PRATICA CON FRANCA FERRARI
Pratica della camminata:
cammino nello spazio, durante l’azione osservo la relazione che si crea fra baricentro e piedi. Cosa genera la camminata? Che cos’è una camminata? Cosa cambia nella camminata se tengo gli occhi chiusi?
OSSERVAZIONI:
- il baricentro è come una biglia su un piatto. Variando l’inclinazione del piatto creo disequilibrio, creo uno spostamento che si trasmette nei piedi generando la camminata
- la spinta opposta al pavimento che attuo per stare in piedi è una costante e determina di per sé una relazione
- tenendo gli occhi chiusi durante la camminata tendo a strisciare i piedi e non più ad effettuare passi precisi
Pratica del brainstorming:
cammino nello spazio e partendo da una parola ne continuo ad associare nuove in un flusso libero, ascolto le parole dette dagli altri e ne dico di nuove sempre per associazione, senza seguire un filtro razionale ——> Ci si divide in due gruppi, metà continuano la pratica mentre l’altra metà appunta ogni parola che viene detta ——> suddivido le parole che ho scritto per categorie e condivido i nomi delle categorie che ho trovato ——> scelgo una categoria che è stata detta e trascrivo le parole della prima lista più pertinenti alla categoria che ho selezionato ——> applico le parole al mio lavoro di ricerca personale.
OSSERVAZIONI:
- come viene influenzato il mio lavoro dalle parole che ho selezionato?
- in alcuni casi le parole che sono emerse dalla selezione che ho fatto rispecchiavano il lavoro che avevo già fatto, potenziandolo e facendone risaltare alcuni caratteri fondamentali
PRATICA CON MARCO D’AGOTIN
Archeological body:
nella pratica il corpo riscopre forme primarie degli avi, attraverso l’idea di un corpo spesso, denso, impolverato, pieno di sabbia, sorprendentemente terso, saggio, antico, senza incertezze.
La pratica si compone di due figure:
- reperto: svolge delle azioni primarie, mettendo in sequenza dei movimenti semplici che costruiscano delle pieghe. Queste devono essere il più chiare possibile, evitando di cadere nella creazione di figure evocative
- archeologo: osserva il mover nel suo susseguirsi di movimenti e isola dei segmenti del reperto dapprima con le mani, poi con altre parti del corpo.
OSSERVAZIONI:
- il percorso da eseguire per arrivare ad essere un reperto non è sempre facile e diretto, il corpo è ricco di informazioni e movimenti abituali che è difficile accantonare
- è stato molto interessante, in quanto reperto, muoversi da una forma all’altra lasciando tempo al corpo per esplorare nuove possibilità e allo stesso tempo non attivare processi mentali in cui mi prefiguravo la forma successiva da assumere
PRATICA CON DAVIDE VALROSSO
Pratica nello spazio spiralato:
pratica svolta singolarmente. Mi sposto nello spazio lungo una spirale, dagli estremi della stanza verso il centro. Mi muovo nello spazio creando spirali, nel corso della pratica faccio apparire/scomparire un partner-fantasma.
OSSERVAZIONI:
- nel corso della pratica la percezione del tempo è diventata sfocata, non riuscivo più a quantificare con che velocità mi stessi spostando nello spazio e fra il punto d’origine e d’arrivo della spirale
- ho usato la figura del fantasma come supporto, era un aiuto che mi facilitava nel procedere della pratica quando perdevo il senso del movimento e i miei movimenti si facevano più confusi
Pratica del bicchiere:
- mi muovo nello spazio aumentando la velocità da 0 a 100 in 10 minuti
- mi sdraio e poso un bicchiere colmo d’acqua sulla pancia, insieme a tutti gli altri conto ad alta voce da 100 a 0
- mi rialzo e torno a muovermi nello spazio, aumentando la velocità da 0 a 100 in 10 minuti
Osservazioni:
- seppur diversificate, tutte le fasi hanno richiesto un livello d’attenzione sempre alto
- la prima fase è sembrata durare più di dieci minuti, mentre la terza è parsa durare di meno. Come cambia la percezione del tempo ripetendo lo stesso task a breve distanza di tempo?
