PRATICHE DI CONDIVISIONE CON FRANCA FERRARI, DAVIDE VALROSSO E DANIELE NINARELLO

PRATICHE DI FRANCA FERRARI

Pratica sulla Trasmissione n.2: a) con una fitball attraversare la stanza da una parte all’altra cercando di mantenere il bacino sulla palla senza appoggiarlo a terra; b) mettere in pratica gli stessi principi dell’esercizio sopra, senza la palla e stando al suolo, usando accuratamente tutti gli appoggi non per rotolare, quanto per spostarsi (Attenzione! Per spingere bisogna essere prensili). Far evolvere questa pratica portando il corpo ad un livello più alto provando ad usare una dinamica di continuità. Questo porterà ad una maggiore frammentazione del corpo (Attenzione! Frammentare il corpo non significa spezzarlo). Provare a fare lo stesso in piedi provando a spingere i piedi e il corpo verso parti opposte; c) riprendere la palla e con il bacino a terra lanciare la fitball direzionandola in un punto ben preciso e lasciar seguire il corpo. Decidere, consapevolmente, se far partire prima il baricentro del pallone o se far partire il proprio baricentro. Spazio e tempo saranno diversi; d) Tenendo la palla in mano, lanciarla dall’alto verso il basso (tenendola sempre tra le mani) e vedere la reazione del corpo;
e) Lavorare sul peso di una parte del corpo (come fatto negli esercizi precedenti con la palla), il cui lancio nello spazio genera trasmissione nel corpo e spostamento nello spazio. Nello specifico, usare un braccio e poi le due braccia insieme; f) Usando il principio esperito negli esercizi precedenti, scegliere tra le tre parti del corpo usate sino ad ora (bacino, un braccio, due braccia) e decidere tre movimenti da fare nello spazio all’interno di un percorso preciso. Finito il tragitto, ritornare al punto di partenza attraverso la camminata. Dopo aver provato questo, sperimentarlo all’interno di un gruppo da 6: pian piano accorgersi degli altri, degli spazi occupati e liberi e far accadere le situazioni.

Parole chiave: trasmissione, peso, spinte, spostamento.
Osservazioni:
– Il corpo è spesso un tutt’uno e si assiste ad una scarsa frammentazione. Come mai? Perché, nonostante si                      faccia partire una parte del corpo, il resto non segue come una reale trasmissione? Dov’è il gap?.
– I piedi sono poco prensili.

– Le mani non spingono realmente.
– Difficoltà nella frammentazione e scomposizione del corpo in tutti i suoi livelli.
– A volte non si vede da dove parte il movimento e, infatti, in questi casi non appare la frammentazione.

– Da dove ha origine la fluidità? Quale principio la scatena?

PRATICHE DI DAVIDE VALROSSO

  1. Pratica sulla Cura dell’incontro: a) lavorando a coppie, uno è bendato mentre l’altro agisce sul corpo del primo. Quest’ultimo ha il compito di produrre inizialmente dei piccoli impulsi sul corpo della persona cieca che pian piano diventano sempre più grandi sino a portare quel corpo nello spazio; b) riproporre l’esercizio a) ma in un gruppo da tre: due sono ciechi, mentre il terzo assume il ruolo di “curatore”. Quest’ultimo non ha solo il compito di produrre degli impulsi nel corpo dei bendati, ma l’obiettivo principale è quello di osservare, vedere cosa succede tra i due corpi e far accadere i possibili incontri. Il curatore, dopo aver permesso gli accadimenti, prova a sottrarsi sempre di più e a intervenire solo quando è necessario.
    Parole chiave: far accadere, impulsi, manipolare, sottrarsi.
  2. Pratica dell’Oscillazione: a) dopo un’attivazione generale del corpo, provocare un’oscillazione partendo dai piedi; b) tale oscillazione provoca una rotazione intorno al proprio asse; c) coinvolgere le braccia e il busto; d) indirizzare la parte del corpo che inizia a ruotare ad una persona del gruppo; e) camminare nello spazio e a turno, senza fermarsi, ripercorrere l’esperienza precedente; f) fare la stessa cose del punto precedente, ma ora ci si influenza a vicenda.

Parole chiave: oscillazione, rotazione, asse, indirizzare, coinvolgimento, ripercorrere.

 Osservazioni:
– Corpi fluidi, malleabili, plastici e sinuosi.
– Attenzione al fuori per generare trasmissioni non solo interne di movimento, ma anche esterne e spaziali.
– Produzione costante di movimento. Genesi interminabile di segni e gesti.

PRATICHE DI DANIELE NINARELLO

Pratica del Groove: a) stando in cerchio, partire dalla percezione di uno spostamento oscillatorio da un piede all’altro creando così un groove comune; b) espandere questa oscillazione anche alle braccia percependo il movimento esterno che si genera e la risonanza che di produce; c) modificare i ritmi; d) agganciarsi ai ritmi degli altri; e) attraverso l’esercizio d) ricreare un groove comune.

Parole chiave: groove, oscillazione, sintonia di gruppo, risonanza, percezione.

Osservazioni:
– Nonostante si producano poi ritmi diversi, si mantiene una musicalità sottostante di gruppo che si riesce a percepire e a vedere attraverso le colonne vertebrali.
– Per agganciarsi al ritmo altrui è stato per me necessario osservare il movimento delle colonne vertebrali.
– Difficoltà iniziale a sintonizzarsi con l’altro.
– Attraverso questa pratica si instaura la possibilità di poter costantemente uscire da sé e andare verso e nell’altro e rientrare in sé.

Leave a Reply

Share