diario di bordo 2022-2024

intravista | Milano, settembre 22

By 27 Settembre 2022No Comments

A: eccoci qui, io e te, tu ed io.

B: eccoci, ora.

A: come possiamo chiamarla questa intervista dove io mi intervisto da sola e tu parli con te stessa, insomma dove entrambe qui parliamo da sole e per l’altra?

B: forse non inter-vista, ma intra-vista. Così rimaniamo tutte all’interno e tutte fuori di noi. Che ne dici?

A: va bene.

B: allora possiamo iniziare.

A: sì, iniziamo. La prima domanda che ti pongo: ti senti mai sola?

B: no, mai. Quasi mai. O forse proprio mai. E allo stesso tempo quando c’è troppo casino e tutti parlano uno sopra l’altro a voce piena, sì, lì mi sento davvero molto sola.

A: mi sembra di capire che la solitudine è una condizione che attraversi quando sei in mezzo a tante altre persone.

B: sì.

A: in che senso?

B: quando il mio tempo non è quello degli altri, lì, mi sento sola. Quando tutti ballano ad una festa e io sto perfettamente immobile in ascolto della mia circolazione sanguigna per esempio. O quando un gruppo è in posa per una foto e io passo lì vicino camminando. Oppure quando sono sveglia accanto ad una persona che sta sognando e si muove nel letto di un moto completamente autonomo ed emette qualche suono di una lingua che non conosco.

A: è l’esperienza di un fuori-luogo o di fuori-tempo.

B: sì, o forse più di un contro-tempo, di un tempo che non coincide, di un tempo che non combacia.

A: è un’esperienza condivisibile, in fondo.

B: sì, se le condizioni lo permettono. Ma è un’esperienza anche molto fragile. È difficile farsi capire quando se ne parla.

A: c’è la necessità di un corpo di mezzo.

B: sì, un corpo, uno spazio-tempo che permetta quell’incontro, proprio quello lì. Due è tutto fuorché un numero perfetto. Due è sempre troppo o troppo poco.

A: la questione è il corpo di mezzo, un corpo terzo, un corpo dove possa avvenire la condivisione di contro-tempi, di tempi che non combaciano.

B: sì.

A: e come si costruisce questo corpo?

B: non lo so questo, l’ho visto accadere, ma non l’ho mai costruito perché lo volevo, cioè perché era mia volontà costruirlo. Accade e basta, ogni tanto.

A: eppure è necessario che ci sia.

B: sì, il punto è essere almeno tre, perché c’è la relazione che è un corpo autonomo e poi due che si dicono autonomi e stanno mentendo.

A: è una danza a tre

B: una danza sul posto, qualcosa di immobile che vibra e fa vibrare anche lo spazio e il tempo

A: come l’atmosfera prima di un temporale

B: una densità che accumula e attende

A: una densità sintetica

B: sintetico, è una parola interessante. Penso ai tessuti che tengono caldo perché puzzano e viceversa ma anche allo stesso tempo alle cose espresse brevemente, in maniera densa.

A: ma dicevamo quindi del corpo di mezzo, di quel corpo-spazio-tempo vibratorio che eccede il due e permette l’incontro.

B: sì.

A: e che differenza c’è tra il corpo di mezzo e i corpi di lato?

B: percepiscono la temperatura in maniera differente, ma i corpi possono circolare. Prendono il nome dal ruolo che ricoprono e non viceversa.

A: capisco ma ci devo pensare meglio.

B: comunque, per la costruzione del corpo di mezzo, di cui mi chiedevi prima, forse ha a che fare con abbassare il volume e alzare la temperatura. Cioè con creare le condizioni per evaporare insieme.

A: evaporare intendi all’aperto?

B: fuori c’è la guerra.

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