11/03-21/03 Sessione con Marco D’Agostin, Franca Ferrari e Pablo Esbert Lillenfeld
“Il dialogo dovrebbe essere semplicemente un suono fra gli altri, solo qualcosa che esce dalla bocca delle persone, i cui occhi raccontano la storia per mezzo di espressioni visive.”
Alfred Hitchcock
Marco D’Agostin:
Le giornate cominciano con la visione di un video del lavoro performativo di un artista, per ampliare l’idea di performance e coreografia…molti di questi trattavano la voce e il suono come elementi principali:
- Alma Sodenberg – “Cosas” : suoni che agitano e muovono lo spazio con una diretta connessione tra gesto – suono – ambiente; canzoni interrotte, trasformate, che si perdono, si sovrappongono…flamenco, grandi tensioni, climax alternati armoniosamente a vuoti e grandi silenzi; gesti verbalmente segnati; interruzioni, ripetizioni, salti verbali…il ritmo, il suono, la vibrazione mi permettono di viaggiare nello spazio -> Il suono trasforma il corpo e lo spazio, grazie al gesto il suono può condensarsi in immagine e diventare corpo.
- Johnathan Burrows & Matteo Fargion – “Cows Piece” : spartito in quanto guida ritmica e musicale; due spartiti diversi, autonomi, ma che coesistono e si relazionano; uscire da un processo mentale e scoprire per associazioni libere e ludiche; i cambi dello stato psicofisico del corpo non sono ostacoli, ma altri mondi da esplorare; lasciar che una corda nostra interiore vibri (corde scomode…emotive); isolare il principio e non riconoscerne la forma.
- William Forsythe – “Legitimo Rezo”
- Marina Abramovic’ – “Freeing the voice” [the body, the voice, the memory]
- Roberto Castello – “Carne Trita”
Warming up vocale e Pratica Heaven:
Pratica di ripetizioni di una cellula melodica, in questo caso un estratto da Cheek to Cheek (1935, Irving Berlin per Fred Astaire/Ginger Rogers – Top Hat). Attraverso la ripetizione esploro e appunto dove viaggia il suono dentro di me, poi nello spazio (fuori da me).
Osservazioni:
- direzione, andamento, matericità, intensità, azione/intenzione del suono
- liberarsi dalle regole della pratica, mantenendo uno stato di osservazione (la pratica è composta da due elementi: quello più scientifico dell’appuntare e quello di manifestare il suono nel corpo, che è un’opera di immaginazione e gioco)
- ascoltare e giocare maggiormente con il suono, non si tratta solo di ripetere una melodia
“I suoni che erano precedentemente incomprensibili alla nostra anima, ora si trasformano nella lingua espressiva della natura.”
Rudolf Steiner
Pratica Disentegration Loop:
Pratica composta da una fase di nascita ed una fase di disintegrazione. Si aggiunge adesso un piano emotivo/un filtro.
Un corpo immobile, zitto, antico, relitto…un fossile che emerge lentamente dalla sabbia di un antico deserto, così nasce il loop sonoro che si sviluppa attraverso il viaggio all’interno del corpo e nello spazio. Arrivato all’apice lentamente si spegne e sprofonda a sparire nella sabbia. -> relitto, antico, distruzione, archivio, informazioni, principi, deserto (in quanto bacino che raccoglie tutte le polveri del mondo)
Osservazioni:
- Importante gestire il quantitativo d’aria/di repsiro per abbinare movimento e voce
- Dov’è l’aria? Che strade apre?
- Il corpo, il gesto può sgonfiare o lo può fare solo la spinta nella pancia (diaframma)?
- Come arrivo con il suono/respiro alle braccia?
- Il suono come e quanto può giocare?
- Quanto è libero il suono rispetto al corpo? e viceversa?
- Il suono ha origine come seme di luce in profondità nel torace…nella colonna?
