Dissenso
/dis·sèn·so/
Il Festival Più Che Danza! è stato un caleidoscopio di esperienze e sensazioni.
Luci fucsia, sedie rosse, giradischi, fiori secchi, maxischermi, QR Code, batterie, lingue blu, tatami e corpi.
Corpi che dicono la loro, corpi che parlano, corpi che manifestano.
Il tema del Festival, affrontato anche durante il talk con il Professor Alessandro Pontremoli, è un tema potente e quanto mai attuale: il dissenso, l’atto di manifestare il proprio diverso sentire, il proprio disaccordo.
Quante possibilità si celano dietro questa parola, quanti corpi, quanti linguaggi differenti possono emergere quando si tratta di esprimere il proprio dissenso. In quei giorni, nella mia mente, le frasi entravano e uscivano liberamente, proprio come le ho scritte qui sopra… riflettevo sulle mille sfaccettature del dissenso e sul suo significato. Mi sono sentita una spugna, cercavo di assorbire tutti gli stimoli possibili, tutte le informazioni, gli spunti di riflessione… per custodirli, comprenderli, farli miei per poi dissentire.
Ogni giorno del Festival mi sono lasciata trasportare dalle diverse sensibilità che incontravo. Ogni performance è stata un viaggio nelle emozioni e nei pensieri altrui, una scoperta continua di nuovi modi di sentire il mondo, di nuove sensibilità, di nuove traiettorie. Ogni movimento, ogni gesto, ogni linguaggio visivo e sensoriale era dissenso.
E questo mi ha fatto riflettere…
Il dissenso è un atto creativo e necessario, un modo di affermare la propria individualità e di costruire ponti verso l’altro.


