11/02-21/02 Sessione con Marco D’Agostin, Gianluca Cheli e Daniele Ninarello

 

“Structure without life is dead, but life without structure is unseen.”

J. Cage

Marco D’Agostin:

Pratica: esperire, strutturare, dispositivo, percezione, serie di regole, diversi linguaggi, a seconda di quale è il fine

Scrittura: composizione, fissare momenti, dare un senso/un significato, riattraversare il processo, riproducibile, fase successiva alla ricerca, struttura, non per forza di movimenti

– Quali sono i principi che agiscono in me quando scrivo?

“Pure life express it selves within structure” J. Cage -> Jerom Bell: struttura = dispositivo

Pratica del Tocco:

pratica a coppie, il primo steso al suolo viene toccato dal secondo. Il compito del secondo è quello di imprimere una connessione energetica che si stratifichi nel corpo dell’altro e lo attivi (un tocco profondo). Il compito del primo è quello di lasciare il corpo libero del suo agire, ovvero ascoltare ogni “parola”/ricordo/piega che il corpo muove in reazione al tocco ricevuto.

Osservazioni:

  • Il respiro/l’aria che attraversa il corpo connette le informazioni da una parte alle altre e viceversa
  • Cosa il dentro vuole dire al fuori?
  • Come il dentro muove il fuori? Perchè?
  • Sapore, gusto, tatto, visione, odore, sensazione…

“La Tenerezza è memoria e incontro di qualcosa di non presente”

 

Pratica del Bonsai:

pratica di scrittura coreografica a partire dalla pratica precedente

Da dove arrivo cosa mi si staglia? (riavvolgimento) Cosa mi serve? (ordine) Arrivare al bonsai (piccola scrittura coreografica)

-> Da dentro a fuori ciò che da fuori arriva dentro:

  1. Lasciare che il corpo si prenda il suo tempo (che sia percepita anche la più misera variazione)
  2. Il respiro e il moto/dinamica interna di connessioni che attiva
  3. Aprire – chiudere/ inspiro-espiro/andata-ritorno (andata-andata -> come nella musica)
  4. Opposizioni e connessioni scheletriche
  5. Da dentro a fuori

Osservazioni: scrittura musciale, ritmo, tempo, sentimento di non riuscire, una chiusura

-> Il corpo paradossale di Jhose Gil (filosofo portoghese)

 

Pratica Outdoor:

pratica in esterna da affrontare da soli. Si divide in quattro fasi:

  1. uscire, camminare e seguire il proprio desiderio di quel presente (40 minuti)
  2. Breve azione fisica da compiere dove ci si trova, con l’obbiettivo di rendersi il più visibili possibile
  3. Diventare invisibili e osservare l’altro…seguirlo e studiarlo (40 minuti)

poi al rientro in sala si ripercorre mentalmente ciò che si è esperito e ci si annotta degli elementi:

“Signora bassetta, tutta bardata, cappottino piumotto che la nasconde, prima mani in tasca, poi pugni stretti frontali, zainetto eastpack, entra in ufficio. Signora capelli ricci, bionda, chiavi in mano destra, ci gioca, in mano sinistra portafogli, prende e rimette in borsa, mette le chiavi in tasca, gioca con il braccialetto, entra in ospedale. Due signori, uno anziano (sull’ottantina), l’altro sulla cinquantina, padre e figlio? fratelli? l’anziano continua a offrire caffè all’altro che rifiuta, si sente un peso tra i due, prendono l’autobus. Coppietta sulla quarantina, lui un po’ stempiato, lei tracagnotta, lui ha in mano sinistra una borsa pesante da fermargli il braccio, lei controlla mappe dal cellulare, si prendono per mano, sono troppo vicino e lui inizia a guardarmi. Altra coppia, giovani, lui continua a guardarla, è felice solo quando la guarda, lui ride e lei si gira, si avvicina, lui prova più volte a toccarla o andarle vicino, non ce la fa, lei sta sulle sue, parlano spagnolo, li perdo dietro un angolo. Un signore sulla sessantina, gambe corte, cappello da cowboy, corre e sale sul tram. Salgo sul tram.”