- L’inizio della pratica ha bisogno di un tempo lungo
- Diverse modalità di suono (lirica, epica, parlato, rock, jazz…)
Pratica Temporale:
Un corridoio diviso in tre aree:
- Presente (il qui ed ora)
- Passato (ieri, il mese scorso, un anno fa…)
- Passato remoto (prima ancora di noi?)
Si sceglie un blocco melodico da poter ripetere in loop, con la possibilità di apportare variazioni. Il copro in quanto estensione dell’intenzione e del suono vocale (lo strumento che manifesta e sostiene). Mettere alla prova la propria relazione tra corpo e voce, gesto e suono. Si comincia dal presente
Osservazioni:
- Non solo frontali: il limete del corridoio è dello spazio percorribile non della direzione
- Prendersi un momento di sperimentazione e ricerca, senza considerare un pubblico
- Sempre affacciati alla nascita di un nuovo suono -> non fare un suono ma ascoltarlo nascere e permetterglielo
Pratica One Word/Sound One Movement:
Ad ogni piega del corpo corrisponde un suono e viceversa. Il corpo come un origami sonoro e lo spazio come origami generatosi di conseguenza al movimento del corpo. Voce come impulso del corpo: la qualità, l’intensità e la durata del suono sono caratterizzati dal corpo.
Osservazioni:
- Liberarsi dal significato delle parole e la loro magnetica forza narratrice, la parola è suono e può essere libera da una narrazione
- Isolare le pieghe e i movimenti
- Nutrirsi del fare dell’altro
- Giocare con i suoni delle palore (consonanti, vocali, toni, accenti, associazioni, durate, ripetizioni, trancature, pause, puntati, doppie e raddoppie, risuonatori…il piccolo dettaglio e la vasta durata)
- Provare a sfalzare corpo e voce (fuori sincrono)
- “Aver bisogno di un paesaggio intorno a sé.”
Pratica del corpo depositato:
Una voce esterna racconta. Abbandonati a terra con gli occhi chiusi. Ricordiamo sentimenti e pensieri passati, pensiamo a una precisa parola che continuiamo a ripetere fino a farla segretolare
“Una parola, distruggerla, una persona distante ci osserva, le doniamo parti del nostro corpo…immagini. La guardiamo e continuiamo questa danza solo per quella persona finchè anche lei non comincia a danzare. Ritorna la parola, con il corpo la diciamo all’altra persona, con la voce, ma l’altro si ferma e lentamente si allontana…gridiamo quella parola ma l’altro scompare. Continiamo la danza, ormai disperata, finchè non termina.”
Osservazioni:
- Pube, perineo, sacro – coccige: traiettorie temperate (caldo/freddo) che partono da punti specifici interni e da cui il corpo si snoda (pulsione), colonna che irradia
- Cosa vuol dire disintegrare/sgretolare una parola? Snocciolarne le associazioni, smembrarne i suoni e i colori? Farla viaggiare dentro di noi e sputarla fuori pezzo per pezzo? Cosa produce nel corpo?
- Come far entrare la voce in profondità?
- Come capire chi è quella persona, è una sola o molte? -> quanto controlliamo il nostro fuggire da noi?
- Come un hummus vivo che ad ogni movimento ci macchia e sprofonda.
- Togliersi dalla responsabilità della pratica
- Vedere quello che voglio vedere/vedere quello che vedo/ vedere quello che ho bisogno di vedere
- Come da fuori entro nel processo? Chi guida la pratica è parte attiva del processo ma come, come attivare anche un processo su di te?
- La deresponsabilizzazione è anche in rispetto al tempo, quindi affidarsi ai tempi di chi è fuori e guida
“Il silenzio non è uno stato di quiete, ma una tensione, quella di un gorgo in cui i suoni si avvitano attratti verso il fondo.”
