MOSTRA “CORPO A CORPO” UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE
Dal 19 al 22 novembre, a noi partecipanti di Incubatore è stata data la possibilità di poter partecipare alla mostra Corpo a Corpo presso l’Università Cattolica Del Sacro Cuore di Milano. Ognuno di noi aveva l’opportunità di scegliere una tra le opere esposte, di lavorare con essa e, nei giorni indicati sopra, creare una performance di tre ore per il 22 novembre dalle 14:30 alle 17:30. Ma il progetto prevedeva anche la presenza di studenti del corso di Beni culturali che potevano partecipare o come osservatori esterni oppure come performer. Io ho avuto la fortuna di scegliere Imperfetta sintesi di stati d’animo dell’artista Cecilia Gioria e di avere al mio fianco una studentessa che ha deciso di partecipare come performer.
L’opera era un libro in cui sono state raccolte le esperienze di attacchi di panico che l’artista ha personalmente vissuto l’anno precedente. Leggendo la sinossi e la descrizione di tutto il lavoro, sono partito da alcune parole chiave, alcune delle quali le ho trovate fondanti il lavoro di Cecilia Gioria, altre erano stimolanti per me. Parole come IMPERFEZIONE, URLA, SEGNI DI AUTO NARRAZIONE, SCATTI, SPILLI, INCHIOSTRO, STRAPPI, PIEGHE, FRAMMENTI, RICOMPOSIZIONI, SPAVENTO, SOFFRIRE, CONFORTARLA, CERVELLO, SMARRITI, DISGRAZIA, REPRESSE, RABBIA, FUGGIRE, NEMICI, ANGOSCIA, DIMENTICHI, L’INFELICE, FRAGILE, ASTRATTO, INFRANGE, ANIMA DANZANTE, RESPIRO E SOGNO sono state alla base del mio lavoro di ricerca e di composizione. Ho voluto indagare tutte queste parole attraverso l’uso delle mani, il dettaglio delle dita, l’intensità muscolare come veicoli di un messaggio.
La pratica di questi intensi giorni partiva da un riscaldamento, creato appositamente, per sensibilizzare le mani, ma soprattutto per prendere estrema consapevolezza di ogni singolo dito e delle diverse sfumature di intensità muscolare che si possono creare lungo un continuum che va dalla debolezza all’estrema forza e rigidità dei muscoli sia del palmo e del dorso sia delle dita. Poi la pratica evolveva cercando di lavorare sui dettagli che le dita intrecciandosi possono creare facendo riferimento alle parole chiave e facendosi influenzare dallo spazio architettonico circostante. Dopodiché, abbiamo lavorato a coppia intrecciando le nostre mani e le dita per creare 10 “lettere” di un alfabeto: esse rappresentano la base per produrre parole e dare vita ad un discorso durante la performance tra me, la studentessa e l’opera. Poi abbiamo lavorato ad ogni singolo gesto-lettera percependo le possibili intensità muscolari, le direzioni spaziali, come entrare ed uscire da esso, come giocare con i ritmi, come giocare con i gesti prodotti dall’altro compagno per creare un discorso fluido e ricco di messaggi. Ogni ritmo, ogni intensità muscolare, il modo di entrata e di uscita/apparizione e scomparsa di quel gesto dovevano essere assolutamente scelti e decisi in relazione al messaggio che si voleva dire e al discorso che si voleva produrre in quel momento. Infine, per la performance, avevo previsto anche l’uso di uno special: andare verso l’opera, scegliere una o più tra le tante parole scritte e scriverle sul maglione o sul pantalone del compagno.


