Il festival Più che danza! è stato un’occasione personale per entrare in contatto con la realtà contemporanea dell’arte, è stato particolarmente valevole poter assistere agli spettacoli in calendario per riflettere, conoscere e scoprire i nuovi scenari della danza contemporanea d’autore in Italia. Un tratto distintivo di questa esperienza è stato dato dalla possibilità di prendere visione anche alle prove tecniche dei singoli pezzi presentati: in queste occasioni ho visto quel che è il backstage di una presentazione scenica e quanto lavoro sia necessario per la riuscita di un buono spettacolo. Quando un progetto coreografico arriva in teatro si mette in dialogo con figure lontane dal coreografo, senza le quali però sarebbe impossibile andare in scena. Da qui l’importanza delle luci e il loro piazzamento, l’abilità dell’artista nell’esprimere le proprie esigenze e del tecnico nel saperle realizzare, il coordinamento fra i “segnali” dati dal performer in scena e un cambio di musica o illuminazione. Partecipare a questi momenti critici del lavoro mi hanno fatto riflettere su quanto sia necessario bilanciare, in quanto coreografo, le proprie aspettative immaginarie e l’essere pragmatici nel momento della prova in teatro, essendo pronti ad affrontare anche imprevisti che non si erano valutati con prontezza.
PREPARAZIONE DELLO STUDIO COREOGRAFICO PER IL FESTIVAL PIÙ CHE DANZA!
Sessione di feedback su Studio per un pesce fuor d’acqua (10-11/11)
Sinossi: lo studio coreografico propone un approccio di lavoro fra corpo e sbarra da danza che esuli dal contesto tradizionale dell’oggetto, tenendo inoltre conto degli altri elementi architettonici messi in relazione al corpo.
OSSERVAZIONI:
- il lavoro è ricco di materiale e immagini, ma lo stato del corpo non cambia mai realmente; le immagini sono influenzate dalla musica, dall’utilizzo della panca nel corso del pezzo, dall’idea di un corpo che cambia da rigido e fluido, dal sentirsi inadatto ad uno stato di serenità. Quel che è emerso dal feedback è stato il consiglio di lavorare su un elemento specifico dello studio. Invece di preoccuparmi di fare una buona presentazione di immagini può essere più utile e funzionale provare a vivere un aspetto definito del lavoro. In questo modo potrò comprendere meglio la direzione in cui progredisce il lavoro rendendolo più sincero e arricchendolo di senso.
- è facile affezionarmi a delle immagini all’inizio del processo creativo, le quali col tempo però risultano fini a se stesse. Al contrario è più utile di volta in volta riabilitare, rivivere attraverso l’esperienza del corpo gli elementi che compongono la mia creazione e sui quali posso sviluppare un processo creativo.
- nel corso del processo creativo sono stato portato più volte a riflettere sulla distinzione tra strumento e fine di una creazione, e a non confondere l’uno per l’altro. Questa riflessione mi ha aiutato a fare scelte più dettagliate e a lavorare con maggior chiarezza durante la fase di ricerca e creazione del lavoro.
Lavoro presso il chiostro del teatro Fontana (13-14/11)
Continuo il lavoro sullo Studio per un pesce fuor d’acqua nel chiostro del teatro Fontana. Tenendo a mente le considerazioni emerse dai feedback precedenti ho concentrato la mia attenzione su uno degli aspetti principali della ricerca, ho iniziato quindi a poggiare diverse parti del mio corpo sul muretto e sulle colonne del chiostro per misurarle. Ho lavorato per cercare di definire un nuovo sistema di misurazione degli elementi architettonici fatto di mani, dita, piedi e ogni altro segmento corporeo utile per tale sistema di misurazione.
Processo:
- tenendo in considerazione una parte del corpo come unità di misura provo a ripetere ripeterne una delle dimensioni su di un piano architettonico scelto quante più volte possibile
- nel momento in cui l’unità scelta eccede per dimensioni nel completamento della misurazione cerco un’altra parte di corpo che mi aiuti a riempire la parte di architettura che mi interessa e così via fino a completare la misurazione
In un secondo momento ho voluto introdurre l’elasticità del corpo come elemento determinante della misurazione, di conseguenza posso specificare se la parte del corpo è posata, sotto pressione, allargata, in tensione o utilizzare altre espressioni che possano aiutarmi a qualificare più precisamente la condizione in cui questa parte del corpo è posta.
Man mano che la sperimentazione proseguiva ho sentito l’esigenza di affermare ad alta voce gli esiti delle mie misurazioni per due motivi: il primo era di riconfermare a me stesso l’esattezza delle mie osservazioni e il secondo era per l’intenzione di condividere il mio lavoro con il pubblico in modo chiaro e diretto.
Lavoro in studio (15-18/11)
Durante il periodo in studio ho lavorato con gli elementi delineati al chiostro, li ho modificati e rimaneggiati. L’intento è stato di marcare con maggior precisione il lavoro fatto al chiostro. Per fare questo ho sia studiato in autonomia che condiviso il lavoro con gli altri, in modo da confermare le mie scelte o scartarne altre che si rivelavano superflue.
In questa fase ho presentato il lavoro a persone diverse variandone ogni volta gli elementi, in modo da poter trovare il risultato migliore e che si avvicinasse di più alle mie aspettative. Nello specifico ho provato a sviluppare l’analisi dell’architettura in maniera logica e sempre più dettagliata oppure in totale disordine, sfruttando in maniera differente il tono della voce e le pause di silenzio fra la misurazione e la declamazione. Il diverso utilizzo di questi fattori mi ha portato a creare uno studio che di volta in volta aveva un ritmo differente, mescolando e rimaneggiando i dettagli dello studio sono arrivato alla versione che ho scelto di presentare al festival.
