INTRODUZIONE
Durante questa settimana di studio, di ricerca e di condivisione sono stati dati al gruppo lo spazio e il tempo necessari e individuali per iniziare ad immergersi nella scoperta degli interessi e delle necessità di ciascun partecipante. Ad ognuno di noi è stato chiesto su cosa volesse lavorare, ossia quale fosse la sua “urgenza” più immediata sui cui voleva spendere le sue energie, le sue riflessioni e le sue ricerche. Questo è stato il primo e più intenso momento di confronto con noi stessi per iniziare a riflettere su ciò che vogliamo, sullo scoprire quello che vogliamo essere, sulla nostra arte, sul linguaggio che vogliamo adottare. Non solo, ma sono stati anche momenti importanti, sia singoli sia di gruppo, per pensare a cosa significa costruire una pratica, come condurre delle persone attraverso la pratica, quali strategie trovare per accedere con il proprio corpo e con il proprio pensiero verso ciò su cui si vuole indagare. Ci è stato fornito anche il tempo per sperimentare sia le nostre pratiche sia dei primi studi al fine di ricevere feedback costruttivi per migliorare la nostra ricerca e per affinare la direzione da prendere. Non solo, ma anche per chi osservava gli altri condurre o si immergeva nelle pratiche degli altri o vedeva dei primi lavori erano momenti davvero utili per raffinare le proprie competenze osservative, critiche e costruttive per imparare sempre più come entrare nel lavoro degli altri e individuarne le risorse, le potenzialità e i limiti.
Quindi, ad ognuno di noi è stato dato quel tempo e quello spazio necessari per iniziare a capire, cambiare strada, modificare la propria ricerca, far evolvere la propria pratica, giocare, sperimentare e darsi la possibilità di lavorare senza avere la paura o l’ansia di commettere errori e sbagliare, ma sentirsi in un luogo protetto in cui provare, cadere, capire, impazzire per poi iniziare a trovare un senso.
Ma nonostante questa opportunità che ci è stata data, durante questa settimana abbiamo avuto anche il piacere di lavorare con ciascun docente attraverso le loro pratiche e questo è stato molto prezioso per dare una definizione al concetto di pratica, di condivisione, di conduzione, ma anche per iniziare a capire come uno vuole impostare la propria pedagogia.
PRATICA DI MARCO D’AGOSTIN: ARCHEOLOGICAL BODY
Pratica: Pratica corporea che consente di portare il corpo nello scoprire o nel ri-scoprire AZIONI PRIMARIE, CON GESTI SEMPLICI , NON EVOCATIVI, CHE CREANO PIEGHE IN UN CORPO DENSO E POLVEROSO. È un percorso nella storia dei gesti creati e ripetuti nei secoli dai propri antenati; un viaggio per soffermarsi e ri-trovare le azioni inscritte nel nostro DNA, azioni che hanno percorso la storia, che hanno attraversato corpi diversi e che sono giunte sino a noi, gesti che racchiudono il nostro passato e che riflettono i nostri antenati.
Osservazioni: è sempre interessante e piacevole ritornare all’essenza del gesto, semplice e pulito, senza evocazioni, senza forzature, senza costruzioni. Un’azione piccola, ma che racchiude tutti i messaggi dell’uomo; lenta, ma per far esplodere la potenza della storia e del ricordo; semplice, ma stratificata dagli anni e dalle ripetizioni.
PRATICA DI DANIELE NINARELLO: IMPULSI E STIMOLAZIONE DELLA CREATIVITÀ
- Pratica : Un percorso in evoluzione che parte da micro IMPULSI del corpo per poi intensificarli su una scala da 0 a 10 e creare un proprio VOCABOLARIO/ALFABETO.
Osservazioni:
– Ognuno ha dato una propria definizione di “ impulso” che ha permesso di portare alla luce la propria identità.
– Come nascono i segni alfabetici in una persona? Questa domanda presuppone risposte diverse a seconda del ruolo in cui ci poniamo: danzatore, coreografo, osservatore.
– Per rendere il proprio impulso chiaro e codificabile a chi ci guarda o a chi entra in relazione con noi, è necessario QUALIFICARE, ossia rendere chiaro e visibile ciò che è invisibile. Essa permette di creare un terzo corpo.
Scoperte:
– Differenza tra segno e gesto: il primo è l’epilogo di una trasmissione; il secondo, invece, è l’epilogo di un gesto.
– L’impulso è una vibrazione primordiale che crea un dialogo tra i corpi.
– Noi ci incontriamo in un punto in cui le nostre “canzoni” hanno le stesse vibrazioni. Ogni elemento è indispensabile e deve mantenere la propria indipendenza, ma deve togliere il proprio ego per creare una sincronia di gruppo/collettiva.
