PRATICHE DI MARCO D’AGOSTIN

1.Pratica del Triangle: pratica creata per giungere alla progettazione di una nuova pratica. Essa parte da tre semplici istruzioni di base (a. almeno due persone dentro lo spazio e almeno una fuori nel pubblico; b. stare fermi di fronte al pubblico; c. rimanere in piede e non fare nulla) e pian piano, ad ogni sessione di feedback dopo la pratica, creare delle istruzioni che si assommano e vanno a costruire, di volta in volta, la nuova pratica. Le istruzioni che sono state prodotte durante la sessione di febbraio:
-Prestarsi come testimoni della complessa rete di stimoli che il corpo ci manda;
-Sono dentro a un loop di energie tra me, chi mi sta intorno e chi è nel pubblico;
-Non c’è un progetto di sviluppo né un piano estetico;
-Affinché il processo abbia una visibilità è necessario concedersi la sospensione di testimoniare al microscopio;
-Non è una pratica sull’autocensura;
-La responsabilità è condivisa con gli altri;
-La decisione di entrata e di uscita fa parte della pratica e ha le stesse domande della pratica;
-Tenere in vita la domanda: questo processo sta accadendo naturalmente o lo sto facendo accadere?;
-Sto registrando e/o trasformando le istruzioni?;
-È possibile inibire solo quando si è oltrepassato il limite dell’istruzione base della pratica;
-Non è una pratica sulla stasi;
-Iper-presenza: sono così dentro di me che sono fuori da me;
-Lasciare che gli impulsi agiscano.

Parole chiave: percezione, ascolto, stare, contemplazione, iper-presenza, impulsi, otput.

2.Pratica del Tocco: pratica divisa in quattro fasi:
a.Fase 1: lavorando a coppie, uno semplicemente tocca diverse parti del corpo del compagno, mentre quest’ultimo prova a capire se e quale tocco evoca in lui immagini e/o ricordi.
b.Fase 2: ripetere la fase 1, ma ora chi tocca racconta una storia di sé al compagno. Essa deve essere diversa per ogni parte del corpo toccata.
c.Fase 3: un solo tocco, un solo racconto.
d.Fase 4: partendo dall’esperienza delle tre fasi precedenti, riavvolgere la memoria e creare un piccolo “bonsai” di 1-2 minuti.

Parole chiave: tocco, ricordi, immagini, racconto, sé.

3.Pratica dall’Aperto al chiuso: pratica divisa in cinque fasi:
a.Fase 1: andare in uno spazio aperto e per 40 min. seguire i propri bisogni;
b.Fase 2: sempre in uno spazio aperto, fare un gesto che mi renda pubblico;
c.Fase 3: per 40 min. seguire una persona e mimetizzarsi;
d.Fase 4: rientrare al chiuso e ripercorrere quanto esperito fuori;
e.Fase 5: riavvolgere memoria e sensazioni delle fasi precedenti e creare un “bonsai”.

Osservazioni: in generale, ma soprattutto nella seconda fase, c’è stata una forte inibizione data da imbarazzo e vergogna che ha provocato un’assenza di azione sia all’esterno sia nella danza quando sono rientrato al chiuso.

Parole chiave: bisogni, esposizione, ripercorre l’esperienza, memoria.

4.Pratica del Quadrato: partendo da una propria sequenza personale, attraversare lo spazio diviso in quattro quadranti (prestare attenzione  alle transizioni): emozioni positive; emozioni negative; l’altro; percezione. Al termine, riavvolgere il nastro dell’esperienza e costruire un “bonsai”.

Osservazioni: ho percepito una grande libertà, necessità di danzare, sperimentare, muovermi nello spazio. è stato un momento di totale liberazione da sé e dal proprio corpo per sentirsi mossi da qualcosa e rendere il proprio corpo plastico e malleabile.

Parole chiave: libertà, sperimentazione, desiderio, spazio.

5.Pratica del Moving Triangle: riprendere tutte le istruzioni della pratica del Triangle sino a quel momento create, ma ora lo scopo è quello di muoversi sempre senza mai fermarsi.

6.Pratica sul Desiderio: entrare uno alla volta nello spazio e per 3 min. fare ciò che si desidera.

7.Pratica sulla Composizione: ciascuno deve scegliere due filmati: uno che fa ridere e uno che fa piangere. Mettersi a coppie: uno fa il coreografo e l’altro l’interprete. Il coreografo sceglie uno dei due video e lo trasforma in coreografia.

Parole chiave: organizzazione, tempo, problem solving, capacità decisionali, creatività.

PRATICHE DI DANIELE NINARELLO

La pratica proposta da Daniele, durante questa sessione di lavoro, ruota intorno al concetto di MOVIMENTO REAZIONARIO per cercare di capire la differenza tra ciò che accade fuori e ciò che accade dentro di sé. Come persona che percepisco, è naturale che seleziono: ma cosa seleziono? Come seleziono?
L’esterno influenza il mio corpo, il mio corpo influenza la mia struttura, la struttura produce movimento che è pensiero. Muoversi significa pensiero, pensare significa costruire/creare architettura.
A livello fisico il lavoro parte da due strutture poste all’altezza degli occhi, come terminazione della colonna vertebrale: lo sfenoide e il vomere. Le immagini arrivano ed entrano nei bulbi oculari e da lì, grazie alle due strutture sopracitate, entrano nella colonna vertebrale.
Questa pratica si concretizza attraverso 6 passaggi:
paesaggio
occhi –> colonna vertebrale
arti
pensiero
paesaggio

Infine, durante questa sessione, in connessione con questa pratica, abbiamo lavorato su tre concetti: automimesi, riflesso e associazione.

Parole chiave: vomere, sfenoide, occhi, sguardo, spirale, piacere, famigliarità, riflesso, moto reazionario, processo di evoluzione, autosomiglianza, riflesso, associazione, matrice,corpo espanso.

LEZIONE DI MANAGEMENT DELLE ATTIVITÀ CULTURALI CON GIANLUCA CHELI

Durante questa sessione di lavoro innanzitutto è stato diviso il gruppo in due. A ciascuno è stato chiesto di creare un progetto di coinvolgimento della comunità da presentare al Festival Dominio Pubblico al Teatro India di Roma a Giugno. Al termine, ciascun gruppo doveva presentare ed esporre il proprio progetto. Il giorno seguente è stato detto che poiché entrambi i progetti erano molto interessanti, avrebbero partecipato tutte e due, ma unendoli e mescolandoli in un nuovo formato.
In seguito, la lezione si è strutturata intorno ai bandi e alla loro compilazione, alla scrittura e stesura di un proprio progetto e ai circuiti regionali presenti in ciascuna Regione d’Italia sui cui bisogna prendere contatto per essere sostenuti nel momento in cui si decide di partecipare a un bando che richiede tale requisito.

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