatomica, ma che allo stesso tempo consegna un guardare fragile, un’umana presenza a muoverla.
Dall’altra parte il pubblico, sottoposto a un bombardamento d’immagini che ne vuole testare il limite di sazietà, il personale ma inevitabile tracollo, il momento in cui si rende necessaria la resa, in cui lo sguardo, appunto, si stancherà di guardare.
È su questo fragile terreno di abbandono che si innesta la possibilità di un’apertura del paesaggio, di una lenta espansione dello sguardo, pronto forse ad accogliere quello che finora è stato invisibile: le genti, gli animali, i pianeti, le storie; fossili millenari, restituiti nella loro immobilità, che lasciano in consegna un ultimo compito a questo gruppo di occhi: cosa ci resta da guardare, ora, tutti assieme?
Marco D’Agostin è un artista attivo nel campo della danza e della performance. Dopo una formazione con maestri di fama internazionale (Yasmeen Godder, Nigel Charnock, Rosemary Butcher, Wendy Houstoun/DV8, Emio Greco), ha iniziato la propria carriera come interprete, danzando per, tra gli altri, Claudia Castellucci, Alessandro Sciarroni, Liz Santoro, Iris Erez.
Dal 2010 ad oggi ha sviluppato la propria ricerca coreografica, spesso invitato in progetti internazionali di ricerca (ChoreoRoam Europe, Act Your Age, Triptych).
Ha presentato i propri lavori in molti dei principali festival italiani ed europei (Romaeuropa, OperaEstate Festival, Rencontres Choréographiques de Saint-Denis a Parigi, The Place Theatre in London, Sala Hiroshima a Barcellona per citarne alcuni).
I suoi lavori sono stati insigniti di numerosi riconoscimenti: Premio Gd’A Veneto 2010 (Viola), Segnalazione Speciale al Premio Scenario 2011 (Spic & Span), Premio Prospettiva Danza 2012 (Per non svegliare i draghi addormentati), Teatro Libero di Palermo Prize al BEFestival e secondo premio al concorso (Re)connaissance di Grenoble nel 2017 (Everything is ok). È stato per due volte tra le Priority Company del network europeo Aerowaves.
The Olympic Games, creato in collaborazione con Chiara Bersani, è stato coprodotto da K3|Tanzplan (Kampnagel, Amburgo) e dal progetto europeo BeSpectACTive.Ultimi lavori: Avalanche e First Love.
Marco D’Agostin è uno dei fondatori di VAN, organismo di produzione della danza riconosciuto e sostenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 2015.
RELAZIONE CON IL TERRITORIO/SPORT/IMPRESE
Marco D’Agostin ha alle spalle un percorso da sciatore professionista nelle due tecniche di sci di fondo, lo stile classico e il libero.



