PAROLE CHIAVE: materia inorganica, plasticità. Materia inorganica come possibilità di pensare oltre il soggetto cartesiano. Plasticità: legata alla brain plasticity, una struttura che pero mantiene la possibilità di adattarsi e modificarsi. Immaginazione: in che modo agisce l’immaginazione sul corpo? Si può attivare processi immaginativi organici, che agiscono sulla concretezza del corpo, ma si può deviare sul mentale, sul tentativo di palesare una interiorità. Mi seduce la possibilità di abbattere la gerarchia mente-corpo, la possibilità di sperimentare l’immaginazione come un processo organico.
Una parte della prima giornata è dedicata alla presentazione di sé e del proprio lavoro. In quel frangente proviamo a considerare lo spazio che occupa il nostro corpo in relazione agli altri (la distanza dagli altri corpi, la postura, etc…) come integrato nella presentazione che stiamo facendo. OSSERVAZIONE: a volte ci si affida con troppo abbandono alla parola, come se fosse priva di corpo, e non ci si rende conto della falsità di tale proposizione.
Pratica dell’idillio allargata (Lorenzo Morandini): punti chiave = idillio e ripetizione. Ognuno sceglie un posto nello spazio e assume una posizione comoda (potresti dover stare in questa posizione a lungo).
viene richiesto di scegliere un movimento che possa essere ripetuto in modo costante nel tempo, a cui ne viene aggiunto un altro dopo un po’. Ripetizione e accumulazione sono connessi alla richiesta di visualizzare un posto naturale non influenzato dall’uomo.
Osservazioni: Nelle richieste formulate prima e durante la pratica erano presenti contemporaneamente il volere precisamente l’evocazione di un ambiente naturale e l’indicazione di lasciarlo emergere SE emerge. Lasciare l’ambiguità tra le due indicazioni può produrre una vaghezza nella richiesta. Una possibilità può essere far sperimentare entrambe le possibilità separatamente: l’emersione dell’immagine e l’immagine guidata, inserita a priori.
POSSIBILITÀ: cosa succede se invece vado a ricercare un paesaggio che osserva me piuttosto che visualizzare un paesaggio? È possibile che il mio stato possa arrivare da là?
Qual è l’origine dei gesti che entrano nella ripetizione e accumulazione? Come si rapportano al paesaggio? Magari è il paesaggio che origina i gesti. Oppure lavori solo nella ripetizione.
Un approccio olistico alla propria ricerca non permette di entrare nella complessità, un approccio analitico invece (trattare i singoli elementi e le singole questioni separatamente) permette di specificare e arricchire la propria ricerca.
IL CORPO INORGANICO:
Mi relaziono al corpo dell’altro come fosse un oggetto, materia inorganica. Come se non fosse un corpo ammantato di tutte le assunzioni e le conoscenze che presumo quando mi relaziono al corpo umano. Come manipolo, che azioni opero su un corpo inorganico?
Percuotere
Scuotere
Lanciare
Leccare
Mordere
Soppesare
Lanciare
Rotolare
Sedersi sopra
Mettersi sotto
Sfiorare
Percuotere
Suonare
…prosegui la lista a piacere…
Mettersi in relazione con questo corpo non é però un’operazione neutra: tutta una serie di censure, cesure e limiti indirizzano il tipo di azioni che compio, le zone del corpo che mi permetto di toccare. Ci sono delle zone del corpo che lo rendono molto corpo, molto umano, fanno emergere il tema della sessualità.
Possibilità: sessualità plastica = considerare zone erogene più varie rispetto a quelle che consideriamo di solito. Percepire la grana dell’esperienza, farsi muovere da essa verso azioni e sensazioni non codificate a priori.
Delineazione o cinque zone (zone-limite): piedi, ventre, genitali, seno, viso. Riconoscere i limiti entro cui mi muovo, le regole non palesate che informano il mio agire ed il mio stare. Aprire la possibilità del rovesciamento, della ri-conformazione del confine. Plasticamente.
La pratica nei giorni si è evoluta ed è cambiata: partendo da una sperimentazione di tutte le azioni che posso compiere su un corpo inorganico siamo arrivati a cercare di relazionarsi alla stanza ed agli oggetti inanimati come se fossero vivi: massaggiandoli, accarezzandoli, torcendoli… una progressiva operazione di rivolta contro il preconcetto, contro i preconcetti che informano il nostro agire: riconosco l’esistenza dei tabu e delle convenzioni in modo da poterli flettere e mettere alla prova. Provo a modificare il filtro del mio radar rivolto al mondo.
PRATICA GIOVANNI: L’ACQUARIO. Abbiamo vissuto davvero l’acqua? Quanto l’immaginazione entra nel corpo o quanto porta fuori dal corpo. Memoria dell’esperienza, mettere in atto delle ripresentazione, seguire quello che è un concetto legato alla situazione immaginativa proposta, immagine su cui stiamo lavorando.
PRATICA GIACOMO: come se stesse lavorando su una messa in scena, eravamo tutti dentro, nessuno è uscito dalle indicazioni. Creare un immagine collettiva. Voleva andare verso un rito tribale. Matteo osservava che sembrava più una rappresentazione medievale invece.
PRATICA ELENA: PERMAFROST, su spazio-tempo. Qui la pratica ha meno a che vedere con la visualizzazione di immagini perché parla di memoria. Cinque anni e cinque parole più l’aggiunta di un anno a sorpresa durante l’esperienza. Elemento sorpresa è stato interessante: innovazione, trovare delle soluzioni immediate, nel momento.
Differenza tra pratiche presentate organizzate e quelle che sono condotte mano a mano, le seconde prevedono la sorpresa. Lotte Vanderberg: “Time Loop”: indica da dove viene la pratica indiani d’America in cui si prende le decisioni relazionandosi sia agli antenati che hai pronipoti. Discorsi con prospettive diverse. Prospettiva: faccio finta di essere questa cosa e in questo posto e la funzione mi permette di agire in un altro modo. Piu che andare a buttare addosso ai corpi un determinato corpo, di strumenti per costruire un nuovo corpo o una nuova prospettiva da cui partire per costruire qualcosa insieme.
Task impossibili: metto il corpo nelle condizioni di tentare! È importante che mi chieda “dove sono?” strategie che metto in atto, e lo stato che produce il task è importante non il fatto che io compia il task. Sei nella condizione di fallire.


