PRATICHE DI CONDIVISIONE CON DAVIDE VALROSSO E FRANCA FERRARI
PRATICHE CON FRANCA FERRARI
1) Pratica sullo Spazio: a) ciascun partecipante si muove nello spazio dapprima camminando semplicemente e, successivamente, immaginando e tracciando delle figure geometriche tra il proprio corpo e lo spazio e tra il proprio corpo e quello dell’altro; b) riprendere l’esercizio precedente, ma ora cercare di avere dinamiche diverse tra i corpi e non fermarsi mai.
Parole chiave: spazio, camminata, tracciare, figure geometriche, dinamica.
Osservazioni:
– Rispetto all’inizio dove vedevo solo figure geometriche “classiche”, pian piano (attraverso l’introduzione dei gesti e delle forme assunte dai diversi corpi) le figure e lo spazio diventano più complessi, completi e articolati. Riempire una stanza le dà pienezza e dimensione e risulta molto più grande rispetto a quando è vuota.
– Ad un certo punto, durante il lavoro, è stata percepita dal gruppo “un’esigenza architettonica”. Ma cosa è successo durante la pratica? All’inizio, la prima sensazione percepita è che lo spazio vuoto tra i corpi era orizzontale; successivamente, abbiamo introdotto l’uso degli arti: questo ha permesso di introdurre il corpo pieno nello spazio vuoto.
– C’è stato poco rischio;
– C’è stata poca costruzione e articolazione spaziale;
– La Presenza diventa presente attraverso la ripetizione delle geometrie dell’altro;
– É stato tutto molto lento e non c’è stata un cambiamento ed un rischio nel tempo e nel ritmo.
– Oltre alla velocità, poteva succedere altro? Cioè, cosa poteva succedere per approfondire lo spazio?
– Con l’introduzione della richiesta b) è accaduto che si è persa la concezione dello spazio ed è diventato tutto corpo e movimento. Ciò ha permesso di giungere alla terza pratica.
2) Pratica Tra spazio e movimento: sperimentare la soglia tra spazio e movimento/corpo. A turno, poi, ognuno aveva il compito di mostrare il confine che aveva trovato e le definizioni date a ciascun costrutto. Dal lavoro di ciascuno, sono emerse diverse interpretazioni date alla parola spazio: pieno e vuoto; possibilità e costrizione; variazione di densità; variazione di dimensione; qualcosa che c’è e qualcosa da creare; architettura; differenti piani sia a livello di percezione/sensazione sia a livello tattile.
Parole chiave: spazio, movimento, corpo, definire.
Osservazioni:
– Spazio e movimento si sostengono;
– A volte succede che il movimento sovrasta lo spazio;
– Lo spazio rimanda più al fuori e ad un processo di estroversione, mentre il movimento è più rivolto all’interno.
– Cos’è il movimento? Vi è movimento quando c’è una cambiamento nella relazione tra una parte e un’altra del corpo. Spesso in esso c’è lo spostamento che, invece, è un cambiamento nello spazio.
3) Pratica dei Piani: spostare il peso da un piano all’altro cercando di ricercare e oscillare tra la neutralità e la verticalità del corpo nel piano inclinato.
Osservazioni: è importante imparare a rilasciare la zona cervicale e cercare di “aprire” e dare spazio alla muscolatura per permettere al corpo di sperimentare l’asse nel piano verticale, orizzontale e inclinato senza irrigidirlo o contrarlo. Tutto questo può avvenire se e solo se la persona si mette al servizio delle tre dimensioni energiche (verticale, orizzontale e inclinato) e queste ultime entrano in relazione tra loro.
Scoperte: che cosa non mi è chiaro? Che cosa ho bisogno di ridefinire? Cosa ho capito ora rispetto a prima? Per cercare di raggiungere un obiettivo è innanzitutto importante e fondamentale fondare la propria ricerca sull’intenzione di giungere verso ciò che si sta esperendo. Ho notato che per me è necessario “lasciar andare” mente e corpo, ossia essere sì attenti e consapevoli, ma non fissarsi su qualcosa. Anzi, testa e corpo devono essere sempre tendenti verso qualcosa affinché siano sempre attivi, dinamici e pronti.
