25/28 OTTOBRE

In questa pagina cercherò di mettere assieme alcune considerazioni sulla sessione di studio che Marco D’Agostin e Davide Valrosso hanno condotto ad ottobre.

Includerò anche delle liste di parole e domande che per me sono state significative ed evocative. Liste di parole da portare con me, intese come “ancore” a cui aggrapparsi per non dimenticare le cose scoperte fatte.

MARCO D’AGOSTIN:

Pratica all’alba:  
La pratica consisteva in una camminata di gruppo all’alba, in silenzio. Tramite il timer di un telefono una persona alla volta si calava nel ruolo del leader potendo guidare il gruppo attraverso la città che si risvegliava per 16 minuti. Allo scadere del tempo il ruolo passava ad un’altra persona.
Focus sotteso della pratica era quello scatenare una riflessione sul proprio modo di condurre i 16 minuti da leader.
Che scelte si sono prese?
Come si è modificato il tempo, lo spazio e la dinamica del gruppo?
Su che cosa si è focalizzata la nostra attenzione durate la camminata?
Lista di parole che voglio portare con me:
vuoti e pieni
preferenza dello sguardo
ritratto caratteriale
variazione di atmosfera
come si può tradurre la spontaneità?
calma necessaria alla pienezza
logica sottesa
mi piacciono i sensi inutili
l’ombra è la proiezione della tua noia
la cura e il dettaglio sono il lavoro
usufrutto
quando sogno riesco a leggere?
sono 16 minuti, non 15
cosa c’è nel momento prima della scelta?

Feedback Liz Lerman:  
Marco ci ha esposto i vari passaggi del metodo di feedback (utilizzato principalmente per spettacoli o workinprogress) ideato da Liz Lerman, Critical Response Process, delineando prima di tutto i tre ruoli principali di tutto il processo:
A) Maker/Artist
B)Responder
C)Facilitator

Riporto brevemente le fasi del metodo:
1) Statements of meaning: B comunica ad A un aspetto dello spettacolo che per lei/lui è stato significativo, evocativo o interessante
2)Artist as questioner: A può chiedere a B delle domande sul suo lavoro
3)Neutral questions: B può porre ad A delle domande neutre. Per neutre si intende che non contengono giudizi o commenti
4)Opinion time: B può condividere le sue opinioni su specifiche questioni chiedendo prima ad A se per lui/lei è un argomento rilevante

 

Pratica in urbana: il duomo
Ho visto questa pratica un po’ come il secondo capitolo della camminata all’alba. Per metterla in atto ci siamo spostati in piazza Duomo. La pratica era costruita per terzetti. Nel mio gruppo c’erano Giorgia e Lorenzo M.  Anche qui erano stabiliti tre ruoli:
1) Con il supporto del timer del telefono doveva camminare per 20 minuti tra la folla, avendo l’accortezza di orientare la sua colonna vertebrale nella stessa direzione di quella di un passante
2) Seguiva 1 a distanza, senza farsi notare, scrivendo in un quaderno qualche parola che potesse descrivere il rapporto invisibile che si creava tra 1 e il passante
3) Aveva lo stesso task di 2 ma facendo zoom out e considerando il rapporto tra il passante e 1, 1 e 2 e quello che si andava a creare con l’ambiente
La pratica si concludeva quando tutti e tre avevano ricoperto tutti e tre i ruoli.
Lista di parole che voglio portare con me:
il potere della verticalità
la paura di perdere
la gioia di perdere
l’occipite di uno spaesato si muove di più
il simile segue il simile
le inclinazioni delle persone sono difficili da cogliere (impossibili da imitare)
l’Attesa dondola
mettere un anomalia reale dentro un sistema
tentativi di essere quotidianamente insensati

 

Pratica di durata: la collettività è composta da…
La pratica consisteva nello stabilire un principio di movimento comune a tutti i membri del gruppo (in questo caso era lo sguardo che si dirigeva prima a da un lato e poi dall’altro, facendo ruotare la test).
Il mio gruppo era composto da Lorenzo M., Giacomo ed io, tutti disposti in riga.
Una volta stabilito il movimento lo si osservava, nella ripetizione, sincronizzandosi con il resto del gruppo, creando un sistema. Nel tempo il sistema si modificava naturalmente, portando l’intero gruppo a modificarsi insieme ad esso.
Dopo un tot di tempo ci è stato chiesto prima di introdurre una piccola anomalia nel sistema e poi si far crescere questa anomalia, rivelando le nostre single individualità di movimento, dando voce ai nostri desideri.
Tutto ciò avendo l’accortezza di non far morire completamente il sistema di movimento.
Nell’ultima fase la pratica ci ha portate a dar sempre più spazio alle nostre individualità fino ad arrivare allo smantellamento del sistema, rivelando un ambiente molto più eterogeneo.
Lista di parole che voglio portare con me:
spirale
telepatia
soubrette
la voce?
esibizionismo
la censura del desiderio
disco

 

Pratica della mira:
Anche nell’ultima pratica di Marco si delineavano due ruoli:
A) Performer/tiratori
B)Spettatore/Bersaglio
A instaurava una relazione con B attraverso lo sguardo, il suo strumento di “mira”. Il performer stava, nel tentativo di tendere il più possibile la relazione visiva con B, rendendola percepibile e incamerando allo stesso tempo tutte le sensazioni per poi “sparare”, lanciando il corpo in un movimento che da 0% andava al 100%.
Lista di parole che voglio portare con me:
ricaricare la spinta
gli attacchi non sono rampe
come posso rinnovare la spinta anche lontano dalla veridicità dello stimolo primo?

 

 

DAVIDE VALROSSO:
Il feedback ideale:
Dopo aver introdotto la questione delle diverse modalità di dare feedback, Davide ci ha proposto di lavorare su quello che, per noi come gruppo, potrebbe essere la modalità ideale per dare/ricevere feedback.

Riporto la bozza del nostro metodo di feedback:
1)Brainstorming: collezionare parole sul lavoro senza un preciso ordine con l’intento di aprire possibili immaginari
2)Porre allo spettatore la domanda “Qual’è secondo te il nucleo di ciò che hai visto?”4
3)Aprire diverse prospettive attraverso il completamento della formula “in qualità di… ti consiglio di considerare…”
4)Opinioni
5)Chiedere allo spettatore di scrivere tre parole sul lavoro da lasciare all’artista

 

Esercizio compositivo: relazione con l’architettura
Davide ci ha proposto di prendere in considerazione la relazione tra corpo e architettura come fulcro dell’esercizio compositivo. Ognuno ha declinato a suo modo tale proposta.
Lista di parole che voglio portare con me:
linee di forza
mi trucco o mi strucco?
abitare luoghi che non sono ancora stati abitati
la città invisibile
gli angoli vanno per la maggiore
come si incorpora un’architettura stanca?
come possono coesistere due approcci diversi allo spazio?
qual’è il ritmo della costruzione di una casa?
qual’è la differenza tra abitare uno spazio e arredarlo?
e se alla fine rimanesse una traccia?

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