Erri De Luca
Triangol + voce:
Osservazioni:
- Trovarsi lì, con un suono tra le corde
- Lo svuotarsi dello spazio apre la percezione e il passaggio di informazioni/stimoli
- Il pensiero come immagini, prive di suoni o parole
- Infossamento, overload, apnea
- Se c’è sonnolenza sei fuori dalla pratica
- Diventare lo specchio, riverberare dentro di sé lo stesso paesaggio in cui siamo immersi -> mossi da dentro, da quello che da fuori ci entra dentro (“non dire ma esser detti”)
- Distrarti da te o sospenderti di tanto in tanto per permetterti di assistere a cosa accade -> una pratica sul provare a scardinare se stessi
- Immagini di collegamenti tra tutti gli elementi -> uno spazio riempito, attraversato da tracce, traittorie, ricami…
- Non una pratica di meditazione ma di iper-attenzione (come funziona la nostra mente quando è in scena?)
- La voce può sorgere dagli altri
- C’è una corrispondenza tra eccentricità e concentricità: scavar fuori vuol dire scavar dentro
Scoperte:
Uno spazio invaso da tracce. Occipite – palato – fronte_pube – perineo – sacro/coccige…in dialogo con lo sterno. I sensi si nutrono del paesaggio che il corpo abita, lo stomaco con la mente rielaborano e la colonna irradia a quel paesaggio dagli arti. Tutto è mosso da suoni, da vibrazioni. Un suono vibra nell’ambiente e intimo dentro la mia colonna. Il corpo risuona lo spazio. Ogni suono rimane traccia depositata che si somma allo spazio, contribuendo al sorgere/ascendere dell’architettura invisibile del mondo della persona che ha emesso il suono (persona, animale, pianta, minerale, oggetto).
-> tracciare – disegnare – costruire – architettare – trasmettere | ogni cellula del corpo vuole agire indipendentemente (desiderio), lo sguardo è un arto del corpo
-> corpo in quanto elemento catalizzatore di forze capace di ritrasmettere e direzionare
-> il respiro è luogo d’origne del suono e del movimento: scavando nel sacro si irradia alla colonna fino alle scapole e al palato…tutto il corpo è spazio nello spazio
-> come fare ad accordare dei corpi? Come depositiamo tracce nello spazio, quanta consapevolezza abbiamo di questo? Come fare a trasmettere fuori da te, così puro come lo percepiamo, un qualcosa che è dentro di te in profondità?
“Io so solo quello che faccio oggi.”
Franca Ferrari:
Conversazioni (verbali e fisiche) sulla danza e la coreografia: pensieri, parole e altro
- “Il cammino è alla base della danza perchè sono sempre tra una cosa e l’altra.”
- Ampliare il concetto di relazione non solo all’altro, alla persona, ma a tutto ciò che è esterno a te: il tempo climatico, il paesaggio, l’oggetto…
- Possiamo essere reattivi e vivi a qualsiasi cosa
- “Vi darà, non vi darà, senza giudizio…lasciate accadere e poi decidete.”
- Conoscere cosa la gente vuole vedere prima di farsi vedere -> dipende da chi guarda o da chi si mostra?
- Performance in uno spazio pubblico: ostacolare il normale passaggio, imporre la visione, far incontrare, invitare o sorprendere?
- “L’attenzione non è mai su tutto, è sempre su i singoli elementi, poi le fasi diventano talmente accelerate da trasmettere quell’impressione.”
- “In un particolare c’è sempre il tutto, ma nel tutto si perdono i particolari.”
- “Il corpo non è!” -> non è possibile definire un corpo vivo per certo, poichè sono tanti gli stati che si attraversano in un solo giorno (diverse densità del corpo)
- Concetto del togliersi, dello scremamento: andare verso un essenziale e togliere tutto ciò che non è funzionale -> creare spazio e non occuparne
- Non c’è un risultato fisso da trovare o da raggiungere
- La transizione da un movimento ad un altro è come un respiro, la punteggiatura, un pensiero
Accessibile: impagnarsi a farsi comprendere
Fruibile: considerare come ci si presenta e quindi a come far entrare il pubblico nel proprio processo, oppure anche solo far vivere un’esperienza
Accessabilità compito dello spettatore e del distrubutore, fruibilità compito dell’artista/autore
Performance: compiere, eseguire, dare forma (unione delle arti?)