2. Pratica : Prendere un foglio ed una matita colorata. Disegnare un puntino al centro del foglio e poi un cerchio (di qualsiasi dimensione) intorno al puntino. Dopodiché, con qualsiasi colore, farsi ispirare dal puntino e dal cerchio per creare il proprio mandala. Dopo averlo creato, osservarlo e danzarlo. Alla fine della giornata, bruciare o buttare o stracciare il mandala.
PRATICA DI DAVIDE VALROSSO: PUNTI, ROTAZIONE , SPAZIO SPIRALATO , TRASMIGRAZIONE DEL GESTO E BICCHIERE
- Pratica : Lavoro corporeo che permette di trovare un PUNTO ORIGINE nel corpo da cui innescare una ROTAZIONE. A coppie, poi, lavorare sull’ INCONTRO della relazione e su come questo incontro influenza la relazione.
Osservazioni:
– La relazione può partire da punti diversi, può essere fatta dallo sguardo, dalla pelle, dalle ossa, da un punto del corpo, etc.
– Ognuno deve trovare il suo modo di lavorare che deve immediato: più ognuno trova risorse e limiti, più si spinge oltre poiché spesso si cade in un’attenzione che è offuscante e che fa perdere il proprio ruolo.
2. Pratica : In uno SPAZIO SPIRALATO, danzare in modo rotatorio e ogni tanto far COMPARIRE E SCOMPARIRE, in modo ripetuto, il proprio PARTNER-FANTASMA.
Osservazioni: Com’era il fantasma? Quanto ha influenzato la sua presenza o la sua assenza? I fantasmi compaiono improvvisamente e sorprendono oppure vengono chiamati? Quanto il compito domina la persona o quanto la persona domina il compito?
3. Pratica : In 10 minuti portare il corpo ad una velocità da 0 a 100, poi sdraiarsi a terra con il BICCHIERE COLMO D’ACQUA sullo sterno contando da 100 a 0 e, infine, riportare il corpo ad una velocità da 0 a 100 in 10 minuti.
Osservazioni: Come controllare il corpo e specifiche parti del corpo quando si è in uno stato di affaticamento e di IPOVIGILANZA per portare a termine il compito richiesto.
4. Pratica : Lavorando a coppie, ognuno propone un gesto semplice e lo ripete. Successivamente, solo uno dei due attua un processo di TRASFORMAZIONE E TRASMIGRAZIONE DEL PROPRIO GESTO NEL GESTO DELL’ALTRO. In un terzo momento, entrambi, contemporaneamente, attuano il processo di trasformazione dal proprio gesto a quello di chi osservano e in più passano a nuovi gesti e a continue trasmissioni.
Osservazioni:
– Si vede una logica sottesa, una terza presenza, un dialogo segreto.
– Qualificazione del gesto.
– Sguardo globale e non centrale.
– Farsi trasportare dalla potenza del gesto dell’altro perché è come se ad un certo punto si perdesse la connessione tra i corpi durante la trasmigrazione.
– Quando c’è sincronia biologica, si nota una logica sottesa.
PRATICA DI FRANCA FERRARI: CAMMINATA, BARICENTRO, SPOSTAMENTO, BRAINSTORMING
- Pratica : Camminare nello spazio prestando attenzione al corpo che cammina in avanti e indietro, alla direzione dei piedi, al baricentro e alla RELAZIONE TRA PIEDI E BARICENTRO.
Osservazioni: Qual è per me la relazione tra piedi e baricentro? Il baricentro è sempre un po’ più in là dei piedi, sbilanciando così il corpo e permettendo lo spostamento. I piedi salvano dalla caduta.
2. Pratica : Provocare uno SPOSTAMENTO mettendo in attivazione la direzione del baricentro.
Osservazioni: per provocare spostamento e continuità nello spazio, le parti del corpo devono andare oltre al baricentro.
3. Pratica : In una camminata sostenuta, creare impulsi a partire da specifici parti del corpo generando TRASMISSIONE DEL MOVIMENTO. Prima singolarmente e poi a coppie.
4. Pratica : Pratica del BRAINSTORMING: partire da una parola qualsiasi e poi associare, in un flusso libero, continuo e circolare, altre parole. Divisi in due gruppi, uno fa l’esercizio mentre l’altro che osserva e ascolta, trascrive tutte le parole dette da ciascun partecipante. Successivamente, riprendere tutte le parole e le inserisce all’interno di categorie. In seguito, scegliere una tra tutte le categorie create da ciascun membro del gruppo e inserirci le parole. Infine, scegliere dalla categoria alcune parole e provare ad usarle nel proprio lavoro e vedere se e come lo influenza.