Pratica del principio della trasmissione:
pratica di coppia. Ciascuno dei due propone un gesto e lo ripete, poi mentre il primo continua il proprio gesto il secondo trasfigura il suo nel gesto del primo; l’obiettivo è permettere al passaggio di avvenire in maniera organica.Successivamente lo scambio di gesti avviene in contemporanea fra i due movers, una volta effettuato il passaggio ciascuno trasfigura il suo gesto acquisito in un nuovo gesto personale e lo ritrasmette all’altro secondo lo schema dato finora.
OSSERVAZIONI:
- la pratica richiede di distribuire l’attenzione su tutta la figura del partner e non solo sulla parte del corpo prestata al gesto, così da avere una visione più completa ed effettuare un ascolto efficiente e cosciente verso l’altro
- dove comincia una trasmissione? qual è l’origine del movimento?
- per essere effettivo il passaggio del gesto fra i movers deve seguire dei tempi organici, che si collocano al di fuori della logica razionale e controllata
PRATICA CON DANIELE NINARELLO
Pratica dell’impulso:
parto da micro-impulsi che generano i movimenti del corpo e li intensifico su una scala da 0 a 10. Nel corso della pratica creo un alfabeto/vocabolario personale cercando di qualificare i movimenti che creo. Per qualificare s’intende strutturare, rendere chiare e visibili le mie intenzioni nel movimento, così da renderlo ben riconoscibile anche ad un occhio esterno.
La pratica può essere ripetuta aprendo il proprio campo visivo verso gli altri corpi e condividendo spazio ed esperienza con questi. Il corpo si pone in ascolto degli impulsi primordiali interni così come di quelli che riceve dall’esterno, creando un dialogo.
OSSERVAZIONI:
- la pratica ha sollevato la domanda che cerca di definire la differenza fra gesto e segno. Si può dire che il primo sia un movimento definito a cui si dà una qualificazione e determinazione, ha un’intenzione comunicativa ed è condivisibile da più soggetti, il secondo invece è un percorso tracciato nel tempo e nello spazio da una trasmissione corporea
- in che modo sono arrivato a creare un alfabeto?
- cosa succede quando i miei impulsi dialogano con gli altri, quando si sta sulla stessa vibrazione, al confine fra dentro e fuori di ciascuno di noi?
Pratica del mandala:
prendo un foglio, disegno un punto al centro e un cerchio della dimensione che desidero intorno al punto. Prendendo delle matite colorate traccio il mio mandala lasciandomi ispirare dal punto, il cerchio e i colori. In seguito osservo il mio mandala e lo danzo.
OSSERVAZIONI:
- la creazione del mandala ha fatto da focalizzatore per aiutare il corpo ad esprimersi in modo spontaneo, alleggerendolo da decori e dall’uso di un vocabolario abituale
Lavoro personale di ricerca: qual è il mio interesse com autore?
Durante questo periodo di condivisione a ciascuno è stata posta questa domanda, dalla quale poter iniziare una ricerca che potrà evolversi un giorno in un lavoro completo da presentare.
Ho avuto molto tempo a disposizione per ricercare materiale e sperimentare le idee che ho raccolto in forma di movimento. La caratteristica fondamentale di questo periodo è stato il tempo che ho avuto modo di sfruttare a mio piacimento per me stesso. Dalla domanda di partenza si sono innescati una serie di ragionamenti grazie ai quali ho esplorato i miei interessi e i miei dubbi: un mio lavoro può piacere a tutti? deve piacere a tutti? devo pormi un problema su quello che gli altri penseranno del mio lavoro? qual è la vera sorgente ispiratrice del lavoro? come evolve un progetto personale, quali elementi scartare e quali aggiungere con il passare del tempo?
Tutte queste ed altre domande che ho avuto modo di pormi mi hanno concesso di ascoltarmi e accrescere la fiducia in me stesso, specie nell’importanza della sperimentazione durante la fase di ricerca; non è importante costringersi a tracciare dall’origine la via giusta verso il risultato che desidero ottenere, quanto piuttosto affacciarmi verso l’obiettivo finale da diverse strade per scegliere al meglio la via giusta da percorrere.


