diario di bordo 2018-2021

Festival Più Che Danza Novembre-Dicembre 2019

By 13 Dicembre 2019No Comments

Nella sessione dal 13Novembre al 1 Dicembre 2019 siamo stati a Milano, negli studi di Via Lattanzio per le prime due settimane di lavoro e per prendere parte poi all’edizione 2019 del Festival Più Che Danza, che ha avuto luogo presso il Teatro Fontana dal 26 Novembre al 1 Dicembre. E’ stato un periodo intenso, durante il quale ho avuto modo di mostrare il lavoro che sto sviluppando ai tutor Marco d’Agostin e Davide Valrosso, ricevere dei feedback e confrontarmi sulle questioni che sto approfondendo.

 

Osservazioni e Questioni affrontate:

La questione temporale

  • Relazione di corrispondenza tra il tempo degli accadimenti nel corpo e il tempo della composizione
  • Il lavoro sul continuum
  • La difficoltà riscontrata nel momento performativo di restare fedele ogni momento all’istruzione che mi sono data, ovvero non anticipando e non ritardando neanche di un istante il tempo, e quindi lo spazio, che il corpo sta percorrendo.
  • Ho presentato ERROR#1 il 29/11/2019 al Teatro Fontana con le musiche originali e il sassofono di Giuseppe Giroffi. A differenza dell’esperienza al Madxi di Latina, non avevo la musica dal vivo, così in questo periodo si sono aperte per me nuove questioni sul come relazionarmi ad un suono registrato, non composto quindi in tempo reale. Oltre alla questione della relazione, mi sono chiesta in che modo sarebbe andata ad alterare/stratificare la percezione del tempo nello spettatore e quindi la lettura dell’intero sistema coreografico.

 

Attenzione/Distrazione

  • Lavorare sull’attenzione dello spettatore significa anche lavorare sulla sua capacità di sospensione del giudizio e di contemplazione dell’evento in divenire. Lasciare che questo non abbia il tempo di formulare parola, di racchiudere in un concetto il senso di quello che sta avvenendo, per esperire allora la domanda: Cosa sta accadendo?
  • La questione del disturbo come deviazione dell’attenzione è significativa e pervade l’intero attraversamento. Nel processo innescato, svariate volte il corpo subisce distrazioni che procurano deragliamenti, cambiamenti di rotta. Come il corpo resta fedele e permeabile a queste variazioni? Come le ingloba o se ne allontana a seconda del tocco che esse lasciano?

 

La questione spaziale

  • La scelta di retrocedere per mezzo di un corridoio. L’osservazione delle distanze e dei molteplici strati di visione ed intimità da cui lo spettatore può esperire gli accadimenti. L’approfondimento spaziale corrisponde al dispiegamento del corpo?
  • Lavorando nell’ambito di un processo di percezione e notazione dell’accadimento in tempo presente, ho ritenuto necessario ai fini coreografici individuare 4 stazioni.
  • Gli occhi. Ritrovare gli altri attraverso lo spazio, rigenerare le visioni, lasciar respirare la composizione, lasciar digerire i segni emessi in questo flusso di accadimenti inafferrabili.
  • Luci: Grazie al supporto di Marco d’Agostin e Davide Valrosso, mi sono presa del tempo per riflettere in modo più limpido sul ruolo che la luce ricopre all’interno della drammaturgia del pezzo. Durante l’esperienza all’Elfo avevo chiesto l’apertura di un corridoio luminoso che definisse la mia traiettoria. Tuttavia, ho constatato che quella decisione andava ad anticipare l’evento della retrocessione, tradendo il tempo del lavoro.

PAROLE: ORIGINE – DECOSTRUZIONE – TOCCO – SVUOTAMENTO – APPRENDIMENTO – RIFLESSIONE – CONTINUITA’

 

 

 

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