Questa sessione di Incubatore è stata dedicata alla costruzione e produzione di ogni singolo lavoro coreografico. Dopo avere deciso il tema, il numero degli interpreti e gli interpreti ognuno ha avuto l’opportunità di lavorare tutti i giorni per giungere alla creazione di una partitura coreografica di massimo 10 minuti. Lungo il processo siamo stati aiutati dai 4 tutor (Franca Ferrari, Marco D’Agostin, Daniele Ninarello e Davide Valrosso) che si sono alternati lungo i 10 giorni. Durante questa sessione sono venuti a visionare i lavori i responsabili e organizzatori di Danae Festival per sceglierne 3 che dovranno esibirsi al Danae Festival il 07 Ottobre 2019 (presso il Teatro Elfo Puccini).

Entrando nello specifico, il mio lavoro, pensato per un solo danzatore in scena, affonda nell’esigenza di trattare il tema della gentilezza. Essa è diventata un piacere proibito. Nella nostra immagine degli esseri umani, la gentilezza non è un istinto naturale: siamo tutti pazzi, cattivi, pericolosi e profondamente competitivi. Le persone sono mosse dall’egoismo e gli slanci verso il prossimo sono forme di autoconservazione. Ma anche se il piacere della gentilezza è rischioso, è una delle cose più appaganti che abbiamo. Oggi il termine “gentilezza” abbraccia una gamma di sentimenti descritti con parole diverse: solidarietà, generosità, altruismo, benevolenza, umanità, compassione, pietà, empatia (Phillips A. & Taylor, B., 2009). Questo progetto si focalizza sulla tattilità: un tocco gentile, curante, accogliente e che accompagna in modo delicato e fragile il proprio corpo e quello di un Altro immaginario. Un corpo tattile mosso da e che muove gentilezza. Un corpo che cerca di rendere gentili gli occhi dello spettatore.

Per affrontare questo tema, ho pensato di dividere il lavoro in tre fasi temporali:

  • Lavoro in sala insieme ad un’altra persona per la costruzione coreografica attraverso dapprima l’uso di pratiche che focalizzano l’attenzione su due tipologie di tocco “gentile” (sfiorare e premere) e successivamente sulla creazione e strutturazione di una composizione coreografica a due che accentri l’attenzione sulla tattilità, sulla gentilezza e sullo studio “ossessivo” sia delle mani nel momento in cui toccano l’altro sia del proprio corpo nel momento in cui viene toccato dall’altro.
  • Dopo aver memorizzato la coreografia e aver studiato in modo analitico le proprie mani e il proprio corpo nel momento in cui viene toccato, la stessa sequenza verrà riproposta ma senza l’altro. Questa fase prevede la memorizzazione sia della propria parte sia di quella del proprio compagno.
  • Dopo essermi appropriato di alcuni principi imprescindibili di questo lavoro – la consistenza e la plasticità che il corpo assume nell’incontro con l’altro, la delicatezza, la “gentilezza” del contatto, l’intensità delle mani nell’incontro con l’altro – la terza fase prevede un processo di destrutturazione del gesto e della struttura coreografica sino a questo momento creati.

Avendo iniziato a lavorarci prima che iniziasse il corso, sono arrivato al 15 aprile entrato nella seconda fase. Dopo aver lavorato a questa fase, verso la fine della settimana, grazie anche ai feedback dei tutor, sono riuscito a entrare nella terza fase, provando a destrutturare il lavoro precedente per capire cosa fosse davvero la gentilezza e come renderla visibile e nel corpo e nella struttura coroegrafica.

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