diario di bordo 2018-2021

Festival MilanOltre Ottobre 2019

By 11 Dicembre 2019No Comments

Il 7 Ottobre, ERROR#1 è stato presentato nella Sala Fassbinder del Teatro Elfo Puccini, in occasione del festival MilanOltre 2019 (Vetrina Italia Domani-Under 35 In Scena), seguito dai lavori Eigengrau di Giorgia Fusari ed Idillio di Lorenzo Morandini. Nelle giornate precedenti ciascun autore ha preso del tempo per lavorare nello studio, curando e definendo gli aspetti tecnici della performance. Ho dovuto riflettere sui dettagli del come entrare in scena/ dove posizionarmi in relazione allo spettatore/ come uscire dalla scena / che tipo di luci richiedere.

 

Riflessioni sull’evoluzione del lavoro:

“La pratica ha inizio dall’atto di continuare quello che sto facendo e notare i micro accadimenti e le relazioni che si stanno istaurando nel corpo ora. Nel corso della performance sono impegnata in un’attività di ascolto e percezione del luogo e dello spettatore, generando in tempo reale un movimento che deriva da un processo di informazione, decostruzione e trasformazione.  La retrocessione verso il fondale apre le porte ad una fase in cui il corpo presente in espansione, a poco a poco, perde il controllo del proprio tempo e del proprio spazio, sconfinando, paradossalmente scavando ed interfacciandosi nel profondo. L’intero si restituisce così in una pluralità di microscopici pezzi che si separano, si lascia perforare emancipandosi, scartandosi, azzerandosi”

  • ERROR#1 è per me luogo di contemplazione di una inter corporeità, di una complessità entro cui ci riflettiamo. L’ atto stesso della coreografia ha a che fare con un momento di incitamento all’attenzione dello spettatore, me compresa, sul dispiegamento di strati di visibilità e quindi intimità dell’essere.
  • In questo processo di compenetrazione (introiezione/proiezione),  ci sono due cose che mi interessano profondamente: la prima ha a che fare con un costante ascolto dell’origine del movimento, uno stato di pre-sentimento del gesto; la seconda, invece, ha a che fare con l’attenzione alla durata della sua vita. Spinta da una forte esigenza di sfuggire all’obbedienza della forma, intesa come qualcosa entro cui la dinamica si placa, la ricerca rifluisce in un’urgenza che è il momento della danza, che vivo come un’entità sottile, capace di far scomparire l’artista e comparire la rivoluzione che riflette e che l’attraversa. Si tratta di un presente che si manifesta annullandosi, facendosi non-tempo, ritornando a-temporale ed eterno.

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