_ nel processo creativo, sembra che ci sia un binomio chiaro tra individualità autoriale e collettività autoriale, che tra l’altro assume un nome individuale, dove gli individui si pongono in rapporto di assoluta uguaglianza e intercambiabilità. Invece i rapporti sono asimmetrici, i dialoghi esistono a partire da differenze.

 

_ binomio autore/danzatore, come facciamo a smantellarlo davvero. Siamo corpi pensanti, come lo rivendichiamo nella pratica e nella teoria?

 

_ tra autori si instaura una dinamica per cui sembra che quello che si dà si stia perdendo…

 

_ la creazione è sulla soglia di: stiamo pensando queste cose insieme, le sto scrivendo io ma le sto dicendo a te, che ne facciamo? Cos’è mio e cos’è tuo? Cosa significa dire che è “nostro”? Non penso che qualcosa possa “appartenermi”? Quando esprimo qualcosa, mi sento che sta uscendo da me e poi, anche volendo, non posso riprendermela… è uscita! Fondamentale il momento in cui “perdo” i pezzi, “scivolo” da una cosa all’altra e non so fare la “sintesi” di ciò che è avvenuto. Restano tracce, sensazioni, odori, temperature che cambiano, tocco che varia continuamente, tocco con lo sguardo con le mani con tutto il corpo. Cos’è tutto il corpo.

 

_ che sistema è un sistema che pensa l’arte in maniera proprietaria?

 

_ se non perdi qualcosa, non posso fare spazio

 

_ creare spazio nel corpo, che significa? Significa distanziare delle cose? Penso a creare spazio nelle articolazioni. O mettere in comunicazione delle cose? Se pensi fisicamente, ho una stanza con dei mobili. Fare spazio è spostare i mobili in un’altra stanza e vedere lo spazio nudo. O disporre i mobili diversamente, metterli diversamente in relazione. O vedere con questa disposizione come la mia attenzione può variare, cioè significa lavorare con spazi che ci sono già, creare percorsi quando li si attraversi. Lo spazio si costruisce quando metti in relazione due corpi, non esiste prima. Fare spazio ha forse ha che fare con la connessione. Che poi risuona a livello sensoriale. Creo spazio quando sento spazio. E la questione di perdere qualcosa, forse non è associato a fare spazio. Forse non devo svuotare questa stanza per fare spazio. Fare spazio forse non è una questione interna, ma di come mi pongo in relazione all’ambiente, agli altri corpi che lo abitano. “Crea spazio” non è un ordine, non può essere un’indicazione per un corpo isolato, solo, completamente autonomo, artificialmente ritagliato dall’ambiente. Il mio spazio non posso essere io, non esiste lo spazio se ci sono solo io.

 

_ cosa vuol dire preparare un corpo? Differenza tra training e pratica? I corpi sono intelligenti, possono stare in un training e farne una pratica e viceversa. Training e pratica stanno nell’intenzione di chi conduce ma anche nell’intenzione di chi è guidato.

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