18/10-21/10/2018 Sessione con Marco D’Agostin e Daniele Ninarello
Pratiche Intuito-Drammaturgiche

 

“L’Arte non ripete ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che è invisibile” P. Klee

 

Daniele Ninarello:

Pratica sulla libera associazione di gesti, poi con oggetti:

Si agisce assieme nello spazio, secondo turni non programmati ma basati sulla scelta e la decisione (timing).
Muovendosi come in un flusso continuo, il corpo nega la decisione premeditata e logica. Il susseguirsi di movimenti non sono altro che frutto di intuizioni nate dal movimento precedente, secondo libere associazioni. Il tempo tra un intervento e quello di un altro si riduce fino ad ottenere un corpo sempre più attento al cambiamento e disponibile.

Osservazioni:

Energia, equilibrio, dinamica, densità, percorso, massa, momento, spinta, tempo, forza, respiro, attraversamento, gioco, giro, superficie, tensione, spirale, suolo, suono, peso, prontezza, decisione, scelta, curva, puntuale, mappamondo, ingranaggio, ovattato, universo, cammino, attenzione, vasto, pellicola, polarizzazione, mettere in ordine, orbite, investimento, immersione, sottosopra, bollicine, gravitazionale, ascensore, assenza di vuoto, modellare, panna, metamorfosi.

“Oggettivare il corpo in base a quello che concretamente è presente, non in base a ciò che sento.”

Mappa concettuale:

“Per tornare e restare fedeli a ciò che ci appartiene. Cosa mi muove? Quale è la mia urgenza? Da dove nasce la necessità, quale è l’origine?”

Scrivere su dei fogliettini quelle che riteniamo essere le “parole chiave” del nostro studio/lavoro/ricerca. Dopodichè selezioniamo queste parole fino ad ottenere le uniche indispensabili che, nel giusto ordine, possano spiegare ed aiutarci a far evolvere nella nostra ricerca. –> Fondamentale che chi osserva la mappa comprenda esattamente come noi intendiamo il lavoro.

 

“Conoscilo mediante la conoscenza di ciò a cui tutto è noto.” Upanishad

 

Marco D’Agostin:

Pratica in 4 Step:

Tutti insieme nello spazio, mantenendo per tutta la durata della pratica il contatto visivo e la relazione con gli altri, si seguono quattro semplici compiti/task divisi in quattro sezioni di tempo da 10 minuti l’uno:

  1. Agitare ogni parte del proprio corpo in ogni modo (senza mai fermarsi ma potendo accelerare e diminuire)
  2. Saltare con le braccia rivolte verso l’alto e le mani all’incirca all’altezza degli occhi
  3. Restare fermi in uno stato di quiete mantenendo la posizione raggiunta/trovata al termine della seconda sessione
  4. Muoversi liberamente senza interrompersi

Resistenza, relazione, presenza, consapevolezza, potenza, energia, sostegno, empatia

Pratica dello “Sparo”:

Entrati in uno spazio si sceglie nell’immediato un punto (un oggetto, una macchia, una persona, una mano) e lo si mira, lo si concentra con lo sguardo come se ci si volesse proiettare oltre di esso. Quando lo si sente propizio esplodere in uno sparo che ci porta da zero al 100% del nostro movimento, fino a che esso non si consuma del tutto.

Pratica oggetti|intuito-drammaturgica:

Partendo dai nostri oggetti che avevamo con noi quel giorno, mi racconto nello scrivere e poi comporre i miei oggetti; osservo – libere associazioni – compongo:

  1. Prima come in una teca espositiva di un museo (come quelle delle gemme nei musei di scienze naturale)
  2. Poi sono costretto a togliere degli oggetti e comporre nuovamente, stavolta come opera asestante, contemporanea, scultorea
  3. Infine lo stesso del punto 2 ma andando a togliere ancora, per ridurre all’osso

1) “Le pieghe che assume la carta quando è usata, maneggiata, stropicciata…mia sorella. Un angolo che tende al cielo, mentre la tartaruga offesa, o forse in viaggio, mi da le spalle. Metallo che riflette, eroso, unto, rigato, usurato. Cuoio, ricordi da tartaruga, pelle vicino ad una stoffa troppe poche volte usata. Vecchio tessuto, ormai policromato, tante volte mi hai accompagnato e stretto in un abbraccio mai troppo forte. Giallo su blu, sporco su pelle. La solitudine di una scarpa sdraiata. Righe di contrasto in un blu di tono, sughero e brand. Inchiostro cilindrico, gemella di chi scrive, si proietta con la rubia tartaruga verso l’infinito punto di fugo…spaesante abbandono, dolce compagnia…i ricordi.”

2) “Linea del tempo. La tartaruga, che ultimamente viaggia sempre con me, osserva il mio percorso, le mie impronte spaesate. Ho cercato di lasciare alle spalle casa, prima atteggiandomi da adulto e cercando di soddisfare tutti, mantenendo un elemento che mi donasse unicità, un motivo per essere centro indiscusso di una conversazione, facendomi un regalo, travestendomi, trasformandomi, dimostrando di avere soldi, rendendomi indipendente…mi faccio la schiscetta, studiando, disegnando, scrivendo poesie e poi dimenticarmi tutto, di tutto, di tutti…ma dimentico solo di me…e Tarta lo sa, lo vede e non sta zitta…mi volta le spalle. Cappotto mio in te rivedo le mie fatiche…le mie “avventure”. Chiavi, voi mostrate cosa non c’è più: le vecchie case, il rifugio abruzzese, le care bici, diari, casetta dei nonni, porta chiavi smarriti/distrutti/cambiati…non si leggono più le scritte. Un accendino che cambia colore ogni volta…la penna che con me viaggia da sempre…potrei dire…”

Pratica a gruppo|come si passa un movimento e come si trasforma: “Io-gruppo-paesaggio”

In gruppi da tre/quattro, disposti su una linea uno a fianco all’altro (lasciandosi lo spazio di libero moto), si comincia da un movimento/gesto comune e nella durata della pratica si cerca di trasformalo (non solo nella forma, ma nel ritmo, nella dinamica, nella natura…) senza che si generi un mover che gestisce gli altri, ma che ogni cambiamento nasca dall’insieme/dalla relazione tra i mover.

Pratica a Formato|come presentare uno studio:

Vengono assegnati aleatoriamente dei formati con cui presentare ciò che si sta preparando/studiando/ricercando/componendo. I formati possono essere tra i più vari, quali: l’inizio del tuo spettacolo, la fine del tuo spettacolo, la conferenza il giorno del tuo debutto, una caccia al tesoro…

 

“…e coloro che son stati visti danzare erano ritenuti pazzi da

coloro che non potevano ascoltare la muscia.”

F. W. Nietzsche

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