4) Pratica sulla Fluidità: provare a ricercare la risorsa interna, quello spazio, quella dinamica, quella energia che consente al corpo di essere il più fluido possibile prestando attenzione a: come rendere il corpo il più fluido possibile nel passaggio tra un piano e un altro; e come rendere fluido l’entrata in un piano e l’uscita da esso.
Parole chiave: risorsa, fluidità.
Osservazione: cos’è la fluidità? Essa è anche un’apertura di spazi tra la muscolatura e le articolazioni, ma soprattutto oggi per fluidità si intende la trasmissione tra una parte e l’altra del corpo. Come la metto in gioco? Attraverso gli appoggi: la fluidità è data dagli appoggi su qualsiasi piano e, quindi, dalle diverse spinte che ne derivano.
5) Pratica Dei Pesi e Degli Appoggi: a) lavorando a coppie, uno assume una posizione con almeno tre appoggi al suolo. Il compagno, invece, osserva e indica qual è l’appoggio più pesante e quello più discriminante (dove c’è meno peso). Poi prende quest’ultimo e lo posiziona al posto del primo. La persona manipolata deve avere il corpo disponibile e aperto al cambiamento; b) fare lo stesso da soli; c) riproporre lo stesso esercizio, ma trovando i punti di appoggi non solo al suolo, ma anche nello spazio per provocare lo spostamento del corpo attraverso lo spazio.
Parole chiave: appoggio più pesante, appoggio più discriminante, manipolare, corpo disponibile, corpo aperto al cambiamento.
6) Pratica di Imitazione: guardare due compagni che fanno l’ultimo esercizio descritto nel punto 5. Cercare di capire la loro modalità di interpretazione della richiesta e provare a riproporla nel proprio corpo e nella propria ricerca.
Osservazione:
– Provare a mettere nel proprio corpo strategie di altri, consente di trovare nuove strade e trasmissioni di movimento nel proprio corpo.
– Quando si sposta il punto nello spazio, interessante è il percorso che non è uno solo, ma sono molteplici e per arrivarci si può (anzi si deve) proliferare il movimento, ossia trovare altre vie per non arrivarci in modo diretto. È attraverso questo e grazie anche alla “frastagliazione” del movimento che è possibile trovare la trasmissione del movimento nel corpo.
– TROVARE L’ESSENZA CHE È L’ESSERE E NON IL FARE. Certo, agire è importante, ma prima bisogna essere.
7) Pratica sulla Generazione del punto guida attraverso la relazione tra forza di gravità e punto d’appoggio: a) lavorare a tre: uno si sdraia a terra e rimane in uno stato attivo-passivo di ascolto, ma anche di organizzazione consapevole del corpo; un altro fa da punto guida prendendo una parte del corpo del compagno a terra e portando questa parte sulla verticale, poi spinge, verso alto e in modo costante e continuo, il punto sino a quando la persona (se possibile) si alza in piedi; il terzo partecipante, invece, ha il compito di far percepire alla persona manipolata le parti del corpo che salgono e spingono nella verticale, e quelle che, invece, vengono attratte dalla forza di gravità; b) provare a fare lo stesso da soli e poi sperimentare, sempre da soli, la possibilità di portare il punto su un piano inclinato per dirigere il corpo nello spazio.
Parole chiave: punto guida, organizzazione consapevole, forza di gravità, punto d’appoggio.
Osservazioni:
– Quando un punto del corpo viene sospeso nella sua verticale, si crea un’opposizione delle forze che produce e genera spazi all’interno del corpo. Questo tipo di corpo lo abbiamo definito come CORPO DEMOCRATICO perché è sempre in contrapposizione; quando, invece, il corpo segue in modo rigido e uniforme/unitario, parliamo di CORPO FASCISTA.
– Vedo ciò che scende? Vedo ciò che sale? Vedo ciò che spinge? Affinché si possa vedere e percepire tutto questo, è importate che il punto che sale spinge in continuazione sulla verticale senza fermarsi, mentre le parti che scendono devono essere costantemente attratte verso il basso e verso la forza di gravità.
