Nel progetto di collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore ho scelto di lavorare sull’opera presentata da Piero Mega Average. L’opera è stata realizzata nel 2018 ed esposta in uno dei corridoi dell’ateneo in occasione della mostra Corpo a corpo, una collaborazione fra gli studenti dell’università e diversi artisti che hanno trattato il tema del corpo e della spiritualità. Ad una prima analisi mi sono concentrato sull’osservare l’opera per come si presentava visivamente e ho annotato le seguenti parole:
- semplice
- misurazione
- lineare
- modulo
- a misura d’uomo
- in base all’uomo
- linee che si intersecano
- figure sovrapposte
- relazione fra creatore e prodotto
Colori: bianco, blu scuro, ocra, azzurro, blu, panna, viola pastello, prugna chiaro
Densità data dalla sovrapposizione
Profondità
Rettangoli e impressione quadrati formati o suddivisi in rettangoli
Misura del corpo o oggetti legati al corpo
Tipo labirinto, spirale quadrata
Durante il primo giorno di lavoro mi sono soffermato sulle caratteristiche più evidenti dell’opera di Mega: la bidimensionalità e la creazione di profondità data dalla sovrapposizione dei colori all’interno dell’opera. Sono stato colpito dal paradosso della forte contrapposizione fra bidimensionale e tridimensionale, queste due visioni dello spazio coesistono in armonia e questo stato viene accentuato ancor più dal fatto che le dimensioni dei rettangoli indicano le misure medie di oggetti comuni utilizzati dall’uomo. A conclusione di questo ragionamento ho trovato appropriata l’espressione “a misura d’uomo” per descrivere l’opera e approcciarmi ad essa.
Ho prestato particolare attenzione a tre aggettivi che sono stati applicati all’opera e al corpo: estensione, divisibilità e impenetrabilità. Sulla base di questi aggettivi ho messo in relazione il mio corpo con lo spazio circostante, esplorando gli aggettivi indicati sopra nel mio corpo, nei suoi confini fisici, nella sua composizione di molteplici parti e nella sua struttura identificabile come un’unità indivisibile.
Disegnando lo spazio e proiettando le pose che assumevo nel corridoio ho notato che per quanto io cercassi di essere bidimensionale il mio corpo creava sempre delle profondità e man mano che esploravo il materiale che avevo raccolto notavo il mio interesse spostarsi da forme squadrate verso pose e passaggi di movimento circolari e curvi. Ho cercato di ragionare su come un corpo composto da parti per lo più rette possa creare idealmente delle figure circolari, prive di angoli.
Al secondo giorno di lavoro ho ripreso quanto avevo fatto per esplorarlo più a fondo ma ho notato una componente che sentivo arricchire la mia ricerca. Trovandomi in un corridoio vi erano diverse persone di passaggio nell’arco della giornata, volevo che anche loro diventassero parte integrante della mia performance, in questo modo intendevo fare da tramite fra l’opera e loro. Ho stabilito dunque delle regole che determinassero le mie azioni nello spazio concludendo la giornata con il seguente schema:
Componenti:
- performer
- opera
- corridoio
- passanti nel corridoio
Obiettivo: posto davanti al punto centrale dell’opera il performer si sposta verso destra o sinistra per raggiungere dei limiti preposti nel corridoio.
Regole:
- il performer si sposta per l’equivalente di un passo nella direzione in cui è diretto il passante
- se più passanti attraversano lo spazio contemporaneamente il performer seguirà le rispettive direzioni in ordine di prossimità dei passanti, dal più vicino al più lontano
- se il passante è maschio il performer aggiungerà al proprio spostamento un movimento netto e squadrato della parte superiore del corpo. Il performer dovrà mantenere la posa ottenuta finché un altro maschio non passerà nel corridoio
- se il passante è femmina il performer aggiungerà al proprio spostamento un movimento netto e squadrato della parte inferiore del corpo. Il performer dovrà mantenere la posa ottenuta finché un’altra femmina non passerà nel corridoio
- la performance si conclude nel momento in cui il performer riesce a raggiungere uno dei limiti preposti ai lati dell’opera
- Quando i passanti occupano lo spazio della performance il performer ne intercetta lo sguardo

Jolly:
- in caso di mancata presenza di passanti per un lungo periodo il performer può adattare la propria posa per renderla più facilmente sostenibile, mantenendo comunque integra la direzione e visibile la parte del corpo scelta per la posa.
OSSERVAZIONI:
- la durata della performance è costantemente variabile, rendendola differente e nuova di volta in volta
- la posizione specifica del corridoio è una componente favorevole quanto sfavorevole, permette infatti una variabilità di movimento ricca ma essendo una zona di transito è raro che qualcuno si fermi ad osservare come spettatore
- il contatto visivo e il cambio di posa in contemporanea alla presenza del passante ha portato più volte quest’ultimo a girarsi successivamente al proprio transito, come a riconoscere la propria responsabilità, attiva ma inconsapevole, all’interno dell’azione performativa