Danza: da tanz=denso. Sequenza caratteristica di movimenti, in genere ritmici, che costituisce la risposta di un animale ad un determinato stimolo e ha per lo più funzioni comunicative, come nel caso del corteggiamento in certe specie di uccelli o nello scambio di informazioni tra le api.
Osservazioni:
Musica: una canzone nella memoria, una canzone presente, una musica intima e personale, una musica specifica (di un luogo preciso)?
- Dove la musica si poggia nel mio corpo, dove si posa nello spazio?
- Dove questi punti si incontrano creando una traccia? Questi punti sono consequenziali, legati l’uno all’altro o autonomi e privi di una struttura fissa e impositiva?
- Da dove può uscire un suono, solo dalla bocca?
- È possibile ricavare una musica, una melodia, dalla relazione tra di me ed uno spazio che abito?
- Rarefazione in quanto intreccio di vibrazioni/tracce (saturazione)
“L’arte è inutile nella misura in cui vanno definite inutili le esigenze fantastiche dello spirito.”
O. Schlemmer
Incontro e scambio con il compositore e coreografo Pablo Esbert Lillenfeld:
Attraverso la visione di video di perfomance, l’analisi delle differenze tra elettronico – elettrico – analogico, la campionatura di suoni elettronici e la jam.
Pratica compositiva sonora:
Immaginare una musica osservando una coreografia muta e descriverla a parole
-> una musica graffiata, un ronzio, suoni che si tirano, un groviglio di note poi l’intervento di un’atmosfera pop, più melodica, con un crescendo fino ad un climax, lenta discesa fino a trovare la pace.
-> tentativo di registrazione audio (un appunto sonoro) [The inner speaker – immaginazione sonora]
“Svuotare il più possibile il tutto, ogni tanto ripartire da nessun suono.”
Cinque possibilità base di relazione tra danza e suono:
- Musica già esistente e campionata
- Musica già esistente e suonata dal vivo con danza creata su di essa
- Musica composta dalla visione o insieme al processo della coreografia e campionata o suonata dal vivo
- Musica improvvisata dal vivo o composta su una danza improvvisata
- Danza improvvisata su musica già esistente
-> Importante è la drammaturgia della scena, la musica è componente della drammaturgia quanto la danza. Non è l’originalità di una musica che ne determina la funzionalità e il successo. Di cosa ha bisogno questo lavoro?
“Non credo che esista una differenza tra immagine e suono”
-> Che ruolo ha in scena la musica? non solo se chi la produce è in scena
Pensare quel’è la relazione con il suono in ogni pezzo, considerare il peso relativo di quello che si vedrà e che si sentirà.
Nella musica elettronica la relazione tra gesto e suono è molto astratta, poichè il suono non è prodotto dalla strumento ma riprodotta -> c’è tutto un processo di decodificazione tra gli 01001011000101111000101….e noi (codice binario e i corpi, le persone)
Nella musica elettronica esistono tante tipologie di interfaccia (intermediari tra il suono digitale e il musicista) -> la musica elettronica è mediata, come il cinema.
Conoscere il cuore del lavoro, il suo seme, perchè sarà lo stesso della musica…e viceversa -> “Attraversare quell’universo per poter aggiungere una musica che porti un valore i più al complesso…stai disegnando il suono di tutto quello che c’è (silenzi, rumori, suono, voci…). Stai componendo la materia invisibile in cui il lavoro ci immerge.“
Descrivere il proprio universo, come ci si è arrivatim perchè e quali immagini si creano. La condivisione di mondi ideali, non è necessario il linguaggio tecnico della musica, conoscere i mondi delle persone con cui si lavora, condividere [sharing principle] -> questo crea spazio per entrambi
Considerare la partitura fisica e vocale dei performer come tracce/frequenze.
“E’ la notte la vera musica che sento: rane, grilli, i suoni della natura. La musica è il canto della terra.”
Bob Marley


