diario di bordo 2018-2021

THE BODY WE CARE FOR

By 30 Dicembre 2019Giugno 25th, 2020No Comments

Riassumere un’idea è di per se’ un’ idea strampalata. Riassumere un’ idea e la pratica che ne consegue è uno degli obiettivi che fanno parte di questo progetto e l’ambizione di molti critici e curatori nei talk alla fine di una performance. Riassumere un’idea e una pratica è un ‘idea strampalata ma quanto più necessaria all’artista per poter fare del proprio lavoro non solo un’ “opera” ma anche uno strumento di lettura e di condivisione con gli altri. Riassumere in questo articolo tutte le riflessioni fatte e attualmente in corso sul termine pratica è impresa ardua,non impossibile ma certamente molto ambiziosa considerata le mie conoscenza storica e d’insieme a riguardo. Mi limiterò quindi a sentenziare con grande convinzione e  a voce alta, che per me Riassumere un’idea e la pratica che ne consegue è la responsabilità di ricordare, di fare memoria, di restituire al futuro un pezzo di presente un pezzo di quel presente che è arte. Senza la presunzione di annoverare nella definizione di arte necessariamente quello che faccio io, ma riuscire a tramandare quegli stessi processi, esercizi, dimensioni, ambienti che attivano in me uno stato di creazione; uno strumento di conoscenza rispetto a quello che faccio e come lo faccio. Per poter dare la possibilità ai posteri di rivivere qualora ne abbiano voglia, di studiare o semplicemente prendere atto della ricerca artistica di questi anni.

Vagando un po’ nel vuoto ed essendo passato ancora poco tempo perché io possa analizzare il mio lavoro con lucidità, tenterò qui di raccontare come è nato FUOCO CORRI CON NOI, andato in scena il 29 Novembre al Festival Più che Danza.

Gli elementi principali di questo lavoro sono apparsi in momenti differenti, come spesso accade, senza ordine logico ma secondo l’ordine del tempo. Seguendo la necessità del metabolismo creativo, che ai più è conosciuto per avere andamenti curvilineii -tanto da fare invidia al vecchio Blutornado di Gardaland- lunghi momenti di vuoto e una gran fame.

La prima visione è stata quella di un’ ambiente inondato di luce colorata , quella tonalità tra il color lavanda e il baby pink che ricorda molto gli ambienti di Turrel (vedi Ganzfeld work ) e le migliori albe che ci auguro di vedere nella nostra vita. Assieme all’idea di ambiente, che per me è strettamente legata allo studio della geografia e dell’antropologia, si è sviluppata l’immagine di una persona che riportasse di questo spazio una parte di corpo un lilla cangiante che percorre la pelle dai polpastrelli delle mani all’avambraccio, dai campi profumati della Provenza al colore livido dei cadaveri, quando il calore che è in ognuno di noi lentamente si placa.

Il secondo elemento da cui mi sono mossa è stato il desiderio di rendere sonoro un immaginario della mia memoria personale ed unirlo ad alcune storie di cronaca tra passato medievale e attualità. Per fare della voce uno strumento di unione, un appello cantato per per darsi coraggio,

a chi non ha potuto cantare o chi cantando è stato arso dalle fiamme.

L’opera sta tutta qui,

A fire dances between a desire and the possibilities of reality

Alla ricerca della composizione perfetta dove ogni ingrediente esalta il regrusto dolce e salato dell’altro. Alla ricerca di una corrispondenza tra quello che si fa’ e quello che l’osservatore vede. Alla ricerca di una corrispondenza tra quello che si fa’ e quello che è il proprio sentire sincero. Alla ricerca di una corrispondenza tra quello che si fa’ nel tempo in cui si vive. Così alla ricerca di una proposizione interscambiabile all’infinito.

Dopo giorni di perdizione, nel tentativo di trovare la combinazione perfetta, che rispondesse a tutte queste esigenze. Nel momento di massimo sconforto, oltre al non ci resta che piangere, esiste ed emerge una seconda possibilità; che in quel momento non è seconda è forse la dodicesima possibilità che ti sei concesso in questi ultimi venti giorni e con la stessa paura che tutto possa ancora andare storto, ci provi.

Perché nella banalità sentimentale con il quale può suonare questa frase:

è l’unica cosa che voglio  e posso fare nella vita.

Con questa certezza romantica rinvenuta a me dopo un pomeriggio di pianti e molte criticità.

Decido di appellarmi alla sincerità delle prime intuizione, del less is more e d’improvviso mi sento di nuovo a casa in quello che faccio.

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