 

Pratica dei Quattro Campi:

Lo spazio è suddiviso in quattro aree adiacenti, ciascuna di queste aree corrisponde ad un oggetto:

  1. relazione con l’altro
  2. emozioni positive
  3. emozioni negative
  4. percezione di sé

Attraversare liberamente e in gruppo le quattro aree, prestando attenzione a cosa accade dentro di me, cosa più mi attira e cosa più mi è difficile

-> Cosa mi piace? Cosa mi interessa? Lasciar emergere

 

Pratica del Video:

Scelgo due semplici video: uno che mi intristisce, l’altro che mi fa ridere. A partire da uno dei due e dalla sua analisi costruire una breve sequenza coreografica. D qui la pratica diventa a coppie, poichè uno dovrà ricoprire il ruolo di autore/coreografo, mentre l’altro dovrà essere il performer.

Osservazioni: difficoltà di trasmettere all’altro (pensieri, idee, immagini, attenzioni…)

 

Triangle:

Pratica esperienziale che si evolve nel tempo in cui la riprendi. Alla fine della pratica si esegue un feedback collettivo da cui si ricaveranno le istruzioni per la prossima manche, istruzioni che vanno sommate a quelle precedenti. Istruzioni base:

  • Uno spazio, x performer, un pubblico (in quanto terzo polo)
  • Almeno 2 dentro e 1 fuori
  • Si entra e si esce quando si vuole
  • Non deve mai restare lo spazio vuoto per troppo tempo
  • Entrata: frontali al pubblico, in piedi e non fare niente (Stand frontal and do nothing)

Abbiamo realizzato un totale di 5 round, quindi abbiamo potuto ampliare la pratica grazie a 5 feedback. Qui riporto solo il primo

I Feedback:

  1. Anche solo pensare è fare qualcosa
  2. Anche il più piccolo dettaglio diventa gigantesco e magnetico
  3. Ha origine un processo, lo riconosco e lo contemplo attivamente
  4. Il trattenere è un fare più di lasciar accadere
  5. Il corpo che fa/attua produce pensiero che ci rende consapoveli dopo aver agito (a volte ci si ritrova nel grande evento)
  6. Non fare niente implica che qualcos’altro avvenga
  7. Agio e disagio, comodità e scomodità
  8. Dal pubblico arrivano energie di rimbalzo (io non sono chiamato ad ignorare niente)
  9. Io spettatore, quando chi è dentro mi guarda, diventa lui il mio spettatore (anche chi fa il pubblico è componente attiva della pratica)

-> nuove istruzioni:

  • Essere come testimoni della complessa rete di stimoli
  • Non c’è progetto di sviluppo e non c’è piano estetico (da dentro)
  • Poichè il processo abbia visibilità, quindi si manifesti nel corpo, è necessario sospendere l’analisi/osservazione al microscopio
  • Non è una pratica sull’autocensura
  • La responsabilità è condivisa con gli altri

“dedito al desiderio e al non sapere”

Moving Triangle:

Stesse istruzioni che per Triangle ma senza poter mai sostare in un punto dello spazio. L’obiettivo è quello di ritrovare lo stato raggiunto in Tirangle.

I Feedback: face to the audience (per catturare le informazioni); no loop; nel muovermi senza criteri/senza progetto a volte ritrovavo lo stato di Triangle in un gesto casuale che mi riportava la; partire dalla camminata o dagli impulsi come posizione neutra.

Playback Triangle:

Sempre le stesse istruzioni, ma questa volta si considera anche il suono, la musica. Considerare la canzone come altro elemento del triangolo.

Osservazioni: interessate l’elemento dell’imbarazzo; si può cantare?

