Settimana di condivisione con Matteo De Blasio
Focus della settimana:
Il lavoro di questa settimana ha avuto come focus specifico la pratica di “Feedback”: avere uno strumento standardizzato alla base aiuta a sviluppare alcune competenze (quali: osservazione, costruzione di un pensiero critico e oggettivo, capacità di dare feedback costruttivi e prospettici) ancora immature, ma indispensabili per questo lavoro. Avere un punto di riferimento, un punto guida aiuta a costruire una forma mentis e una modalità di pensiero che consente di guardare il lavoro coroegrafico degli altri, per essere critici e costruttivi sulle pratiche degli altri, per prendere spunti e migliorare se stessi e, infine, per ampliare, migliorare e far evolvere il proprio pensiero, le proprie idee e il proprio progetto/interesse/ambito di ricerca.
Parole chiave della settimana:
Feedback session, pratica, immagine, immaginario, inorganicità-organicità, piacere, zone erogene, narrazione, drammaturgia, paesaggio.
Pratiche:
- Pratica dell’Idillio Allargata di Lorenzo M.: lavoro sull’accumulo e sulla ripetizione del gesto nel tempo. Fare un movimento ripetuto nel tempo e nello spazio concentrandosi sull’andata e sul ritorno. Due opzioni di ripetizione: ciclicità e aggiunta di un movimento a quello precedente o evoluzione del gesto a quello precedente. Come ci si è sentiti? Come si è percepito il tempo? Sono arrivate delle immagini durante la pratica?
Parole chiave: paesaggio naturalistico, immagini, ripetizione, ciclicità, evoluzione.
Osservazioni:
- Lui ha chiesto immagini sul paesaggio naturale: è stata una richiesta molto vaga e più si è vaghi, più si crea omogeneità nel gruppo perché non c’è chiarezza e i singoli sono lasciati a sé e alle proprie interpretazioni.
- È importante capire qual è il proprio obiettivo e quale corpo si vuole creare: immagine vaga o precisa? La persone è dentro il paesaggio o è un elemento del paesaggio?
- Da dove parte, nasce o scaturisce il primo gesto? È importante, su questa questione, fare una richiesta specifica o lasciare libere le persone di iniziare da un gesto casuale?
Scoperte:
- La ripetizione costante e continua nel tempo mi ha portato in uno stato di trans tale per cui ho perso totalmente la coscienza del tempo e dello spazio, ma soprattutto del corpo. Infatti ho dovuto aprire gli occhi per riprendere consapevolezza perché non sapevo più se il mio corpo si stesse muovendo e come.
- Il lavoro apre a miliardi di possibilità: è importante fare ordine, chiarezza, a specificare e a ridurre perché se no è tutto troppo vago e si crea confusione e nel proprio lavoro coreografico e nella propria pratica.
- Pratica sul Corpo come acqua e nell’acqua di Giovanni: immersione del corpo all’interno di un acquario. Lavoro di progressione percettiva e immaginativa: siamo dentro un acquario e l’acqua cade dall’alto e progressivamente lo spazio di riempie di acqua e pian piano (partendo dai piedi per giungere alle caviglie, alle ginocchia, al bacino, etc.) il corpo viene completamente sommerso.
Parole chiave: acqua, acquario, vetro, immersione, sommersione, riempimento, svuotamento, pressione.
Osservazioni:
- Immaginario molto specifico e dettagliato che però in alcuni punti lasciava aperta l’interpretazione e la vaghezza.
- Quanto le immagini e la narrazione fanno entrare o fanno uscire un corpo?
- Pratica Permafrost di Elena: partire da un punto della stanza, vicino ad un muro, ad occhi chiusi, e giungere al punto opposto. Durante tragitto, Elena ha sollecitato la nostra immaginazione menzionando 5 date (1991, 1998, 2001, 2010, 2018) che ci aveva già annunciato il giorno precedente e a cui ci aveva chiesto di trovare 5 parole per ciascun anno (potevano riferirsi a eventi esterni o a proprie vicende personali). Durante la pratica, Elena ha aggiunto un anno in più come sorpresa.
Parole chiave: tempo, ricordi, memoria, strategie di coping, scansione del tempo, elemento a sorpresa, destabilizzazione.
Osservazioni:
- L’elemento di novità e sorpresa permette di far uscire il corpo dalle aspettative e trovare delle strategie immediate di adattamento per non entrare in uno stato di confusione e destabilizzazione.
- I task impossibili aiutano il corpo ad uscire da sé e mettere in atto strategie di coping e di adattamento diverse da quelle prospettate o messe in atto di solito.
- Pratica del Deserto di Giacomo: pratica “narrativa” che conduce il gruppo da un concetto di unisono ad uno di singolarità ed eterogeneità attraverso una storia narrata che aveva come immagini principali il deserto, i granelli di sabbia e il vento.
Parole chiave: deserto, sabbia, granelli, vento, narrazione, performance vs pratica, unisono.
Osservazioni:
- Percezione di una pratica che conduce più ad una performance piuttosto che ad un’esperienza di ricerca del corpo e della qualità del corpo.
- Se si vuole lavorare sull’uso delle immagini è importante innanzitutto capire l’obiettivo a cui si vuole tendere, dove si vuole portare il corpo e cosa si vuole produrre nel corpo. Sulla base di queste considerazioni, è necessario e fondamentale definire bene le immagini che si vogliono dare e quale immaginario si vuole produrre nel mover.
- Decidere se lavorare sull’immaginazione oppure se lavorare su un’immagine.
- Pratica sull’Inorganicità del corpo di Matteo De Blasio: lavoro sul cambio di prospettiva: da un corpo organico ad un corpo inorganico. Uso del corpo agendo con azioni che sono umane, ma che normalmente e per convenzioni sociali difficilmente si fanno: grattare, mordere, lanciare, picchiare, accarezzare, sollevare, pizzicare, stringere, annusare, strizzare, agitare, suonare, strofinare, soppesare, leccare, succhiare, graffiare, rompere, etc. Questo ha portato a parlare di difficoltà di usare e toccare alcune parti del corpo, ossia quelle corrispondenti alle parti erogene. Questo ha condotto la discussione sulla sessualità e sulla possibilità di delocalizzare ed espandere in tutto il corpo le zone erogene per provocare piacere.
Parole chiave: organicità vs inorganicità, zone erogene, sessualità, plasticità (sociale, coreografica e sessuale), vibrazione, agency.
Osservazioni:
- Dare a se stessi la possibilità di sentirsi liberi, di uscire dagli schemi per potersi dare l’opportunità di usare il corpo in un modo non convenzionale, non usuale e non “sociale”.
- Un corpo nuovo, anti-convenzionale, libero, connesso, nell’agency.
Scoperte:
- Uscire dalle proprie regole, dalla proprie concezioni sociali trasmesse attraverso l’educazione, dalle proprie idee di corpo, di materia e di organicità-inorganicità e potersi liberare da ciò per usare il corpo proprio e quello dell’altro con lenti e prospettive che vanno oltre a sé.
- Uso del proprio corpo per agire su un oggetto vs uso dell’ oggetto per provocare una reazione nel proprio corpo.


