PRATICHE DI CONDIVISIONE CON MARCO D’AGOSTIN
1.Pratica di Riscaldamento: quotidianamente ci venivano presentate e proposte diverse sequenze di riscaldamento della voce che erano uguali ogni giorno. Venivano fatti esercizi che facevano uso di vocali, consonanti, scioglilingua inglesi e canzoncine che servivano per ammorbidire e riscaldare l’apparato fonetico, migliorare l’uso della voce e aumentare la mobilità della bocca e della articolazione delle parole.
2.Pratica Corpo-Voce: a) decidere un pezzo di una canzone o di un testo che si conosce molto bene; b) entrare nello spazio, prendere un frammento di quel testo (può essere una frase, o una parola, o anche una sillaba, o una sola lettera, etc.) e metterlo in loop. Questo frammento può cambiare nel corso del tempo; c) usare il corpo in due modi: 1. Si muove coerentemente con la ritmica e l’intensità della voce e del testo o della parola usati; 2. Il corpo assume una posizione che sostiene ed enfatizza quel loop.
Parole chiave: frammento, ritmicità, intensità, tonalità, coerenza, sostegno.
Osservazioni:
– Difficoltà a creare una dissociazione tra corpo e voce.
– Fatica a trovare un’evoluzione del loop.
– Difficoltà a mantenere il loop per tanto tempo.
3.Pratica We are family: a) si parte in cerchio guardandosi negli occhi e si immagina di essere in un deserto laddove, sotto la sabbia, è sepolto il frammento “We are family”; b) piano piano, far emergere questo frammento con la voce partendo da emissioni di suoni fino a raggiungere la completa emissione di “We are family”; c) il corpo può decidere di muoversi coerentemente con la voce o in dissociazione o assumere una forma che sostenga la voce. Tutto questo in sintonia con gli altri componenti del gruppo.
Parole chiave: sabbia, deserto, sintonia, accordi, emissioni, suoni.
Osservazioni:
– Difficoltà di sincronizzazione con gli altri membri del gruppo causa poco ascolto.
– Corpi poco compromessi e a tratti scollati dalla voce.
– Alcune volte ci sono stati protagonismi che hanno indirizzato la dinamica di gruppo.
– Poca progressione.
– Ci sono state molte ripartenze che hanno creato gap e micro ricerche.
– Difficoltà generale di lavorare in gruppo.
4.Pratica sul Tempo: a) scegliere il frammento di una canzone o di un testo narrativo; b) ripetere questo frammento a loop (che può cambiare nel corso della pratica) su una linea retta, che va da una parte all’altra della stanza, e che è divisa in tre aree: presente, passato, passato remoto; c) passare queste tre aree e rifacendosi ad un proprio immaginario, vedere come evolve, progredisce o regredisce il frammento, la sua emissione vocale (intensità, tonalità, etc.) e come di conseguenza si modifica anche il corpo.
Parole chiave: voce e corpo nel presente, voce e corpo nel passato, voce e corpo nel passato remoto.
Osservazioni:
– Andando dal presente al passato c’è una rarefazione del suono e delle parole sino ad arrivare ad una emissione molto primitiva come quella degli uomini primitivi o dei neonati.
– Nel passato remoto si assiste ad una sperimentazione maggiore del suono e delle sue innumerevoli varianti.
– Andando dal passato remoto al presente, si assiste ad un passaggio da una semplificazione ad una complessificazione del suono, ma anche da una complessificazione ad una semplificazione del contenuto.
– Quando l’ho fatto, non ho avuto immagini, ma è stato tutto molto naturale e spontaneo. Pura ricerca e scoperta.
– Quanto ho giocato d’anticipo?
– Quanto il corpo ha anticipato la voce?
– Quanto la voce ha influenzato il corpo?
– Avere e mantenere la fiducia nelle istruzione per permettere di entrare appieno nella ricerca.
– Ad ogni centimetro è importante rinnovare le proprie intenzioni e istruzioni.
– Quando il cervello è impegnato in altro (in questo caso nell’uso delle parole e della voce), il corpo cade inevitabilmente in alcuni automatismi che bisogna cercare di evitare.
– Un punto complesso è l’attacco: come inizio? Quale intenzione, quale intensità, quale intonazione, quale movimento faccio per primo?
5.Pratica One Word for One Movement: per ogni parola fare una piega del corpo. Pian piano dissociare il corpo.
Parole chiave: pieghe
Osservazioni:
– Complessità nel variare la ritmicità.
– Molta inibizione.
– Difficoltà a trovare costantemente e continuamente parole.
– Questo esercizio aiuta a trovare sistemi ritmici che altrimenti non si usano.
– Permette di rendere il corpo più preciso e più focalizzato.
– Stando dentro la pratica per tanto tempo, le parole ad un certo punto fluiscono naturalmente e il corpo si dissocia dalla voce e dal significato delle parole.
6.Pratica dell’Attacco: a) disporsi in cerchio. Dentro al cerchio ci deve essere minimo una persona e fuori dal cerchio ci devono essere almeno tre persone; b) entrare nel cerchio e senza pensare: 1. Parte prima la voce con un frammento di un testo e poi il corpo; 2. Parte prima il corpo e successivamente la voce; 3. Partono corpo e voce insieme; c) creare istantaneamente un assolo dove corpo e voce sono completamente dissociati cercando di mettere in gioco tutto ciò che si è sperimentato anche nelle pratiche precedenti. Il conduttore esterno ha un bonus: attraverso un segnale sonoro chiede al danzatore di togliere la voce e usare solo il corpo e, successivamente, attraverso un altro segnale, viene reintrodotta la voce.
Osservazione: Togliere il pensiero aiuta ad agire in modo più istintivo e intuitivo.