Scoperte-> all’interno dello stato di Triangle emergono dentro la testa serie di suoni e onomatopee…ascoltare il tappeto sonoro degli impulsi

 

“Sono stordito dal niente che mi circonda”

Giacomo Leopardi

 

Ganluca Cheli:

Piccolo escursus all’interno del panorama Danza in Italia

Analisi tecnica di un bando di produzione

Che cos’è un dossier artistico; di uno spettacolo, di una compagnia o di un artista

Ideazione di un progetto di gruppo

 

Daniele Ninarello:

“Tra il vedere e il sentire”

 

Tessuti connettivi come rete di impulsi: momento/movimento reazionario: come reagisco ad un’azione così d’istinto e senza questionarla?

Che cos’è che mi fa selezionare? -> muoversi, produrre movimento è produrre pensiero, pensare significa costruire e il movimento disegna architetture (architettare)

Allenare il movimento reazionario per essere sempre più vicini a: non sono io che scelgo cosa dire, ma sono detto.

Non si parla di individui ma di soggetti, non si è individuali -> pensiero etico/politico (civico)

Pratica in quanto a strumento personale anatomico di relazione e poi collettivo

 

Pratica di riscaldamento:

Portare la propria attenzione a due ossa del cranio: vomere e sfenoide (la seconda poggia sulla prima; vomere dietro il naso, sfenoide dietro agli occhi)

Osservare come occipite e sfenoide siano sullo stesso piano.

“Tra il vedere e il sentire” -> luogo di mezzo: stato in cui il corpo esiste nella relazione

Steps:

  • Cerchio
  • Respiro (sento l’aria che entra e attiva la percezione)
  • Shaking -> (scapole-clavicole)
  • Spirale (paesaggio)
  • Braccia
  • Spalle
  • Gambe
  • Manipolare (cassa toracica – stomaco/budella – pube)
  • Shaking gamba indietro – ribaltamento – spirale – quattro zampe – zip (concentrazione della parte frontale di mezzo del busto fino alla faccia) e streatching
  • Portare quell’ultimo stato fino ad essere in piedi

Osservazioni: piacere, riflesso, sostenere tramite struttura, lasciare tensioni, segno, gesto, linguaggio, accettare, chiudere, aprire, vivere, vissuto, percepire, istinto, intuire, segnali, impulsi, immagini, paesaggi, temperatura, assecondare, incorporare, evoluzione, relazione

“…sarai sorpreso dallo spazio che si fa luce.”

Pratica compositiva di automimesi:

Viene assegnata una sequenza che funge da matrice, a partire da questa si agisce su di essa per : auto somiglianza, proiezione, ricezione, riflesso e associazione.

Il movimento è un’idea. A partire dall’analisi della geometria frattale (la natura attraverso il caos cerca di riordinarsi; frattale: laa stess forma si ripete infinite volte più piccola all’interno e si sviluppa infinite volte più grande verso l’esterno). Automimesi: la natura si imita per evolversi.

La natura non si può comprendere se non attraverso un linguaggio. Trovare il linguaggio più efficace per dire ciò che si vuole dire.

  1. Parto da una matrice che contiene al suo interno e fuori di sé la stessa forma
  2. Recezione (raccolgo informazioni)
  3. Sviluppo per risonanza: autosomiglianza delle parti, riflesso, associazione -> soggettività percettiva

-> Le nostre moltitudini nascono dal nostro paesaggio

Osservazioni:

  • Presenza contemplativa (contemplo, osservo, sono testimone percettivo e percepito, poichè presente al presente) -> “non c’è una modalità di percepire, ma ciascuno conosce la propria”
  • Siamo esseri sensoriali prima di tutto ed energie e vibrazioni sono fondanti nella percezione e nella relazione -> “allenarmi alla reazione di pensieri nel corpo”
  • Sentire di vedere e sentire di vivere un processo (…il cui sguardo produce a poco a poco un’onda)
  • Smettere di cercare ma iniziare a trovare: non scelgo ma sono scelto
  • Accumulo e lenta progressione -> allenare il tempo della percezione
  • Colonna vertebrale che informa gli arti
  • Viva la banalità, il semplice: poichè la vita si svolge e si compone di semplici fenomeni che nelle loro relazioni complicano la percezione che ne si ha
  • Paesaggio – colonna – arti – pensiero – paesaggio… (Da dentro a fuori ciò che da fuori cade dentro)
  • Occhi – colonna: Il paesaggio entra dagli occhi e cade nella colonna a informare gli arti
  • Il cranio è composto da aree, zone, isole: come una cassa di risonanza elastica/semovente, una camera di amplificazione, un prisma)

