Quest’ultima sessione del secondo anno di INCUBATORE si è incentrata sulla definizione del proprio progetto che è stato portato in scena durante il Festival Più che Danza (avvenuto presso il Teatro Fontana dal 26 novembre al 01 Dicembre 2019). Per me è stato un periodo molto importate per poter concentrare lo studio verso la ricerca dell’essenza e coreografica e gestuale. Ho cercato di lavorare sul semplice, sull’essere chiari e puliti per poter arrivare in modo diretto agli spettatori. Dopo essere partito da una struttura e una scrittura coreografica complessa, grazie anche ai tutor, mi sono chiesto quale fosse l’essenza, ossia l’elemento cardine e centrale intorno a cui ruota tutto e concentrarmi solo su quello. Ecco che da questa domanda il dispositivo si è semplifico e questo ha permesso di mettere in luce l’elemento centrale ed essenziale, il cuore di tutto il lavoro. Grazie anche agli innumerevoli incontri che ho l’onore di fare in questo periodo della mia vita, ho capito che l’aspetto per me più importante di tutta la mia ricerca e della mia poetica e lavorare sulla vivacità del gesto, intesa come la possibilità di rendere sempre vivo un gesto codificato. Ogni volta che lo ripeto mi chiedo di cosa abbisogna quel gesto per poter nascere, qual è lo spazio e il tempo che gli serve per nascere, esprimersi e morire e poter, così, generare un altro gesto. Ecco che per me questo rappresenta la ricerca dell’essenza perché e qui che il gesto prende vita, forma e tensione, quella tensione che lo rende vivo, forte e pulsante. È in questa ricerca che sono nati i primi dieci minuti di Variazione #2: Elogio alla Gentilezza, in cui provo a rendere visibile il cuore della gentilezza attraverso un’azione semplice, chiara e pulita senza troppi manierismi, orpelli o complessità. Durante questa ricerca è apparso un tema del corpo molto interessante che mi riporta ai primissimi momenti di ricerca teorica che ho fatto sulla gentilezza: l’espansione di ogni parte del corpo. Ogni parte del corpo che viene accompagnata, accarezzata, sostenuta e abbracciata tende a dilatarsi e a lasciarsi andare per creare un corpo morbido, delicato e privo di tensione nervosa. E l’espansione, secondo alcune ricerche bibliografiche, è legata all’emozione della gioia che, a sua volta, la potremmo legare alla gentilezza perché nel momento in cui si compie un atto di gentilezza verso qualcuno questo, inevitabilmente, provoca un’emozione positiva in noi. E l’espansione ha anche a che vedere con l’adattamento del corpo alle superfici che incontra: è un corpo che si modella (come il pongo o la plastilina) a ciò che incontra e ne prende le forme per adattarsi e questo ne provoca la sua estensione e dilatazione. Ma per poter fare questo, bisogna prima fidarsi e affidarsi per poter lasciar andare il controllo e per potersi realmente adattare.

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