La sessione di Ottobre mi ha visto al lavoro come performer nel lavoro di Giacomo insieme a Giorgia,
Da questa full-immersion nel mondo dell’altro mi porto a casa la costanza con il quale ci siamo trovati a ricercare anche laddove vi erano domande e grossi dubbi su quello che stavamo facendo. Quello che caratterizza la ricerca forse è proprio questo, la costanza di continuare a lavorare, spesso inseguendo segni e sensazioni effimere che non subito ci danno risposte o appaiono chiare a chi guarda fuori.
Si cercano risposte, si cercano segni, nuovi strade che mettano in movimento il corpo, processi interni- processi esterni, si tenta di far muovere pure il pensiero di chi da fuori ci si auguri stia con noi e alla fine danzi. Con Giacomo abbiamo lavorato cercando di dare un corpo alla voce che è in noi, col suo manifestarsi molteplice in versi, timbri e toni che risuonano prevalentemente in tre sfere ( casse di risonanza del corpo ) la testa- il torace- bacino. Quando il suono si espande e vibra in questi spazi, crea non solo delle traiettorie all’interno del corpo, ma un paesaggio.
Un ambiente di montagne e pianure che si espande e si rende visibile all’esterno, tramite degli affacci, piccolo sguardi fuori che permettono alla voce come germoglio che è in noi di crescere e conquistare la vetta senza timori.