OSSERVAZIONI:
- la declamazione di volta in volta incongrua con la precedente, alle volte oggettiva e altre soggettiva ma presentata come fatto incontestabile, si è rivelata più efficace rispetto ad un susseguirsi logico di step dove la descrizione si fa di volta in volta più dettagliata
- la pausa fra la misurazione e la declamazione di questa è diventato un tratto caratterizzante dello studio
- spesso ho posto la voce in secondo piano, era difficile capire esattamente cosa dicevo
Presentazione dello studio coreografico Considerazioni su un muretto
Per la presentazione dello studio ho condiviso lo spazio del chiostro con la mia collega Martina Auddino, che in contemporanea al mio lavoro ha presentato Cerco casa. Seppur due lavori differenti abbiamo trovato un filo che li collegasse senza compromettere uno l’integrità dell’altro. La relazione più visibile è data dalla mia certezza con cui ho presentato delle misurazioni assolutamente personali come dati scientifici inequivocabili e dalla sua costante insicurezza, timore e ricerca di un qualcosa di indefinito. Questo intrecciarsi di studi ha portato ad una maggiore esaltazione dei risultati di entrambi. Il lavoro presentato ha in sé dei tratti assurdi e spesso incongruenti, caratteristiche comuni si nostri studi, che ci ha indotto a riflettere su una possibile futura collaborazione per un progetto di un formato più ampio.

MASTERCLASS CON DAVIDE VALROSSO
Pratica del punto di contatto:
Pratica di coppia: il primo dei due tocca diverse parti del corpo dell’altro, il secondo recepisce le informazioni e le utilizza come impulso per i propri movimenti ——> il primo tocca il secondo in un punto del corpo generandone il movimento, questo risponderà poi toccando lo stesso punto nel corpo del primo, il primo propone un nuovo punto di contatto e via dicendo ——> primo e secondo mover si susseguono nel toccare l’altro trovando sempre nuovi punti di contatto.
OSSERVAZIONI:
- la pratica aiuta a considerare parti del proprio corpo che si tende ad ignorare durante il movimento o come punti d’origine di un movimento
- il contatto pone il mover di fronte ad una scelta ambivalente all’interno della quale giocare: assecondare il suggerimento o contrastarlo
Parole chiave: scelta, negoziazione, punto, relazione
Pratica del curatore:
due persone sono bendate mentre una terza ha il ruolo del curatore, deve cioè facilitare e occuparsi tramite impulsi e indizi tattili dei due ciechi, favorendo così i possibili incontri fra le due figure. In un primo momento il curatore è più attivo, nel corso della pratica si distanzia e cerca di osservare oltre ad agire sugli altri due corpi. I due ciechi sono in costante ascolto e formano un dialogo, dove nessuna voce possa prevalere sull’altra, seguendo un’ idea democratica di approccio.
OSSERVAZIONI:
- l’ascolto è una parte fondamentale nella pratica, ciascuno deve partecipare attivamente, questo non significa però sovrastare gli altri
Parole chiave: responsabilità, dialogo, pausa, ascolto
MASTERCLASS CON DANIELE NINARELLO
Pratica della spirale:
nel corso della pratica abbiamo sperimentato la spirale e il suo moto attraverso il corpo tenendo in considerazione diversi punti d’origine e attivando diverse superfici del corpo per essere più coscienti del movimento che andavamo ad eseguire. Prima parte alternata fra camminate, avvolgimento e svolgimento della colonna vertebrale passando da una posizione verticale ad una orizzontale sul pavimento ——> attivazione di relazione fra punti del corpo quali osso sacro, talloni, scapole, clavicole, dorso delle mani come potenziali punti d’origine per la creazione di spirali ——> apprendimento di una sequenza attraverso lo spazio che si arricchisce per accumulazione e integra man mano tutti gli aspetti studiati nel corso della pratica.
OSSERVAZIONI:
- la parte iniziale della pratica, più lunga e statica, si è rivelata d’aiuto e fondamentale nell’ultima fase della pratica perché il corpo aveva avuto modo di interiorizzare l’idea principale del movimento per poi saperlo rielaborare in velocità
SCOPERTE:
- il corpo e il ragionamento logico coesistono nell’atto cinetico, ma spesso la razionalità ostacola un fluire libero delle energie attraverso il corpo, rendendo il movimento scomposto e inefficiente
Parole chiave: spirale, origine, flusso, attivazione, memoria corporea
MASTERCLASS CON MARCO D’AGOSTIN
Pratica Everything is okay:
il giorno dopo la presentazione del proprio spettacolo Everything is okay Marco ci ha insegnato una sequenza della coreografia. Dopo averla appresa si è lavorato sui singoli movimenti che come parole formano la frase complessiva; ciascuno ha il proprio peso e diverse caratteristiche: direzione, intensità, intenzione, significato ecc.
OSSERVAZIONI:
- la sequenza si presentava diversamente fra la sua prima esecuzione e il momento in cui Marco ha cominciato a specificare le proprietà di ogni segno che dovevamo tracciare, ogni segmento ha assunto un valore specifico che travalicava quella che sembrava inizialmente una semplice sequenza di movimenti
Pratica delle opposizioni:
muoversi nello spazio prestando attenzione, in momenti diversi, alle seguenti relazioni corporee: testa-bacino, talloni-creste iliache, mani piedi. Successivamente ci si può muovere nella spazio alternando le diverse relazioni o unendole fra di loro.
OSSERVAZIONI:
- le relazioni talloni-creste iliache e mani-piedi richiamano facilmente una relazione speculare fra le metà del corpo inducendo alla creazione di movimenti che generino forme simmetriche
Parole chiave: possibilità, distanza-vicinanza, opposizione.


