25.10.18 Lavoro con Marco D’Agostin
Pratica 1) DILATARE L’ISTANTE IN CUI, TRASFERENDOCI ALL’IMPROVVISAZIONE, SIAMO LEADER. (Marco D’Agostin)
La pratica si presenta da subito con delle caratteristiche particolari, l’orario in cui sperimentarla è il momento che va dal buio, albeggio, da prima dell’alba fino a un’ora circa dopo il sorgere del sole. Il gruppo di persone a turno è guidato da un leader che ha il controllo del tempo e deve utilizzare i suoi minuti per andare in giro per la città, scegliendo quale strada prendere piuttosto che fare scelte sul ritmo di percorrenza, la velocità, le pause, … Durante la pratica il resto del gruppo ha il compito di seguire il leader, può farlo non necessariamente con una distanza ravvicinata ma a seconda della situazione adattare le modalità. Finito il proprio arco di tempo da leader si passa il timer alla persona successiva. Il tutto avviene in silenzio.
Nella pratica che facciamo in 7 (nell’ordine Lorenzo, Lucrezia, Martina, Cecilia, Giovanni, Giacomo, Giorgia) si alternano fasi in cui il ritmo è regolare a incentivi ad un cambio, c’è chi conoscendo la città fa alcune scelte volontarie di prendere una strada piuttosto che di decidere la meta dove portare il gruppo, chi invece non conoscendo Milano procede per intuito, cambia l’andamento oppure segue in un certo senso la direzione e l’ago posto dalla persona prima di lui, caricandosi di una storia del percorso fatto fino ad ora.
Finita la pratica ci ritroviamo per analizzare la pratica svolta facendo riflessioni sia sull’andamento dei 16 minuti sia sull’andamento globale del gruppo.
Osservazioni:
– ci sono diverse modalità di azione.
– l’andamento può essere punteggiato in maniera differente
– c’è chi agisce portando con sè l’eredità del leader precedente
– bisogna riconoscere un intuito di sguardo ancora prima della scelta (attenzione alle persone, volti, architettura, colori, odori,…)
– la “vita frenetica” della città arriva non con un crescere graduale ma con un cambio più repentino
– avvicinandosi al centro città il gruppo si raccoglie
– è possibile trovare delle metafore da utilizzare per dei momenti o delle modalità d’azione avvenute
Scoperte:
- Ho la tendenza a imparare a memoria, cercare di tenere il controllo della strada, trovare un compito oltre il task dato. Ho memorizzato le vie percorsi ricordando Delle parti di nomi delle vie associandoli a una storia o a alcune situazioni che si sono presentate, per ricordarne l’ordine.
Metafore/immagini:
- Curiosità/derattizzazione
- Cura del fruttivendolo
- Paura dell’ascensore
- Stelle/uffici
- Preparativi mattutini
- Aspettativa e delusione (via festa del perdono)
- Consegna della mappa del tesoro
- Eredità ricevuta
- Scala di Milano
- Luoghi turistici deserti
2) PRACTING CRITICAL FEEDBACK – LIZ LERMAN (Marco D’Agostin)
Analizziamo e proviamo un metodo di dare feedback a uno spettacolo/al lavoro di qualcuno in modo che questi possano essere utili all’artista, che siano costruttivi e si sleghino in un certo senso dall’opinione personale o dal gusto.
Liz Lerman in “Critical Response Process: a method for getting useful feedback on anything you make, from dance to dessert” suddivide il momento dedicato ai feedback con il pubblico in 4 fasi:
1 Statement of meaning – Il pubblico dice cosa, dopo aver assistito alla performance, ha trovato particolarmente significativo, evocativo, interessante, eccitante…
2 Artist as questioner – L’artista fa delle domande sul suo lavoro al pubblico. Devono essere formulate per avere una risposta articolata (non si o no)
3 Neutral questions (by the public) – Il pubblico fa delle domande neutrali cercando di evitare la sua opinione. É un processo che deve essere costruttivo e portare l’artista a riflettere.
4 Opinioni time – il pubblico in base al permesso dell’artista da la sua opinione.
L’artista ha anche la possibilità di rifiutarsi di ascoltare l’opinione di qualcuno.
“avrei un’opinione personale, vorresti sentirla…?”