-> Trattare il giudizio come un impulso nato dalla pratica (come ricordo/pensiero), quindi come il nostro corpo reagisce a questa voce?

“…per rendere/restituire l’architettura da dove fosse arrivata…”

Pratica del moto reazionario:

Pratica elaborata con Elena Giannotti. La prima reazione che viene dall’impulso generatosi dentro da ciò che vedo fuori di me -> nostalgia dell’unisono

Rinnovarsi nel piacere: senso di complicità e di frustrazione. Collego un punto esterno (paesaggio) ad un punto interno (corpo), mi ritrovo nel luogo di mezzo, nell’invisibile a me più prossimo.

Un continuo derivare. Intercettare la risonanza nostra e del paesaggio che ci circonda. Ciò ci pone nello stato di percepire la risonanza degli altri.

Trovare il seme nella colonna: uguale alla sequenza visibile all’esterno, vi è una matrice infinitamente più piccola invisibile all’interno della colonna

Osservazioni:

  • Difficoltà a mantenere lo stato di visione/percezione a 360°…non far cadere lo sguardo grazie alla spinta dei piedi nei talloni, che raddrizzano il vomere
  • Attivare il tessuto di connesioni e la sua rete per permettere in flusso libero di pensiero e impulsi del corpo
  • Ricordarsi che si è insieme in quel luogo di mezzo
  • È la stessa sensazione di quando fai un discorso preciso: il corpo pensa e parla, i suoi pensieri sono il movimento mentre le parole i gesti
  • Questo porta a mischiare tutte le informazioni -> difficoltà nel selezionare e nel concedersi il tempo della percezione (contemplare: trovare il proprio modo di stare al tempo)
  • Come le sensazioni epidermiche attivano tutto il corpo
  • Fermare il continuo generarsi di opinioni e giudizi riguardo a ciò che vedo, alle informazioni che ricevo
  • Mi muovo perchè sono mosso e sono detto, come a mio volta muovo e parlo/do voce gli altri
  • Cosiderare la pratica come dal corpo arrivo allo spazio e  da li agli altri corpi. Mettere i corpi nella condizione di creare assieme (il piacere)
  • Come arrivano i segnali/informazioni e dove si appoggiano nel corpo
  • La punteggiatura in un discorso è importante -> essere consapevoli di come pronuncio
  • Non aprire per far entrare in me ma espandere per uscire da me
  • Moto reazionario – istintivo, associativo, animale – Corpo Espanso

-> Togliersi dal continuo nominare e affermarsi per far emergere la vita e lo stare assieme…unisono

“Il corpo lascia una traccia che scava nel tempo”

Corpo prismatico:

6 direzioni/pareti: avanti, dietro, sopra, sotto, destra e sinistra ->le pareti su cui il corpo appoggia

“Ciò che vedo lo sento cadere dentro me e produce un riflesso nel mio corpo. Sono vero, sincero, onesto con me stesso quando la mia percezione e il mio agire sono in un connubio di piacere e armonia. Il movimento si basa/poggia su qualcosa di estremamente sottile, difficile da percepire, di sensibile…bisogna avere una grande fede, credere nell’invisibile che si percepisce.” -> “Vi sto chiedendo di aprire dove si crea dentro di voi una ferita e di sanguinare luce.”

 

Sitting:

Come se ci stessimo immergendo in un acqua molto profonda, il nostro mare…osservare e riconoscere tutto…non fare niente…l’intero mondo è in contemplazione

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