Osservazioni sul cammino.
In effetti c’è differenza tra quando cammino da solo o osservato da altre persone, dove è chiara la presenza di una velata soggezione.
Il primo caso è decisamente più onesto, in termini di organicità del movimento, ma è anche idealmente più corretto se consideriamo la soggezione un’esperienza negativa, perché dovrei inibire la naturalezza di una semplice camminata? Ecco, mi interessa il meccanismo che sta dietro al cambio di passo, e sono convinto che in realtà non ci sia un preciso modo di camminare che abitualmente utilizziamo, perché, come nel caso della soggezione, a cambiare è la condizione psicologica, che a prescindere è sempre rinnovata, e la camminata con lei.
Dunque, com’è che in mezzo alle persone cambia il modo di camminare? Ponendo così la domanda, sembra un po’ più fattibile trovare una risposta scientificamente esatta, penso ad esempio alla contrazione dei muscoli che si mettono in allerta. Si, questa è una bella risposta, allora diciamo che si potrebbe “prevedere” come cambia la coordinazione del corpo in base alla condizione psicologica. Supportato dalle numerose pratiche condivise con i miei compagni, non riesco a non guardare l’altro lato della medaglia: si può cambiare la propria condizione psicologica solo cambiando il modo di camminare? Avevo già un netto sentore di risposta affermativa.
Solo dopo qualche settimana ho casualmente scoperto una curiosità sulla risata, che mi ha riportato a questa riflessione: il cervello non distingue una risata vera da una finta, meccanica. La serotonina viene prodotta ugualmente così come gli effetti positivi sull’umore. Ritornando all’altro lato della medaglia di prima, allora in effetti si può modificare la propria condizione psicologica con il movimento, e chissà quante configurazioni ci sono in mezzo!
Affascinante.