28.10.18 Marco D’Agostin e Davide Valrosso
- DURATA DI UN MOVIMENTO OSCILLATORIO E RAPPORTO CON IL SISTEMA, ANOMALIA E INDIVIDUALITÀ (Marco d’Agostin)
Riprendiamo la pratica fatta il 21.10 e da due file una di fronte all’altra ci rapportiamo nell’a rotazione della testa a destra e sinistra e alla crescita di questo movimento alla propria individualità, alla nostra fila, a quella di fronte a noi.
Da un momento in poi (segnalato da Marco) introduciamo una anomalia rispetto al sistema. Infine lasciamo sfogo alla nostra individualità e al desiderio.
Osservazioni:
- É una pratica che ha a che fare con il desiderio
- É stato difficile perché io ho inserito anomalie nella mia fila fin da subito
- É stato difficile perché non c’era un livello di attenzione pari da cogliere le modifiche dei compagni in fila e restituirla ai compagni laterali.
- É stato difficile perché qualcuno aveva già la percezione che nulla sarebbe accaduto
Scoperte e opinioni personali:
- Come funziona un sistema? Dove sta la democrazia? Un sistema democratico é un sistema dove la crescita avviene insieme? Oppure ammesso che in democrazia gli individui possano avere idee diverse é alternanza di ascolto e proposte?
- Cos’è l’amore verso gli altri? Alla base dell’amore sta il rispetto. Trovo che il rispetto per l’altro nella pratica sia metterlo nella condizione di poterla svolgere. Trovandosi nella situazione di non poter percepire la fila e vedendo che il sistema non funziona, devo scegliere se seguire le persone che ho davanti o cercare di vedere il movimento della persona più distante da me che ha generato la modifica e che non é stata recepita da noi. Dopo un certo momento di frustrazione, opto per la prima e continuo l’esercizio. Rispetto a mio avviso é dialogo, parlare e lasciare spazio all’altro di parlare, proporre e ascoltare l’altro per seguirlo nella proposta, se entrambi aspettano che qualcosa arrivi non succede nulla. Se ci si aspetta che non succeda nulla, non succede nulla. La chiarezza e attenzione al dettaglio sono, per me, in un esercizio come questo fondamentali. Diventa a mio avviso necessario prendersi la responsabilità. (Paragone al telefono senza fili). Amore, per la mia concezione ,é condivisione, dialogo, rispetto, assunzione di responsabilità, attenzione… Amore é attenzione per l’altro, é dire una parola e ascoltare la risposta e accoglierla , se c’è. Amore é dare tempo; cosa che non ho dato.
Per errore mio nel produrre anomalie fin da subito la pratica non é riuscita.
- Il mio agire é considerato un atto egoistico? Per quali motivi?
- Dove quando si tratta di lasciare spazio al desiderio e all’individualità devo pormi dei freni? L’esibizionismo può coincidere con il desiderio? (Elena)
- L’individualitá é nata dal desiderio e dalla frustrazione del sistema fila.
Parole chiave: sistema, fila, individualità, democrazia, ascolto, attenzione, dettaglio cambiamento, paraocchi, riflessi, spazio, anomalia, ricezione, proposta, desiderio,…
2) SPARO EYE CONTATC 2 (Marco D’Agostin)
Riprendiamo la pratica dell’eye contact con l’intenzione di sparare all’altro raggiungendo un 100 per cento (la mia interpretazione é di intensità). Liberiamo la pallottola e sviluppiamo il suo rimbalzare con il movimento. La seconda volta proviamo a generare il rimbalzo e esaurito lo sparo far partire un’altra scintilla.
Osservazioni:
- Non necessariamente il corpo tende a irrigidirsi prima dello sparo; può essere lo sguardo deciso e il corpo che si libera
Scoperte:
- L’intenzione nello sguardo fa la differenza: intendi sparare all’altro per quale ragione? Ricerchi la sensazione fisica che ti produce lo sparo? Ricerchi una autodeterminazione?
- Nella preparazione allo sparo sento le braccia che cadono verso il basso e muscoli, arti e organi che fanno spazio all’aria, c’é più spazio.
- Personalmente: il battito e il respiro vengono modificati nel ritmo, lo sguardo si sfuoca per mettere a focus lo sguardo
- La velocità e l’intensità possono non coincidere: il rimbalzo della pallottola può manifestarsi dilatato per focalizzarsi sull’intensità del colpo e della sensazione nello sparo o manifestarsi come una liberazione fisica del 100 caricato.
