Una danza sottile, fatta di assenze e presenze.

C’è una pace serena qui. Un dolce abbandono.

Tutto è sospeso, indefinito, eppure carico di possibilità.

Non c’è urgenza, solo silenzio. Solo attesa.

Trovo una bellezza nascosta nel distacco dalla realtà. Osservare qualcosa senza toccarlo, lasciare che le cose semplicemente esistano, per conto loro.
Sento il mio corpo confondersi con lo spazio che lo avvolge. Stare nel mezzo. Non appartengo a niente e a nessuno se non a questo momento, a questo istante che si allunga e si dilata nel qui ed ora.

I pezzi che rimangono sono i pezzi del mio corpo. Visibili ma assenti.

Forse è proprio in questo “tra” che risiede tutta la nostra verità. Il diritto ad essere mutevoli, a vagare con la testa tra le nuvole e i piedi appena ancorati a terra.

Voglio sottrarmi alla logica del tutto e subito, del vuoto da colmare, delle attese da velocizzare.

Voglio stare nel mezzo, non voglio stare sul pezzo.

Voglio stare in quel punto in cui apparentemente nulla accade, eppure, silenziosamente, tutto cambia.

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