nella cornice di B.Motion Danza, all’interno di Operaestate Festival, è stato presentato un manuale digitale nato dal progetto “Soft Skills in dance – a guidebook to enhance your practice” sostenuto, tra gli altri partner, dall’Unione Europea.
mi domando:
cosa implica parlare di soft skills in riferimento alla danza?
in che modo queste ‘abilità morbide’ interagiscono con ‘la danza’, spostandola ed essendone a sua volta spostate?
per certo, si delineano nuove mappature che, riconnettendo la danza al mercato della cultura e il mercato della cultura al mercato del lavoro, fanno riflettere sull’uso di alcune parole.
per esempio: ‘flessibilità’, parola costruita in contrapposizione alle vecchie strutture rigide polverose pesanti che hanno segnato il secolo scorso.
cosa significa essere ‘flessibili’ nel mondo del lavoro? chi lo richiede a chi? perché è fondamentale oggi?
e, di conseguenza, cosa significa che la danza allena soft skills quali la flessibilità e l’adattabilità, la resilienza, la pazienza, l’empatia, la negoziazione, l’autovalutazione, l’autodisciplina etc…?
cosa ne è di queste parole se usate in riferimento alla pratica e alla teoria della danza?
qual è il processo sotteso all’apparizione e all’utilizzo di queste parole nell’ambito della danza?
è la danza che ha bisogno di queste parole nuove per diventare più contemporanea più utile più rispettabile all’interno della società o sono queste parole che hanno bisogno di attaccarsi alla danza per incarnarsi per riumanizzarsi per redimersi?
ma, più in profondità: dove si radica la pratica e il bisogno di dire con parole nuove?
o di portare le parole da un ambito ad un altro, di traslarle di stratificarle di riattivarle?
Monique Wittig e Sande Zeig in “Appunti per un dizionario delle amanti” aprono uno spiraglio:
MOT / PAROLA
A causa di tutti i cambiamenti di senso, slittamenti di senso, perdite di senso che le parole tendono a subire, arriva un momento in cui esse non agiscono più sulla o sulle realtà. È necessario allora riattivarle. Non è un’operazione semplice e può compiersi secondo diverse modalità. La più diffusa è quella praticata dalle cantastorie. Le cantastorie si spostano continuamente. Esse raccontano di luogo in luogo anche delle metamorfosi delle parole. Esse stesse cambiano le versioni di queste metamorfosi, non per rendere le cose più confuse ma perché hanno tenuto conto di tali cambiamenti. Questi hanno come conseguenza quella di evitare la fissità di senso delle parole. Vi è, inoltre, il tributo che le amanti pagano alle parole. Esse fanno delle assemblee dove leggono tutte insieme dei dizionari e si mettono d’accordo sulle parole che non vogliono che siano tramandate. Poi decidono, a seconda dei gruppi, delle comunità, delle isole, dei continenti, il tributo adeguato in base alla parola e lo pagano personalmente (o non lo pagano). Coloro che lo fanno lo chiamano scherzando “scrivere la vita con il proprio sangue”, che è, secondo loro, il minimo.
