Il Festival Più che Danza si è svolto dal 26 novembre al 2 dicembre presso il Teatro Fontana a Milano. Ciascun partecipante di Incubatore ha avuto qui la possibilità di presentare un appunto coreografico della durata massima di 10 min, che si sarebbe svolto nel chiostro del teatro. Su questo progetto abbiamo lavorato circa un mese con la supervisione di Davide Valrosso, il quale aveva richiesto nello specifico che si lavorasse sul rapporto Architettura-Spazio-Corpo.

Il mio pezzo inizialmente si componeva di tre parti sviluppate in un area di passaggio dello studio di danza in cui abitualmente lavoriamo: la prima parte consisteva in un gioco di linee tracciate dai piedi all’interno di un rettangolo di linoleum nero appoggiato sul pavimento, di fronte alla porta in cui cercavo una qualità ritmica e organica della parte inferiore del corpo contrastata da un irrigidimento della parte superiore; la seconda parte consisteva nel superamento di questo spazio ristretto per andare nello spazio tracciando con molteplici parti del corpo scie orizzontali e verticali in dinamica nello spazio; la terza parte consisteva in una rotazione sull’asse verticale che si concludeva con l’uscita definitiva dallo spazio attraverso una porta. Da questo primo abbozzo di lavoro ho sviluppato poi una ricerca che si concentrava sulle spinte dei piedi in relazione allo spazio architettonico del chiostro, anche questa costituita da tre fasi. L’interesse principale si è concentrato sulla ricerca di un limite, inteso come stare su un limite e come disequilibrio. Riporto la sinossi di questo appunto coreografico, che descrive l’atmosfera e il tema dello stesso:

 

Lim 0 é un appunto coreografico sullo sconfinamento. Un sobbollire di spinte in uno spazio delimitato. Attraversare una linea per affacciarsi ad uno spazio più sottile. Un percorso che si snoda con cautela attraverso piccoli disequilibri.

Casa. Linea di confine. Casa. Un limbo. Linee di confini. Casa. Le piante dei piedi. Instabilità. Piedi. Sconfinamento.

 

Per molto tempo, nel periodo di ricerca e prova, mi sono trovata a intestardirmi sulla forma raggiunta dal lavoro perdendo in parte la sostanza e concretezza dello stesso. Nella fase finale però sono riuscita a scardinare parzialmente questo meccanismo e sono riuscita, modificando in parte la struttura che avevo delineato e lasciandomi la possibilità di reagire al momento, all’attimo presente, dando più valore ai task che mi ero assegnata piuttosto che alle forme che avevo delineato, ad essere con più forza aderente al tema che mi ero prefissata.

Questo appunto, Lim 0, è stato presentato in uno spazio ed un tempo condiviso con due mie colleghe. Le tre performance, della durata di 8 min., avvenivano contemporaneamente e condividendo la stessa traccia musicale. In questa unità di tempo e spazio abbiamo lavorato sulla possibilità di creare una ritmica comune ma alternata, in modo che non ci fossero momenti di calo energetico totale. La traccia musicale scelta interagiva inoltre con un lavoro di luci curato da Davide Valrosso, che creava flash, ombre e cambiamenti di colore in relazione con i ritmi della musica.

Durante la settimana di festival abbiamo avuto la possibilità di assistere alle prove tecniche degli spettacoli in cartellone, oltre che vedere ogni sera tutti i lavori proposti. In questo modo abbiamo potuto assistere al dietro le quinte degli spettacoli ma anche del Festival in generale. Questa occasione è stata molto interessante perché mi ha permesso di comprendere più chiaramente la craftmanship che sta dietro ad uno spettacolo, soprattutto dal punto di vista del light design, e il confrontarsi con proposte molto eterogenee ha illuminato la complessità e le infinite strade percorribili nella messa in scena di uno spettacolo o di una performance. Il tema della luce e dell’ombra era anche il tema eletto di questa edizione del festival e mi ha colpito molto quanto la luce e l’ombra siano parte integrante e imprescindibile di uno spettacolo, e quanto possano essere parte della drammaturgia di un lavoro. Il primo giorno di festival c’è stato un incontro sul tema LUCE/OMBRA, che ha aperto ulteriormente la riflessione sulla luce da un punto di vista teoretico. I relatori,Emanuela De Cecco, Alessandro Pontremoli, Rossella Lepore e Letizia Gioia Monda, e la mediatrice Franca Ferrari hanno contribuito a percorrere il tema sotto luci diverse ed arricchenti.

Partecipare a questo festival è stata un’esperienza molto formativa, soprattutto il percepire quanto duro lavoro implichi l’organizzazione e la gestione dello stesso, e quanto grande può essere però la gratificazione, nonostante contrattempi e complicanze siano parte del lavoro perennemente. Vedere così tanti artisti muoversi negli stessi spazi, il pubblico che fluisce e la possibilità di produrre eventi, incontri e spazi di sperimentazione e arte rende giustizia al duro lavoro e la fatica che un evento come un festival comporta.

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