– Quando il punto è nella verticale, esso cade proprio sotto il corpo.
8) Pratica del Punto guida come generatore di spirale: il punto guida (vedesi esercizio 7) diventa circolare sino a produrre un corpo spiralato.
Osservazioni:
– La spirale è un percorso, determina un volume, non attraversa, ma circumnaviga.
– La circumnavigazione intorno ad un punto, consente di creare delle opposizioni dove le parti del corpo vengono attratte dalla gravità. L’organizzazione è più potente dell’opposizione.
– Non c’è un tutt’uno, ma c’è un collegamento di atti e il collegamento è anche un ritorno per un nuovo inizio.
9) Pratica sul Baricentro: a) tracciare una precisa traiettoria scelta a priori nello spazio e metterla in evidenza attraverso il baricentro. Vedere, a turno, ciascun lavoro e ognuno doveva cercare di tracciare su un foglio lo spazio composto dal baricentro in movimento; b) una persona scelta, decide tre tra i disegni spaziali tracciati nell’esercizio a). Quindi le tre persone scelte si posizionano nello spazio e ciascuno ripercorre il proprio lavoro. Chi è fuori, osserva ciò che accade nello spazio e le relazioni che si formano e fornisce delle indicazioni per potenziare le qualità, le dinamiche e le risorse del lavoro che si sta delineando.
Osservazione: solo se si sostiene costantemente il baricentro (facendo così anche poco rumore), si traccia in modo chiaro e definito la differenza tra curva e angolo e si spinge per far vedere di più il disegno, è possibile osservare non il corpo, ma bensì lo spazio che si muove. Ma come rendere chiaro il baricentro o, più in generale, qualsiasi altra questione indagata? Solo quando non si confonde la questione con altri principi, si produce chiarezza e senso.
10) Pratica sul Punto guida, Punto in opposizione, Punto d’appoggio: singolarmente lavorare dapprima sulla percezione dell’origine del movimento a partire da un punto guida e, in seguito, porre la propria attenzione sulla spinta e sull’opposizione, ma senza perdere il punto guida.
Parole chiave: punto guida, punto in opposizione, punto d’appoggio.
Osservazioni:
– differenza tra quando il movimento origina dal punto guida e quando, invece, nasce dal punto in opposizione poiché questo porta a produrre differenti scomposizioni corporee.
– Destabilizzare costantemente il proprio peso per promuovere e generare dinamica, movimento e cambiamento.
– Focalizzandomi sulla spinta e sull’opposizione, piuttosto che sul punto guida, riesco a trovare di più la scomposizione, la forza e la stabilità.
– Non mi devo concentrare troppo sull’opposizione e volerla fare a tutti i costi. Lascio agire le forze (l’Altro) perché troppa opposizione blocca il corpo e la spirale. Dunque l’opposizione è sempre temporanea.
– Creare spazio, espansione per andare oltre e mai sotto la propria verticale altrimenti la dinamica si arresta.
11) Pratica sul Disegno di uno spazio per porre una pratica: a) partire da tutto il lavoro, dalle tematiche affrontate e da tutti gli esercizi esperiti durante la settimana, scegliere una pratica e porla all’interno di uno spazio disegnato a priori; b) poi, a turno, ciascuno condivide con gli altri quanto ricercato.
Osservazioni:
– Quando si parla di spazio, si parla di planimetria ossia di percorso.
– È possibile mantenere e lasciare elastico il corpo, pur mantenendo la forma uguale.
– Ogni punto guida deve generare cambiamento. Ogni cambiamento genere sempre cambiamento.
– Il cambiamento operato dal punto guida può anche determinare un cambiamento di energia e quindi generare materie differenti. Il cambiamento è strutturale del movimento.
– Viaggiare su un piano è diverso che viaggiare in un luogo perché il piano permette di scorrere all’infinito.
12) Pratica di Generazione di spazi diversi: ciascuno riprende la propria pratica e il proprio spazio costruiti ed esposti. Due persone (possibilmente con pratiche diverse) entrano nello spazio. Ciascuno inizia dalla propria pratica e poi, attraverso un percorso logico, entrano nella pratica dell’altro e provano a sostituirla alla propria e/o a integrarle.