Parole chiave: imposizione, focus, battiti, ritmo, interpretazione, intensità, occhiali, riflesso, desiderio, distacco, 100, carica, liberazione, rabbia, autorevolezza,energia, rimbalzo, controllo, mancanza di controllo, sicurezza, conoscenza,…
1) OSCILLAZIONE E TRASMISSIONE (Davide Valrosso)
Partendo da un movimento oscillatorio da sdraiati trovo la modalità di alzarmi in piedi e continuare la pratica di trasmissione dell’oscillazione tra le parti del corpo.
É una qualità di movimento e una conoscenza dei canali di trasmissione che va ricercata e inglobata nei nostri schemi motori con la pratica.
Osservazioni:
- É richiesta una punteggiatura
- Quando perdo l’oscillazione é consigliato azzerare e riparire
- Devo concentrarmi sui punti di partenza e di passaggio della trasmissione.
- Gioco con i livelli
Scoperte:
- É importante praticare molto e sviluppare una conoscenza del corpo.
- É importante praticare la trasmissione visualizzando il corpo e non visualizzando un’onda o un elemento astratto che va da un punto A a B. Ci sono passaggi necessari non visibili dall’esterno se non si guarda all’anatomia del corpo.
Parole chiave: movimento, passaggio, trasmissione, anatomia, punti, impulsi, canali, organizzazione, pratica, conoscenza, punteggiatura, prolungamenti,
2) CORPO E ARCHITETTURA – COMPOSIZIONE ISTANTANEA DEL CORPO IN RELAZIONE ALLO SPAZIO, ALL’ARCHITETTURA, AGLI ALTRI CORPI
In che modo si può approcciarsi alla relazione corpo – architettura?
- volume
- come utilizzare gli elementi costitutivi di una architettura?
- rovesciare i punti di riferimento
- crepe
- forze e equilibri di elementi costitutivi di una architettura complessa, distribuzione del peso
- corpo che si adatta alla forma che l’architettura può impremere
Sperimentiamo la composizione istantanea con un osservatore esterno che fa delle annotazioni. Agiamo con attenzione ai volumi, allo spazio pieno e vuoto, alla relazione con gli altri corpi nello spazio.
In qualità di osservatore:
– Lo spazio ha già delle energie proprie. Prima di entrare può essere necessario prendere del tempo per osservare e scegliere di entrare nello spazio e trovare un luogo con una logica. L’esercizio inizia già da fuori.
– Lo sguardo nelle composizioni con questi focus è sicuramente catturato da somiglianza nella forma di due corpi o spazi, interessante soprattutto quanto viene riproposta una stessa forma attraverso altre parti del corpo o una stessa direzione.
– L’utilizzo del muro come supporto su cui scaricare il peso del corpo viene spesso utilizzato in contatto con parti in cui il nostro peso è considerevole (parti di grandi dimensioni o peso come il bacino, la schiena, la testa); possiamo prendere del tempo per sperimentare il contatto con superfici ridotte?
– Sempre nell’utilizzo del muro come sostegno o superficie in contatto, è interessante anche quando il contatto è sottile e il resto del corpo si organizza per creare delle forme al di fuori del contatto e della superficie.
– Essendo molti corpi e molte energie è molto importante trovare la misura e un ritmo sostenibile dallo spettatore e non muoversi tutti sempre. Essendo in più persone è necessario ridurre l’azione per non creare troppo rumore visivo.
– Sempre per quanto riguarda il ritmo, ho percepito quasi assente il ritmo individuale.
Il ritmo era principalmente di gruppo. Un altro elemento del ritmo era un tempo scandito dallo strappare dello scotch.
– Quali sono i significati e le interpretazioni di architettura e spazio? Dove convergono e per cosa invece si differenziano?
– E’ stato interessante vedere la coppia che lavorava su degli equilibri e un corpo terzo che li riassumeva nelle varie parti del corpo.
– Individuo delle zone in cui si concentra l’azione e l’incontro con gli altri corpi e anche una qualità ritmica delle zone, alcune in cui il ritmo complessivo del gruppo si velocizza, altre in cui è più lento.
– una delle modalità più semplici di relazionarsi al ritmo di un corpo è quando si incontra la sua traiettoria o quando si è nella stessa zona. Possiamo praticare obbligandoci a entrare i relazione con corpi spazialmente distanti?
– E’ interessante vedere un corpo unico che dialoga con più elementi contemporaneamente (sbarra, muro, scotch a terra, pavimento) ricreando i prolungamenti di linee degli elementi.