Osservazioni:
– Si nota come le persone non sono mai diverse poiché spazi, qualità e dinamiche vengono condivise e scambiate costantemente.
– Questo lavoro impedisce l’imitazione del movimento.
PRATICHE CON DAVIDE VALROSSO
1) Pratica sull’Ascolto: a) posizionarsi singolarmente nello spazio e abbastanza prossimi l’uno all’altro. Ruotare su se stessi spiralando e ad occhi chiusi. Il task è quello di provare a generare o a interrompere il movimento quando si percepisce che tutto gli altri sono in moto o sono fermi; b) riprendere il movimento rotatorio spiralato ma ad occhi aperti e provare a svilupparlo per vedere quali altri movimenti può generare. Questo esercizio farlo prima singolarmente e poi a coppia cercando di sperimentare insieme la sospensione.
Parole chiave: spirale, prossimità, movimento rotatorio.
Osservazioni:
– Da dove arriva la sospensione? Esiste una soglia sottilissima tra sospensione e fermezza del gesto. Non solo, ma quando nella sospensione entra in gioco lo sguardo, la relazione diventa umana prima che cosmica. È importante essere consapevoli di questo poiché ciò implica la capacità di prendere altre scelte e altre decisioni.
– Ricordarsi che l’asse fa parte del corpo, mentre la verticale è un campo magnetico;
– Oggi sembra necessario essere democratici, ossia saper uscire da sé.
2) Pratica sulla Spirale: a) partire a coppie rimanendo a terra. Chi manipola ha il compito di appoggiare la sua mano su una parte del corpo di chi viene manipolato cercando di costruire una bolla energetica della coppia; chi è manipolato, invece, deve dapprima ascoltare e percepire in quale parte precisa del corpo è posta la mano e l’energia del compagno e, successivamente, provare a far generare il movimento solo da quel punto organizzando tutto il corpo al fine di generare opposizioni, spirali e trasmissioni così permettendo lo spostamento nello spazio; b) fare lo stesso esercizio, ma chi manipola pone due mani in punti diversi (vicini o lontani) sul corpo del compagno, mentre quest’ultimo deve cercare di far generare il movimento a partire dal punto che cade a metà tra le due mani; c) ripercorrendo le sensazioni esperite, provare a fare lo stesso esercizio da soli, prima rimanendo a terra e poi gradualmente (attraversando lo spazio) da terra salendo in piedi e viceversa.
Parole chiave: manipolazione, spirale, bolla energetica, generare il movimento, opposizioni, trasmissioni.
Scoperte: focalizzarsi su un singolo punto come origine del movimento consente di dare vita e significato a tutto il movimento successivo e alla produzione di un gesto.
3) Pratica Compositiva sulle spirali: a partire da tutto il lavoro fatto nelle prime due pratiche, provare a fare una composizione coreografica lavorando sul costrutto di spirale. In seguito ciascuno fa vedere l’esito della propria ricerca. Gli osservatori hanno il compito di guardare il lavoro e per ciascuno, su un foglio, disegnare in un rettangolo il ritmo, in un quadrato lo spazio e poi attribuire tre parole al lavoro visto.
4) Pratica del Drammaturgo: lavorando a coppie, uno riprende la propria composizione, mentre l’altro agisce su questa composizione modificando degli elementi che secondo lui sono importanti al fine di far risaltare il task iniziale (lavoro sulla spirale).
Scoperta: guardare e modificare il lavoro di un altro, credo sia un’azione molto delicata perché si parte da una struttura già in essere e creata da un altro. Quindi come guardare? Come modificare?
Questa riflessione nasce dal fatto che chi deve apportare delle modifiche ha delle sue modalità soggettive, dei suoi valori, principi, modelli e delle lenti specie specifiche con cui guardare la danza. Pertanto, mi chiedo se è possibile lavorare in modo neutro e se e quanto è giusto introdurre la soggettività. Esistono degli strumenti per entrare in modo adeguato e funzionale nel lavoro dell’altro?


